In questa pagina si leggono la disperazione, la vergogna di una madre di fine Ottocento, di umile condizione sociale. A quei tempi trasgredire le regole, comportarsi in modo sconveniente di fronte all’Autorità costituiva una vera e propria onta, che si ripercuoteva sull’intera famiglia.

Soprattutto per le classi umili, che non conoscevano l’arroganza, che erano aduse all’accettazione di un ruolo subalterno, avvezze all’obbedienza senza discussioni.

Come andrebbero le cose oggi?

 

La madre di Franti 28 (ottobre), sabato


“(…) Che triste scena ci toccò di vedere! La povera donna si gettò quasi in ginocchio davanti al Direttore giungendo le mani, e supplicando: – Oh signor Direttore, mi faccia la grazia, riammetta il ragazzo alla scuola! Son tre giorni che è a casa, l’ho tenuto nascosto, ma Dio ne guardi se suo padre scopre la cosa, lo ammazza; abbia pietà, che non so più come fare! mi raccomando con tutta l’anima mia! – Il Direttore cercò di condurla fuori; ma essa resistette,sempre pregando e piangendo. – Oh! se sapesse le pene che m’ha dato questo figliuolo avrebbe compassione! Mi faccia la grazia! Io spero che cambierà. Io già non vivrò più un pezzo, signor Direttore, ho la morte qui, ma vorrei vederlo cambiato prima di morire perchè… – e diede in uno scoppio di pianto, – è il mio figliuolo, gli voglio bene, morirei disperata; me lo riprenda ancora una volta, signor Direttore, perché non segua una disgrazia in famiglia, lo faccia per pietà d’una povera donna! – – E si coperse il viso con le mani singhiozzando. Franti teneva il viso basso, impassibile. Il Direttore lo guardò, stette un po’ pensando, poi disse: – Franti, va al tuo posto. – Allora la donna levò le mani dal viso, tutta racconsolata, e cominciò a dir grazie, grazie, senza lasciar parlare il Direttore, e s’avviò verso l’uscio, asciugandosi gli occhi, e dicendo affollatamente: – Figliuol mio, mi raccomando. Abbiano pazienza tutti. Grazie, signor Direttore, che ha fatto un’opera di carità. Buono, sai, figliuolo. Buon giorno, ragazzi. Grazie, a rivederlo, signor maestro. E scusino tanto, una povera mamma. E data ancora di sull’uscio un’occhiata supplichevole a suo figlio, se n’andò, raccogliendo lo scialle che strascicava, pallida, incurvata, con la testa tremante, e la sentimmo ancor tossire giù per le scale. Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell’infame sorrise”.

In tutt’altro modo, senza ombra di dubbio. Con ogni probabilità, la madre del Franti dei giorni nostri si opporrebbe ai provvedimenti disciplinari nei confronti del figlio con una vera e propria levata di scudi.

Proviamo a riscrivere il brano come se accadesse in una scuola del 2016 e venisse riportata da un alunno contemporaneo!

Che storia, raga, oggi! La tipa si è avvicinata fiera al Preside e gli ha detto: – Senta un attimo, ma le pare che mio figlio debba subire una sospensione di tre giorni per una cosa che non è neanche colpa sua?!? Anche mio marito è indignato, e sarebbe venuto pure lui; anzi, se non otterrò soddisfazione, è ben disposto a prendere un permesso sul lavoro, pur di chiarire la faccenda! – Il Preside voleva continuare fuori, ma lei non si è mossa di un millimetro e ha proseguito, alzando la voce sempre di più: – Mio figlio è un bravo ragazzo! E’ chiaro che è stato provocato! E il professore non ha capito nulla di quanto è successo veramente! Già, ce l’ha sempre avuta con lui… Il provvedimento è inaccettabile, va annullato senza tanti discorsi! – Era incavolata come una vipera! E il nostro compagno se la rideva, sentendosi forte più dei prof e anche del Preside. Alla fine è stato mandato a posto, con la promessa di cambiare la sospensione con un altro provvedimento, meno tosto. La tipa se ne è andata tutta impettita, dicendo che era il minimo che potevano fare, per rimediare a una simile ingiustizia! Ha lanciato al figlio un’occhiata di intesa e ha girato sui tacchi, salutando a malapena. Il Preside ha detto – Riprendete pure la lezione – e se ne è andato, mica tanto fiero, lui“.

Non crediate che questa trasposizione sia poi tanto iperbolica. Ho assistito di persona a scene molto simili: genitori che difendevano a spada tratta il proprio fallimentare operato di educatori. I figli, ancor più del cliente, hanno sempre ragione!

Certo, non era una buona cosa la sottomissione rassegnata dei ceti popolari di un tempo. Come non lo è la maleducazione odierna.

Un tal greco di nome Aristotele soleva ripetere che “la virtù è nel giusto mezzo“, ma tali sagge parole hanno sempre avuto scarsa cassa di risonanza. Non era giusto quando gli studenti dovevano ingoiare ingiustizie e bocconi amari senza poter far valere le proprie ragioni; ma adesso sono stati resi “intoccabili“, togliendo al docente ogni possibilità di esercitare la propria funzione pedagogica.

Sembra che per loro ci siano innumerevoli diritti; ma i doveri?

Questo secondo piatto della bilancia non può essere espunto, altrimenti la scuola a che cosa serve? Un tempo i genitori entravano a scuola in punta di piedi, se non proprio come la madre di Franti, in modo tutto sommato analogo; oggi pretendono di dettare legge.

Anche questo è esagerato. E’ giusto che in una democrazia tutti i soggetti possano parlare ed esprimere il proprio punto di vista; ma i professionisti dovrebbero avere l’ultima parola. Va bene il controllo, ma non la prevaricazione. E soprattutto bisognerebbe proprio resuscitare la buona creanza.
 

 

( foto da Domenico Berardi foto di scuola angolo della memoria, pixabay)