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Scienze e Mestieri

Come si mangiava in passato?

Come si mangiava in passato?

Iniziamo a curiosare nella storia dell'alimentazione... come si mangiava una volta?

Ci sono stati enormi cambiamenti nei secoli, non solo per ciò che riguarda quello che si mangiava un tempo e quello che si mangia oggi, ma anche i modi di consumare un pasto. 

Nei nostri precedenti articoli, abbiamo parlato della colazione e della merenda.  Ora introduciamo il pasto di metà giornata, di solito consumato tra le 12.00 e le 14.00, chiamato pranzo o formalmente colazione. 

In Italia è considerato il più importante, anche se negli ultimi tempi ha subito un cambiamento notevole.  Tradizionalmente è composto da più portate che terminano con dolce o frutta, ma negli ultimi tempi, per esigenze di lavoro, si è ridotto ad uno spuntino mangiato fuori casa, in base ai propri orari.

 

Anche il modo di presentare il pasto ha avuto una sua evoluzione. 

Nell’antica Roma la tavola veniva imbandita con lo stretto necessario, e la frugalità era considerata molto più importante del rituale del pasto.  Questo cambiò alla fine dell'epoca repubblicana, quando mangiare e apparecchiare con cura iniziarono ad essere un’espressione di civiltà.  Così nacquero gli antenati della tovaglia da tavola, pesanti tappeti che attutivano i rumori e assorbivano i cibi liquidi. 

Fino al Medioevo si usava disporre tutto il cibo a tavola e ognuno era libero di servirsi. 

I ceti più alti potevano permettersi l’uso dei cucchiai, mentre gli altri mangiavano con le mani, fino all’arrivo della forchetta nella seconda metà del 1700. 

La tovaglia e il tovagliolo entrarono nell’uso quotidiano intorno alla metà del 1400. Si usavano tovaglie bianche e colorate, ornate con balze, che con il tempo diventavano sempre più elaborate e anche segno di prestigio. 

Per i più benestanti c’era il servizio alla francese, ovvero le pietanze venivano disposte direttamente sulla tavola, quindi su tavoli larghi e lunghi, imbanditi spesso in modo scenografico.  Dal periodo Rinascimentale, quando iniziarono ad esserci più portate, si usava sbarazzare la tavola prima di ogni portata, avendo sempre molta cura per l’estetica. 

Nel 1800, il Principe Kourakin, ambasciatore dello zar a Parigi, portò un nuovo modo di consumare i pasti, usando quello che fu da allora chiamato il servizio alla russa. Gli ospiti trovavano una tavola apparecchiata in modo elegante con piatti, tovaglioli, bicchieri e posate, e centri tavola di pregio. Una volta accomodati, era compito dei camerieri servire agli ospiti i piatti appena cucinati e ben caldi.

Adesso vediamo un pò cosa si mangiava a pranzo nella storia. 

Gli uomini primitivi probabilmente si nutrivano di cacciagione, tuberi e radici, fino a quando i nostri antenati scoprirono l’agricoltura e l’allevamento.  Iniziarono così a nutrirsi di cereali e carne di animali, che con la scoperta del fuoco, venivano anche cotti. 

Come abbiamo detto negli articoli precedenti, gli antichi Egizi scoprirono come fare il pane con farina di frumento o di orzo, e questo accompagnava i loro pasti a base di pesce affumicato o seccato al sole, formaggio, legumi e frutta.

In Mesopotamia si consumavano carne, cipolle, porri, aglio, formaggio e piante aromatiche. Alcuni cibi venivano bolliti e conditi con olio di sesamo o di oliva, e miele.

Nell’antica Grecia il pranzo era un pasto veloce a base di olive, legumi, pesce o formaggio, pane di orzo e frutta.

I Fenici mangiavano un pranzo a base di zuppa di farro o legumi, pane, cipolle, radici e pesce, mentre i ceti più alti potevano avere sulle proprie tavole anche selvaggina. Avevano anche fichi, uva, datteri e melograni, e come condimento usavano olio e miele.

Gli Etruschi pranzavano con una farinata di cereali, farro, fave, piselli, fichi, latte e formaggio di capra.  Come carne consumavano maiale, cervo, lepre e orso arrosto.  Come pesce avevano anguille, capitoni e orate.  I più poveri, però, si dovevano accontentare di pane, olive, polenta, verdure, pesce in salamoia, frattaglie e castagne.

Anche il pane era un alimento molto consumato:

poteva essere nero, bianco, preparato con molti cereali, poco lavorato o molto raffinato. Vi era una grande varietà di frutta come mele, pere, ciliegie, pesche, susine, anguria, albicocche, noci, mandorle e castagne.

Nell’antica Roma c’era una considerevole differenza tra i pasti dei poveri e quelli dei ricchi. 

Quest’ultimi potevano organizzare banchetti con tanta varietà di cibo, mentre i poveri dovevano accontentarsi di cereali, ortaggi, legumi, olive ed erbe.

Tutti comunque erano soliti consumare tre pasti giornalieri:

il primo, chiamato jentaculum, generalmente composto da latte, pane, formaggio e avanzi;

il prandium, consumato a metà giornata, composto da verdura, uova e avanzi mangiati rapidamente;

la coena era, invece, il pasto consumato nel pomeriggio che poteva durava fino al tramonto. 

Questo consisteva in una polenta o pappa di farro e grano chiamat puls, e seguivano lenticchie, fave, ceci, carne di bue, agnello, asino, cinghiale, fagiano e pavone. Per dare sapore alle pietanze si usava il miele, i datteri e le pesche. 

Le famiglie benestanti avevano a disposizione il pesce fresco, mentre il popolo mangiava quello conservato.

Altri prodotti molto diffusi nell’epoca Romana erano gli asparagi, considerati afrodisiaci, e il cavolfiore che era considerato un medicinale che poteva curare molti mali.

A partire dall’età di Augusto e la conquista dell’Oriente, i rapporti commerciali con l’Asia s’intensificarono, e l’alimentazione romana diventò più raffinata. Si diffuse l’uso delle spezie e cambiò la cultura del cibo, prima considerato puro sostentamento, ora anche gusto e piacere. 

Gli antichi prestavano molta attenzione alla scelta del cibo per una buona salute, oltre ad essere motivo di convivialità, quindi anche la cottura e la preparazione erano molto accurate. Famosa è la frase di Ippocrate “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.

Non sappiamo se gli antichi conoscevano i calamari... ma sicuramente questo piatto che vi proponiamo lo avrebbero gradito anche loro.

Abbiamo fatto i tonnarelli con calamari, pomodorini freschi e basilico.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr di tonnarelli

4 calamari di media grandezza

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 scalogno

½ bicchiere di vino bianco

Basilico

Sale, pepe

Peperoncino (facoltativo)

 

Mentre bolle l’acqua per la pasta, in una larga padella versiamo l’olio e lo scalogno tritato. Facciamo imbiondire leggermente, versiamo i calamari tagliati a rondelle, lasciando i tentacoli interi, aggiungiamo il vino bianco e lasciamo sfumare. 

Uniamo i pomodorini tagliati a metà, alziamo la fiamma, regoliamo di sale e pepe, togliamo i calamari e li teniamo in un piatto a parte.  Nel frattempo la pasta sarà cotta, scoliamo i tonnarelli al dente, e li mettiamo nella padella con il condimento. 

Li facciamo insaporire, aggiungiamo i calamari e il basilico e serviamo!

 

 


Tina Ferraiuolo & Cristiana Ordioni

 Tina Ferraiuolo & Cristiana Ordioni  

Autrici del libro Emozioni Culinarie e grandi appassionate di cucina, libri e musica.

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