Oggi ho letto una storia accaduta in Brasile nei pressi di Fortaleza.

Un asinello di pochi mesi vagava per una strada di campagna: viene investito da un automobilista che, invece di fermarsi e soccorrerlo, prosegue incurante la sua corsa. Il cucciolo resta sull’asfalto: ha tre zampe spezzate e non può muoversi. Le autorità vengono attivate e si preparano a inviare i veterinari per praticare l’eutanasia.

Ne vengono a conoscenza anche due volontari che aiutano gli animali abbandonati e lo trasportano nella loro tenuta.

 

Il somarello deve rimanere sdraiato a terra, in attesa che le fratture si saldino e che vengano raccolti i fondi per permettere un’operazione correttiva. Alcune persone sostengono che in certi casi l’eutanasia costituisca la soluzione migliore e che non valga la pena spendere tempo e denaro per consentire una vita che sarà comunque disabile.

La natura deve fare il suo corso, così come la selezione naturale, è la loro razionale e secca conclusione.

L’asino immobilizzato ha però trovato un amico a quattro zampe: un cucciolo bianco di cane, un randagio a sua volta raccolto per strada. Rimane accoccolato accanto al muso del somaro a fargli compagnia, aiutandolo a sopportare la situazione e mostrandogli che il mondo, oltre a un luogo inospitale e pericoloso, può anche rivelarsi portatore di grande affetto e amicizia.

Di solito i cuccioli hanno “l’argento vivo” addosso e non stanno fermi un attimo, questo invece resta sdraiato al suo fianco per dimostrargli solidarietà e amore.

La foto che li ritrae è significativa.

Sicuramente ogni animale ha il suo carattere e ciascuno viene attratto da chi sente in sintonia. E tra loro c’è indubbiamente feeling.

Talvolta però la sofferenza porta a reagire in modi diversi e questo credo valga per tutti gli esseri viventi:

c’è chi usa il trauma come un mezzo per crescere e affinare la sensibilità e chi ne viene talmente sopraffatto da tuffarsi nelle paure senza la capacità di uscirne, offrendo solo terrore nei confronti di un mondo ostile che rifiuta.

Ho visto altre immagini.

Gatte che allattano animali orfani di altre specie, persino ricci e topi.

Un rinoceronte che col suo corno solleva delicatamente il cucciolo di una zebra impantanato in una pozza fangosa da cui non riusciva a uscire.

Una cagnetta randagia in un quartiere parigino che allatta due gattini a loro volta abbandonati.

Una meravigliosa volontaria di nome Elena ha raccontato la storia del suo gatto Caspian. È completamente cieco e con la bocca tutta storta. Ha vissuto per cinque anni in una gabbietta arrugginita per cavie nel sottoscala di un ambulatorio veterinario (messo poi sotto sequestro).

Quando è arrivato da lei, all’età di circa sei anni, non sapeva camminare, salire sulle sedie, fare le scale perché la muscolatura era completamente atrofizzata e la postura storta. Elena, come una mamma gatta, gli ha insegnato a muovere i primi passi, a salire su e giù e, battendo con la mano i gradini, uno a uno, a fare le scale.

Forse perché Caspian ha sofferto molto la solitudine e la reclusione ha sviluppato una straordinaria capacità nel percepire gli stati d’animo altrui.

Elena racconta che è dotato di una particolare attenzione per le creature più sole, spaventate, traumatizzate, malate. Sa stare accanto agli animali terminali negli ultimi momenti di vita e in clinica lo chiamano il “gatto terapista“. Aiuta Elena ad addolcire animali selvatici, insofferenti, scioccati e grazie a lui ha potuto recuperare psicologicamente cani mordaci (provenienti da L’Aquila) per il trauma del terremoto.

Caspian è un gatto dal mantello rossiccio, dolce, gentile con tutti, sereno, sensibile, ottimista nonostante l’handicap.

Elena pensa abbia così tanto sofferto da sapersi occupare con attenzione di chiunque abbia bisogno senza dovergli spiegare nulla. Quando arriva un nuovo animale in difficoltà lui semplicemente si avvicina, lo annusa e mostra immediatamente un atteggiamento amichevole.

Attende poi la risposta del nuovo ospite senza essere invadente, usando l’approccio più giusto con tutti. Elena conclude affermando che Caspian è il suo più fidato collaboratore e di considerarlo una creatura preziosa.

Jules Verne disse: “Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola”.

Un amico veterinario mi rivelò che gli animali sono stati creati per mostrare all’uomo la profondità dei sentimenti, la sincerità e l’affidabilità da cui si dovrebbe trarre ispirazione per imparare a trasformare il mondo in una realtà piacevole per tutti.

Credo abbiano ragione entrambi.

(foto da lovemeow.com)