Irene Marchi è nata nel 1970 a Firenze, autrice di poesie (ha esordito nel 2015 con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore). Pubblicazioni Irene Marchi: Fiori, mine e alcune domande Cos'è? Solo una raccolta di poesie. Un punto di vista su quello che è il nostro modo di vivere, oggi. La parola "fiori" potrebbe ingannare, ma non sono poesie che cantano la primavera. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia

C’è un atteggiamento che sempre di più (nella nostra società, almeno) accomuna uomini e donne, giovanissimi e adulti. Si tratta della disinvolta tendenza all’usa e getta, non solo riferita agli oggetti ma anche alle emozioni e alle relazioni interpersonali (e quindi ai sentimenti).

Ce lo fanno notare lo psichiatra Vittorino Andreoli, quando parla dell’uomo di superficie, e il sociologo e filosofo (recentemente scomparso) Zygmunt Bauman quando parla dell’amore liquido, e dell’uomo senza legami (“Der Mann ohne Verwandtschaften” che viene presentato proprio nella prefazione del libro Amore liquido, del 2003).

Vittorino AnfreoliSpiega Andreoli (nell’intervista realizzata in occasione della presentazione del suo libro L’uomo di superficie, del 2012) che l’uomo, oggi più che mai, pone un’attenzione eccessiva a quella che è la propria superficie, non indaga quello che prova interiormente, in profondità né in che modo vive (o potrebbe vivere) i sentimenti, al di là delle emozioni immediate e transitorie: è interessato più che altro a come appare.

Andreoli afferma che la nostra è, appunto, una società di emozioni e non di sentimenti spiegando che le emozioni riguardano i sensi (ecco la superficie di cui parlava), mentre i sentimenti sono più profondi e richiedono anche qualche sforzo per alimentarli e mantenerli vivi.

Troppe emozioni, quindi, e pochi sentimenti?

Tu chiamale se vuoi… emozioni” cantava Battisti (emozionandoci) e provare emozioni in qualche modo ci dà la certezza di essere vivi, le emozioni sono parte integrante di tutti noi come esseri umani, non potremmo mai farne a meno. Esse sono fisiche e istintive, e il loro scopo generale è quello di produrre una risposta specifica a uno stimolo:

le emozioni sono quindi stati mentali e fisiologici transitori e di breve durata.

I sentimenti sono invece associazioni mentali, sono personali e si acquisiscono attraverso le esperienze:

l’emozione viene prima ed è universale e che tipo di sentimento potranno poi diventare determinate emozioni provate varia da persona a persona e da situazione a situazione.

I sentimenti, sono perciò una condizione cognitivo-affettiva, e durano di più rispetto alle emozioni, presentando però una minore intensità rispetto alle emozioni.

Per dirla con Zygmunt Bauman: “Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Il sociologo afferma infatti che nell’epoca contemporanea, in cui la novità e la dimensione provvisoria sembrano prevalere sulla durata delle relazioni, le emozioni non hanno modo di tramutarsi in sentimenti:

l’uomo è combattuto tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un sentimento (amore o amicizia) autentico, di un legame profondo che vada oltre l’entusiasmo iniziale.

Vivendo in una società dai continui e rapidi cambiamenti, in una società liquida, come l’ha definita appunto Bauman (nelle sue opere Modernità liquida, del 2000, Amore Liquido, del 2003, Vita liquida, del 2005), anche noi siamo sollecitati da continue e nuove richieste di comportamento, anche prima che le nostre azioni si possano tradurre in abitudini durature.

In questa situazione anche i rapporti tra gli individui sono diventati liquidi: sono, appunto, labili, effimeri, meno solidi. Ormai più che di relazioni si parla di “connessioni”. Perciò spesso vengono privilegiati i legami virtuali a quelli reali, preferendo una dimensione provvisoria a quella stabile. La priorità è la novità: entrare in contatto con persone sempre nuove, senza pensare troppo alla durata delle relazioni.

Bauman parla addirittura di consumismo delle relazioni: come i telefonini e gli elettrodomestici anche i partner diventano obsoleti. Uomini e donne quindi, fin dalla giovane età, sembrerebbero vivere per consumare, per l’usa e getta di oggetti, emozioni e relazioni, a discapito di sentimenti duraturi:

Uomini e donne disperati perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di instaurare relazioni [sono] al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni stabili, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di… sì, avete indovinato, di instaurare relazioni” (tratto dalla prefazione di Amore liquido, 2003).

Ne risulta insomma un quadro un po’ desolante: sembriamo tutti “drogati” di emozioni sempre nuove, costretti a ricercare stimoli via via più forti. Una società fatta di persone condannate a correre senza sosta per evitare ogni routine che, dice Bauman, confondiamo troppo spesso con la noia.

Davvero non c’è altra strada che l’appiattimento e poi la rottura delle relazioni per le quali non sembriamo più in grado di combattere, fare degli sforzi, continuare a costruire qualcosa di profondo?

Davvero in futuro sapremmo vivere ogni legame solo emotivamente e non sentimentalmente?

Non ci sono soluzioni?

Bauman, Amore LiquidoForse potremmo provare a ridare “spessore” alle persone, agli altri ma anche a noi stessi, scollegandoci un po’ da quell’idea virtuale e bidimensionale con cui ci hanno contagiato gli amati/odiati “social”. Potremmo cioè provare a smettere di pensare alle persone come fossero tutte gli evanescenti amici e amiche che popolano i nostri computer e telefonini, ovvero quelle figurine che alla prima emozione (appunto) negativa “cancelliamo” dalle nostre liste (tanto sotto scorre di continuo l’elenco delle “persone che potremmo conoscere“, dove attingere per un immediato rimpiazzo).

Le modalità da social sono solo un esempio (non voglio demonizzare nulla), ma di sicuro quello che andrebbe recuperata è l’attenzione alla profondità di ognuno. Dice Andreoli:

Io spero in un giro di boa e spero che questo avvenga guardando di nuovo l’uomo dentro, non per trovare le vecchie cose, ma per riscoprirlo. Quindi la domanda è: chi sono io?

Bellezza impone anche una conoscenza, impone un’attenzione. Non si può dire che bello! Perché poi diventa tutto superficie, quindi bisogna scoprire, andare sotto. Scavare, chiedere chi è quest’uomo. Che senso ha? Che senso ha oggi non nel medioevo. Credo che occorra ritornare a riscoprire la persona e capire che non siamo dei palloncini che si gonfiano e poi va fuori l’aria e finisce tutto. Scoprire che siamo delle persone che hanno bisogno delle altre persone, quindi ecco l’importanza dei legami, degli affetti“.

Una strada per sfuggire a un’esistenza tesa a ricercare senza sosta nuove emozioni, quindi, potrebbe essere quella di prendersi cura dei legami, quando ne percepiamo l’importanza e la profondità: provare a coltivare i sentimenti, come suggerisce Bauman, a dare loro tempo, dedizione e cura (almeno provando a superare le paure e le inevitabili difficoltà).

( video sotto Vittorino Andreoli intervista e video successivo Franco Battiato – La cura )

( foto di Irene Marchi e Vipy.it)