Che reazione avremmo se camminando in una qualsiasi città, tra le infinite immagini pubblicitarie che ci intasano la mente (anche senza che ce ne accorgiamo) o tra il caos e il degrado di certe zone, ci imbattessimo all’improvviso in una breve poesia scritta su un muro o su un foglietto attaccato ad una panchina?

Questo incontro inaspettato di sicuro ci stupirebbe, molto probabilmente darebbe un tocco di piacevole curiosità a quel momento, e nei casi più fortunati innescherebbe una serie di pensieri (e domande) diversi dal quel centrifugato di quotidiane preoccupazioni e ansie che ci accompagnano sempre, mentre attraversiamo di fretta la città.

Del resto, secondo me, la poesia questo dovrebbe fare:

colpire, consolare, fare compagnia, creare piccole rivoluzioni nel pensiero… parlare alla gente!

Però, finché rimane segregata (oltre che soffocata dalle invadenti note interpretative) all’interno di antologie scolastiche e in raccolte seminascoste negli scaffali delle librerie (perché la poesia non vende! ci dicono i librai e gli editori), difficilmente potrà parlare e soprattutto raggiungere i pensieri delle persone.

La strada invece può rendere fruibile e pubblico quello che di solito rimane chiuso (o che comunque viene aperto da pochi) tra le pagine dei libri: i muri della città possono accogliere la poesia che in questo modo potrà colpire tutti quelli che in lei si imbatteranno.

Perché la poesia dovrebbe essere proprio di tutti, “la poesia como el pan es de todos“:

questa una delle frasi scritte sui muri dagli artisti di Accíon Poetica (che citano in questo caso il poeta e rivoluzionario salvadoregno Roque Dalton). E proprio da questo gruppo voglio partire per parlare della poesia di strada contemporanea (parto dall’estero per tornare poi in Italia).

Acción Poética (Azione Poetica) è un movimento letterario urbano, fondato da Armando Alanís Pulido a Monterrey (Messico) nel 1996. In questi vent’anni Armando Alanís ha scritto versi poetici in migliaia di pareti della sua città natale (è stato insignito del Premio nazionale di Poesia Giovane Ubaldo Ramos, nel 1998, e del Premio per le Arti dell’Università Autonoma di Nuevo Leon, nel 2005).

I versi scritti sui muri da Acción Poética possono essere pensieri creati dagli stessi artisti del movimento (detti appunto poeti callejeros, cioè di strada), ma anche citazioni di scrittori famosi come Octavio Paz (poeta e saggista messicano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1990) o Pablo Neruda, e in genere sono scritti con lettere nere su un muro dipinto di bianco.

Normalmente sono versi brevi (molto spesso non contengono più di otto parole) al fine di garantire una visibilità rapida ed efficace e tutti mostrano la firma “Acción Poética“, scritta a lettere maiuscole nella parte inferiore della parete.

Dallo stato di Nuevo Leon il movimento si è diffuso poi anche ad altri paesi dell’America Latina (Argentina, Cile, Panama) e dell’Europa (Spagna e Italia).

Una cosa da sottolineare è che nemmeno uno di questi muri è stato dipinto illegalmente: sia Armando Alanís Pulido sia i vari gruppi di Accíon Poetica hanno sempre chiesto il permesso di eseguire le proprie opere, né gli artisti possono accettare eventuali pagamenti in denaro, ma soltanto donazioni di vernice, spazzole e pareti da poter dipingere.

Si può quindi parlare di poeti di strada ma soprattutto di poeti liberi, che inseguono il sogno di rendere la poesia accessibile a tutti e regalare a tutti la libertà che caratterizza quest’arte.

Anche in Italia esiste un movimento che persegue lo stesso fine di Accíon Poetica: si tratta del MEP, Movimento per l’Emancipazione della Poesia (un movimento assolutamente apolitico, e disponibilissimo a farsi conoscere e a dare informazioni riguardo alla sua struttura e ai suoi intenti).

Nasce a Firenze nel 2010, ma si è poi diffuso in molte altre città italiane, con lo scopo di ridare valore a una poesia che oggi sta perdendo sempre più lettori (perché tanti sono quelli che scrivono poesia, ma pochi quelli che la leggono):

È un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme” si legge nel manifesto di questo movimento;

continuando la lettura, si capisce inoltre che il MEP non intende creare una corrente o uno stile particolare, vuole solamente condividere la poesia per far sì che essa sia di nuovo in circolazione e quindi letta da molte persone,

si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze“.

Le poesie sono scritte su fogli (generalmente nel formato A4) che vengono poi attaccati sui muri delle città o sulle pensiline dell’autobus o sui pali della luce (ma mai attaccati su opere d’arte o monumenti).

Inoltre, tutte le poesie sono anonime: compare solo la sigla MEP e una iniziale accompagnata a un numero (tipo A.08, D.25, ecc.) che indicano un determinato autore.

Questo per dare maggiore importanza alla parola e alla forma di scrittura piuttosto che a colui che scrive, per fare quindi apprezzare di più la poesia in generale rispetto alla poesia di qualcuno in particolare (nel manifesto è ben spiegata questa scelta:

“La ragione per la quale è stata preferita una lettera con numero seriale a qualsiasi altra soluzione va in questa direzione, il fine è quello di spersonalizzare al massimo l’autore -pur non elidendolo- affinché risulti quantomeno arduo affezionarsi a un singolo poeta prima ancora che accostarsi agli intenti del Movimento”).

Chiunque può far parte del Movimento di Emancipazione della Poesia:

basta avere la volontà di scrivere, leggere, e diffondere la poesia in quanto tale, per evitare che questa diventi un’arte sempre più distante dalle persone (oltre ad essere attaccate ai muri, le poesie vengono diffuse anche tramite volantinaggio, l’inserimento clandestino nei libri delle librerie o delle biblioteche, la condivisione in rete, la pubblicazione su riviste, le letture alla radio, con allestimenti di vario tipo e la collaborazione con compagnie teatrali, musicisti e street-artist).

Anche in questo caso quindi, si può parlare di liberi poeti di strada (anzi, loro preferiscono definirsi come un movimento di poesia in strada più che di strada, considerando cioè la strada come un mezzo di diffusione e non come parte creativa della poesia) che, come gli altri artisti che agiscono in strada, scavalcano lo schema tradizionale per condividere con il mondo urbano la loro arte.

 

Se si parla di andare oltre lo schema tradizionale, non posso non citare Ivan (Tresoldi) che con i suoi “assalti poetici“, i suoi messaggi o “scaglie“(come li definisce lui stesso) di libertà e di reazione nei confronti del conformismo moderno diffonde, dal 2003, la poesia per le strade (muri e parapetti) di Milano:

sua la famosa frase apparsa sul parapetto della darsena di Milano

chi getta semi al vento farà fiorire il cielo“.

Anche Ivan quindi, con i suoi versi brevi (utilizza sempre un numero minimo di parole) insegue il fine di rendere pubblica la poesia, di riportarla tra la gente, convinto che sia una cosa per tutti e di tutti.

Ed è proprio lui a promuovere nel 2013, a Milano, il Primo Festival Internazionale di Poesia di Strada, raccogliendo la partecipazione di molteplici esperienze italiane e internazionali (quest’anno la quarta edizione si è svolta a Lecce).

Il festival, dove gli artisti intrattengono il pubblico con declamazioni, letture e live painting, ha lo scopo di sottolineare il ruolo sociale e comunicativo della poesia:

questo ruolo è sempre insito tra i versi, ma solo quando la poesia è veramente viva tra la gente può dare avvio ad un vero cambiamento (interno o esterno al lettore).

In Italia esistono poi molti altri autori e movimenti simili (ma mai uguali) per modalità di azione, a quelli citati:

Gio Evan, I Poeti der Trullo, il gruppo H5N1, Opiemme, Gruppo 77, Francesca Pels, Ste-Marta, Anomima Poeti, Poesia Viva, I poeti della Sera, Il poeta della Serra (cfr. Via dalla Street art: Poesia di strada.

Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione di Andrea Masiero alias MaRea, egli stesso un poeta errante, detto anche “poeta dei cestini” in quanto ha iniziato ad agire come poeta di strada attaccando le sue poesie ai cestini della spazzatura delle città).

Ma quello che accomuna tutti e in particolare le tre esperienze poetiche citate è soprattutto (oltre al fatto di considerare la poesia un bene di tutti e che a tutti deve ritornare) la spinta a una decisa e dinamica azione poetica, quasi a una sorta di guerrilla: accíon poetica, movimento di emancipazione, assalti poetici, hanno infatti come denominatore comune l’idea del movimento attivo, del portare la poesia dove prima non c’era (e forse mai ci sarebbe stata), affinché venga finalmente letta da molte persone.

Se l’idea della poesia di strada ci piace potremmo metterla in pratica anche noi, singolarmente: nessuno ci vieta infatti di lasciare foglietti con messaggi poetici (nostri o di altri) nei cestini delle biciclette, per esempio, o di affiggerli nelle bacheche condominiali:in fondo non è un’idea così pazza come può sembrare, perché se è vero che “la poesia è un atto di pace” come scrive Pablo Neruda, la poesia di strada, in ogni sua forma e azione, non può che essere utile e preziosa.

foto del MEP da https://www.facebook.com/MovimentoEmancipazionePoesia/photos_stream
foto di Accion poetica da sito ehabitat.it
foto di poesia di Ivan dalla pagina facebook di Ivan