Caterina Oddenino si considera un’artista a 360°, non per quello che scrive, o dipinge o propone di se stessa, ma per quello che è: una creativa, unapennanelvento che si lascia trasportare dalle nuvole. Scrive da sempre. Proviene dalla Accademia di Belle arti, pittrice e scrittrice, ha raccolto consensi e riconoscimenti lungo un percorso decisamente variegato. Ha collaborato con gallerie d’arte, associazioni, compagnie teatrali e quant’altro e ha maturato, attraverso la sua eclettica esperienza, uno stile e un’impronta che la contraddistinguono ovunque. Ha formato persone e scoperto talenti. Collabora tutt’ora con associazioni, librerie e compagnie teatrali. Ha camminato abbattendo muri e saltando fili spinati e alternando prati di rose a cardi palustri camminando in tondo nello stagno e in silenzio e in compagnia di se stessa ha attraversato montagne a piedi scalzi e trascinato pietre lisce e dorate, e ornamenti di perle sul capo hanno adombrato la fronte… Ora sa che la sua vocazione è scrivere. Ogni giorno riempie una pagina della sua vita e i suoi pensieri definiscono la via e corrono veloci e si rivede attraverso gli occhi della consapevolezza e si rivela, attraverso il fluttuare degli eventi. La sua ultima creazione è l’associazione salottoletterario che la porta a condividere pensieri ed opinioni sulla falsa riga di un libro a tema in un percorso itinerante in strutture quali associazioni e librerie disponibili ad allargare cultura e comunicazione. Viviamo in un’epoca in cui predomina l’individualità e l’obbiettivo di Caterina Oddenino è di creare comunicazione e condivisione attraverso l’arte e la cultura, i suoi salotti e il suo scrivere.

 

Estate, gli ultimi giorni di scuola

De Amicis ci propone uno spaccato estivo, quando i ragazzi iniziano a vestirsi leggeri e colorati e si mostrano come sono :”Ora tutti lascian vedere quello che portano: dei ventagli fatti con mezza gazzetta, dei bocciuoli di canna, delle freccie da tirare agli uccelli, dell’erba, dei maggiolini che sbucano fuor delle tasche e vanno su pian piano per le giacchette.” ci dice il nostro, raccontandoci la voglia di libertà che emerge e prorompe dalla gestualità e dalla nuova immagine di questi ragazzi che “hanno già il cuore alle vacanze; ogni giorno si esce dalla scuola più impazienti e contenti del giorno innanzi.”

Ormai hanno nel cuore le vacanze e il gioco; attraverso il gioco si raggiungono molti risultati positivi; giocando si migliora l’autostima e si favorisce lo sviluppo armonico del corpo e nasce la complicità tra i ragazzi.

Siamo agli sgoccioli e la scuola sta per finire; si inizia a sentire il caldo, il profumo dell’estate e le aule sembrano fatte apposta per immagazzinare calore e rendere soffocanti le ultime lezioni.

Vengono a scuola con vestiti colorati, leggeri, estivi. Chissà cosa si portano via i ragazzi. Oggi come ieri, si affastellano nelle aule e l’aspettativa ormai è di divertimento, con i telefonini liberi, e tutti gli argomenti possibili sono ammessi.

Sono anche più tranquilli, liberi dalle responsabilità e dalle richieste dei professori. E della scuola. 

Ci ricordiamo che è stato così per tutti?

A quindici anni la vita è lenta e i “grandi” sono lontani e un po’ strani. Crescendo impariamo ad apprezzare il valore del tempo che deve fare il suo lavoro, che si ripete e inganna, ma in fondo è galantuomo.

La malinconia trapela nei sorrisi. La scuola è proprio agli sgoccioli. Moltissimi bambini a settembre torneranno tra le stesse mura, rivedranno i compagni e gli insegnanti di sempre. Per tanti altri, invece, le cose saranno diverse: sono i ragazzini che concludono un ciclo di apprendimento per affrontare quello successivo, più impegnativo e complesso. Si pregusta la gioia dei mesi di libertà a venire, in questi ultimi giorni vissuti a scuola.

Una scuola in cui sono state strette amicizie, in cui si è imparato, giocato, riso, in cui ci si è preparati alla vita.

Terminare un ciclo scolastico non è una circostanza emotivamente facile, perché equivale a un distacco; la fine di un periodo della vita importante. In bambini hanno trascorso molto tempo all’interno della loro aula, hanno frequentato la mensa, il giardino, l’aula tv, la sala giochi, le lezioni. Hanno partecipato a gite e incontri formativi, hanno vissuto esperienze. Hanno seguito programmi e ore di lavoro accanto ai loro insegnanti.

Poesia di Edmondo De Amicis

La maestra

Apri la tua bell’anima innocente,
bimbo, a costei che di tua madre ha il cuore,
e rendile in amore
la luce che ella fa nella tua mente.
Amala tu, per chi le affaticate
veglie ripaga di villano oblio;
ama la, figlio mio,
pei bimbi tristi e per le madri ingrate.
Amala; e allor che dei suoi occhi il raggio
tremola stanco e le s’imbianca il viso,
tu, col più dolce riso
degli azzurri occhi tuoi, falle coraggio