Simona Kossak era una donna polacca nata in una famiglia di pittori:

lo erano il bisnonno, il nonno, il padre, la sorella e due nipoti. Simona ha scelto una strada diversa ma la sua sensibilità si è rivelata nel recepire l’essenza emanata dalla Natura, riuscendo a dipingerla senza usare tavolozza e pennelli.

E’ stata scienziata, documentarista, conduttrice radiofonica ed ecologista che ha lottato per la protezione di una delle più antiche foreste d’Europa, quella di Bialowieza posta al confine con la Bielorussia, vivendovi per più di trent’anni in una baita senza luce e acqua corrente, isolata dal mondo esterno per buona parte dell’anno a causa dell’impraticabilità della strada.

Ne ho scoperto per caso la storia, raccontata dalla scrittrice Anna Kaminska.

La Kossak è riuscita a creare un rapporto unico con gli animali che ha incontrato. Molti la chiamavano “strega” perché in grado di comunicare con loro.

Aveva allestito un rifugio e uno studio veterinario per curarli.

Nella sua casa trovarono ospitalità per molti anni una lince e un cinghiale che dormivano in camera, allattò col biberon una cucciolata di cervi, preparò in una stanza un nido per una cicogna nera, allevò due alci orfani, portò in una manica un topo che aveva paura degli spazi aperti, ospitò dei grilli in un contenitore di vetro e imparò ad anticipare il tempo meteorologico studiando il comportamento dei pipistrelli in cantina.

 

Simona Kossak

 

 

 

 

 

 

Simona non era sola nella casetta di legno, composta da due piccoli appartamenti separati. Quello sul retro venne occupato da Lech Wilczek, fotografo e naturalista che incontrò nell’ufficio del direttore del Parco Nazionale di Bialowieza. In un luogo sperduto Simona s’imbatte nella persona con cui condividerà il resto della vita.

Dopo due anni Lech decise di tagliare una porta tra i due alloggi per evitare di dover passare dal cortile per incontrarsi, anche se manterranno le residenze separate.

Gli episodi più emblematici legati agli animali sono tre.

Il primo è quello del corvo Korasek che terrorizzava parte della popolazione del centro abitato più vicino rubando oggetti di ogni genere e attaccando i ciclisti per fare a pezzi i sellini delle biciclette, una volta caduti. Agli amici della donna portava via di tutto, perfino le chiavi dell’auto e i documenti: lei interveniva promettendogli un uovo e il pennuto, di malavoglia, restituiva il maltolto!

Poi ci sono i cervi che Simona aveva nutrito con il biberon:

la seguivano nel bosco ma un giorno non vollero entrare nella foresta, dimostrando di avere enorme paura. La donna proseguì da sola mentre i cervi rimasero immobili, le orecchie attente, il pelo ritto. Si girò e vide cinque di loro che la guardavano emettendo un coro di versi che interpretò come un avvertimento di pericolo.

Era come se la chiamassero, avvisandola dell’esistenza di un gravissimo rischio. Si addentrò ugualmente trovando le tracce di una lince.

Simona ricorda l’episodio con un senso di calore nel cuore anche dopo molti anni perché si rese conto di essere stata considerata dai cervi come un membro del loro gruppo, consapevole di aver oltrepassato la barriera che separa il mondo umano da quello animale.

Nel 1993 la naturalista inizia una battaglia per salvare linci e lupi dall’estinzione.

I ricercatori polacchi volevano effettuare studi mettendo loro dei collari con radio-trasmittente per seguirne gli spostamenti, solo che per catturarli usarono trappole vietate dalla legge. Simona le trovò e le mostrò ai giornalisti, rifiutandosi di restituirle perché si trattava di pericolose ganasce in metallo che potevano uccidere l’animale. Venne indagata dalla Procura regionale polacca ma riuscì a ottenere la loro rimozione definitiva.

Poco dopo avvenne un incredibile episodio:

un branco di lupi si avvicinò alla sua casa ululando con grande vigore. I lupi non si accostano mai agli edifici perché troppo paurosi per loro.

Simona interpretò il gesto come una sorta di ringraziamento per aver salvato le loro vite, come se avessero percepito l’aura benevola che la sua abitazione emanava a differenza delle altre.

Nel 2000 la Kossak venne insignita della Croce d’Oro al Merito come riconoscimento per i contributi nel campo della scienza e della conservazione della natura. Ha inoltre vinto un premio radiofonico nel 2003 per aver divulgato conoscenze scientifiche nelle trasmissioni condotte anche in ospedale, quando venne ricoverata per una grave malattia che la portò alla morte nel 2007.

Simona non era una ricercatrice come gli altri:

non si recava a studiare la fauna nel suo habitat per un paio di mesi ritornando a casa a elaborare i dati.

Ha vissuto nella foresta ogni giorno e si è “messa nei panni di chi osservava”, condividendo profumi ed emozioni con l’animo sensibile e rispettoso di una grande artista. E’ stata capace di percepire in profondità l’energia della Natura, sintonizzandosi con le vibrazioni delle creature del bosco.

Curioso che l’uomo si comporti spesso in un certo modo: invece di elogiare e imparare da chi raggiunge risultati importanti ne sottolinea le stranezze e la chiama “strega” in maniera dispregiativa, facendo tornare alla mente ostilità e persecuzioni che molte donne del passato subirono a causa del loro “anomalo” comportamento…

(foto su Simona Kossak di Lech Wilczek, da polskieradio.pl, culture.pl)