George Orwell[1] nasce il 25 giugno 1903 con il nome di Eric Arthur Blair in India, perché il padre angloindiano, è funzionario amministrativo britannico in quel paese.

La sua famiglia, di origine scozzese è di modeste condizioni economiche e appartiene a quella borghesia dei sahib che lo scrittore stesso definirà ironicamente “nobiltà senza terra” per le pretese di raffinatezza e decoro che contrastavano con i reali mezzi finanziari a disposizione.

 

Biografia breve di George Orwell:

Tornato a circa cinque anni in patria con la madre e le due sorelle, va a vivere nel Sussex.

Il confronto con la società inglese durante quegli anni è per lui traumatico. Dovrà subire sofferenze e umiliazioni proprio a causa del differente stato sociale.

Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una Borsa di Studio per la famosa Public School di Eton dove incontra Aldous Huxley, suo insegnante e narratore che avrà una grande influenza sul suo futuro di scrittore.

Non prosegue gli studi, come invece ci si aspettava da lui. Spinto probabilmente dalla decisione di seguire le orme paterne, si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Anche questa esperienza si rivela traumatica:

diviso tra il crescente disgusto per l’arroganza imperialista e la funzione repressiva che il suo ruolo gli impone, si dimette nel 1928.

Rientrato in Europa, sopravvive inizialmente grazie alla carità dell’Esercito della Salvezza, sobbarcandosi lavori umili e miseri e in seguito, stabilitosi poi in Inghilterra, alterna all’attività di romanziere quella di insegnante in scuole private, di commesso di libreria e di recensore di romanzi fino allo scoppio della Guerra Civile Spagnola.

Decide nel 1936 nuovamente di arruolarsi tra le file questa volta del Partito Obrero de Unificaccion Marxista.

L’esperienza spagnola e la disillusione procuratagli dai dissensi interni della Sinistra, lo portano a pubblicare da qui in avanti, ogni sua riga contro il Totalitarismo.

Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi testi utopici “La fattoria degli animali” satira brillante e dolorosa del comunismo russo che coniugando il romanzo con la favola animale e la lezione satirica, costituisce un unicum della narrativa orwelliana.

Nel 1948 esce l’altra sua celebre opera “1984”, che prefigura un mondo dominato da due superstati perennemente in guerra tra loro, e scientificamente organizzati all’interno in modo da controllare ogni pensiero ed azione dei propri sudditi.

Con questo romanzo George Orwell prosegue e dà nuova linfa alla cosiddetta tradizione della letteratura distopica, cioé dell’Utopia alla rovescia. La sua è stata una vita breve. Sofferente da anni di tubercolosi, ricoverato spesso per ricevere le cure necessarie, muore nel 1950, all’età di quarantasei anni.

Sotterrato in un piccolo cimitero nell’Oxfordshire,sulla sua tomba queste semplici parole: “Eric Arthur Blair nato il 25 giugno 1903, morto il 21 gennaio 1950”. Senza alcuna menzione né alle sue opere, né al suo nome d’arte: “George Orwell

 

Analisi grafologica di George Orwell:

Il testo esaminato è una lettera di due pagine indirizzata a Anthony Powell, anch’egli autore britannico, datata 1949, in cui Orwell parla in modo ottimistico, tra le altre cose, del miglioramento della sua salute, mentre in realtà morirà qualche mese più tardi.

Si tratta di una grafia molto particolare, definita “iper-legata” per la caratteristica dei legamenti tra parole, che spesso risultano senza soluzione di continuità.

Esprime la volontà ferrea di “unire” impedendo qualsiasi spazio alla sosta e alla riflessione.

Il soggetto non si ferma per riprendere fiato tutto preso dalla determinazione di portare a termine ciò che si è prefissato. E’ una modalità che porta inevitabilmente a una chiusura di idee, a una espressione di tenacia che spesso si trasforma in ostinazione, a volontà di dominio verso ciò che sta intorno forse anche come forma di rivalsa.

Dall’analisi grafologica  di Orwell si  evince  dinamismo e una mente creativa, piena di idee originali.

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Il soggetto oltre ad una finezza di pensiero, possiede combattività, capacità di cavarsela anche con scelte molto personali.

Parallelamente la passionalità e il coinvolgimento sul piano relazionale e intellettuale lo rendono scarsamente obiettivo, poco capace di adattarsi agli imprevisti, poco indulgente.

Possiamo allora comprendere le decisioni repentinamente istintive e le altrettante “ritirate” di Orwell nel corso della sua breve esistenza.

Anche i legamenti all’interno della parola stessa sono particolari. I collegamenti tra lettere si allungano, si stirano spesso sul rigo creando uno spazio anomalo e più ampio.

Un segno grafico che esprime ancora una volta un irrigidimento di fronte al prossimo che condiziona la spontaneità e accresce l’ostinazione.

Le sopraelevazioni (lettere che non dovrebbero superare la zona media che invece sfociano nella zona superiore come per esempio le “p”) rivelano l’amor proprio, l’orgoglio, la suscettibilità, l’ambizione e il desiderio di essere riconosciuto e considerato.

Egli pretende molto dagli altri ma soprattutto da se stesso, cerca sempre di dare il massimo, di fare del suo meglio con grande senso di responsabilità sempre proteso a conquistare il suo posto nel mondo per soffocare l’antico ma sempre presente senso di inferiorità dovuto alle sue origini.

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