Nel 1992 John Frusciante, l’allora chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, lascia inaspettatamente il gruppo durante un tour all’apice della popolarità.

Enrico Brizzi due anni dopo scrive il suo primo romanzo partendo proprio da questa storia e dall’idea dell’uscire dal gruppo, nel senso di uscire dalle consuetudini e dagli schemi sociali.

Molte cose sono cambiate da allora.

Sono innanzitutto cambiate le modalità di relazionarci con gli altri.
Sono arrivati internet, Facebook, Whatsapp, Instagram e Twitter.

In realtà già nel 1987 ad Internet erano connessi circa dieci mila computer e il 23 dicembre dello stesso anno venne registrato il dominio “cnr.it”, il primo dominio con la denominazione geografica dell’Italia: era il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Due anni dopo i computer connessi ad Internet erano dieci volte tanto, centomila.

Sono cambiate poi le modalità di fruizione della musica con l’arrivo di Youtube, AppleMusic e Spotify.
Sono entrate a far parte delle nostre vite le macchine fotografiche digitali che hanno sostituito Polaroid e rullini fotografici.

Giovani e il futuro
Giovani, Foto di Luca Brunetti per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica

Due cose però non sono cambiate.

Il successo costante dei Red Hot Chili Peppers, che nel 1992 John Frusciante aveva lasciati orfani di chitarra e il desiderio dei giovani di lanciare un messaggio agli adulti, anche in modalità diverse, su chi sono, cosa pensano, delle parole che utilizzano correntemente, di cosa sognano per il futuro.

Mi sono chiesto spesso se vi sia ancora oggi il desiderio di uscire dal gruppo, di non omologarsi.

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Foto di Luca Brunetti per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica, giovani 2

Ciclicamente vengono pubblicati i risultati di ricerche che rappresentano i ragazzi tra i 18 e i 30 anni privi di sogni e ideali.
Ragazzi che secondo queste ricerche e statistiche pensano soltanto ai soldi, alla moda, all’apparire.
Anche certa musica pare presentarci questa immagine.
Io non lo credo affatto.
Conosco tanti giovani che non frequentano locali alla moda, non acquistano abiti firmati e che hanno dei grandi sogni, forse irrealizzabili ma proprio per questo bellissimi.

Giovani che non si sentono rappresentati da nessuno, che pensano e ragionano con la loro testa.

Che evitano di guardare un certo tipo di televisione e leggono libri e quotidiani.
Giovani che ascoltano la radio.
Penso allora che probabilmente il campione intervistato per costruire queste statistiche catastrofiche sia sbagliato.
Mi chiedo perché per elaborare queste ricerche non venga intervistata anche la Meglio Gioventù, meno rumorosa ma che di certo non rappresenta una minoranza come si pretende far credere.

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Foto di Luca Brunetti per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica, giovani 3

Giovani che pensano troppo in modo autonomo?

Giovani che non appartengono a nessun gruppo?
Giovani che non si presentano apatici, superficiali, privi di ideali?
Giovani che urlano il loro desiderio di non omologarsi all’omologazione?
Ci sono, basta guardarsi attorno.
Possiamo prendercela con la società, con la televisione, ma credo sarebbe più giusto prendercela con noi stessi.
Ho inviato per whatsapp tre domande ad alcuni figli di conoscenti.

Una ricerca, non lo nego, parziale e molto di parte.

Ho deliberatamente raggiunto giovani nei quali intravedo quella meglio gioventù che mi fa confidare in un futuro migliore, nel quale le parole più utilizzate saranno giustezza e rispetto.

Ho innanzitutto chiesto che cosa renda veramente felici.

Studiare, leggere e scrivere” mi ha risposto Viola che ha appena conseguito una laurea magistrale in editoria.
Andare a teatro, al cinema o il libreria”, ha invece risposto Martina prossima alla laurea in scienze della comunicazione.
Studiare musica e suonare”, ha scritto Clara, felice di essere stata ammessa agli stages promossi dalla Berkley University a Umbria Jazz.
Viaggiare, visitare luoghi lontani, entrarci dentro” mi ha risposto, sorprendendomi, Silvia, iscritta al secondo anno della facoltà di ingegneria.
Mangiare la pizza e studiare greco”, ha risposto decisa Francesca iscritta al terzo anno del Liceo Classico; la sua risposta mi ha fatto tornare in mente il libro di Andrea Marcolongo con le sue 9 ragioni per amare il greco, la lingua geniale.

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Foto di Luca Brunetti per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica, giovani 4

Ho chiesto poi che cosa farebbero per migliorare la loro città.

Di lamentale su quello che non va mi pare ce ne siano sempre troppe, mi pare manchino invece le proposte, ecco mi piacerebbe fare delle proposte” mi ha scritto Viola.
Non c’è niente e non si fa niente devono trasformarsi in azioni propositive e positive per la città” mi ha invece scritto Martina.
Far rispettare di più le norme stradali e i parcheggi, mettendo qualche vigile in più in strada”, ancora Clara.
Incentivare il turismo e offrire opportunità di lavoro ai giovani” ha scritto Silvia.
Dotare la città di più servizi igienici per i turisti”, infine Francesca.

Ho posto poi un terzo e conclusivo quesito ovvero quale sia il rapporto con i social.

Molti sono oggi i giovani a rischio dipendenza da social network con il conseguente pericolo dell’isolamento sociale.

Sono interessato a formulare una statistica sul mio piccolo campione, che mi accorgo essere soltanto femminile.
Uso Instagram perché ho una bellissima pagina, ci sono le pagine di memes e quello che mi piace mi scrive spesso sul direct” mi ha risposto Viola.

Non ho capito un granché, se non che Viola ha una ammiratore, diciamo così, che la raggiunge attraverso un social.
Non uso i social perché preferisco far rimanere tempo per dedicarmi ad attività rilassanti e magari curare le relazioni personali” mi ha ricordato Martina.
Mi piace chattare con Whatsapp con i miei amici anche se non ci passo troppo tempo durante il giorno, giusto alla sera prima di andare a letto”, ancora Clara.
Consulto un paio di volte al giorno Facebook, per tenermi aggiornata su ciò che accade ad amici e conoscenti e per comunicare con loro” così invece Silvia.
Uso facebook e twitter per informarmi su quella che avviene nel mondo”, infine Francesca.
Mi rendo conto di aver chattato molto anch’io oggi.

Preferisco rifugiarmi subito in un libro e decido di aprire quello di Franco Arminio.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”.
Mi pare una bella conclusione alla mia piccola ricerca statistica.
Abbiamo bisogno della meglio gioventù, oggi come venticinque anni fa, quando John Frusciante decise di abbandonare il gruppo.

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Foto di Luca Brunetti per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica

Foto di Luca Brunetti Arezzo, giovani
Foto di Luca Brunetti, Arezzo per La Meglio Gioventu’, una indagine poco statistica

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