Premio Pimpa: onorificenza riconoscimento al padre del personaggio

Il riconoscimento appuntato al creatore della Pimpa ha ricevuto un'accoglienza calorosa dalla community. "Ha onorato la nostra comunità", hanno dichiarato i presenti, sottolineando l'importanza del riconoscimento per il mondo dell'editoria per l'infanzia. L'evento ha visto la partecipazione di figure significative del settore culturale, che hanno ribadito come il lavoro del padre della Pimpa rappresenti un pilastro fondamentale nella tradizione del fumetto per ragazzi italiano. Il riconoscimento, assegnato in un contesto ufficiale, celebra non solo l'opera creativa ma anche il contributo alla formazione delle nuove generazioni attraverso il racconto visivo. La Pimpa, protagonista di decine di avventure, resta uno dei personaggi più amati della letteratura per l'infanzia, con un'estrazione che ha saputo coniugare ironia e profondità emotiva. L'evento ha confermato come il riconoscimento istituzionale possa diventare un momento di aggregazione per tutta la comunità del lettore.

Scritto da Dino Costanza
30 Ottobre 2026

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Rabarama inaugura la mostra 'Armonie dei corpi' a Bergamo
Sabato 31 ottobre, la sculttrice romana Rabarama apre alla galleria Art Events Mazzoleni, in via Borfuro 12, la sua mostra personale «Armonie dei corpi», che si alterna al cocktail di benvenuto alle 16.30. 24 opere in bronzo dipinto, realizzate dal 2010 ad oggi, costituiscono l’excursus espositivo, un percorso che Neapol Pao Epifani dipinge la ricerca del sé attraverso il corpo, luogo sacro, come definisce. L’opera, in cui simboli come nidi d’ape, puzzle, geroglifici e esagrammi si fondono, si colloca in un’interpretazione visiva dell’oracolo ching e della possibilità esistenziale. «Ogni pezzo di puzzle» spiega l’artista «rappresenta la più piccola parte di noi, viva e pulsante, nell’universo». I nidi d’ape, invece, simboleggiano la complessità umana, con la frantumazione colorata nella scultura «Im-plosione». Tra le opere, spicca «Trans-porto», con le sue grandi lettere blu che fungono da metalinguaggio, e «Madama Butterfly», omaggio a Puccini al centenario della sua scomparsa, in cui uno spartito adorna un’eroe operistica. La Rabarama, nata in una famiglia di artisti, realizza opere monumentali esposte in Europa, America e Cina, dove sono permanenti in piazze. La mostra, visitabile fino al 15 dicembre (martedì chiusi), promuove un dialogo tra arte, spiritualità e identità umana. Segui le notizie su Bergamo [https://bergamo.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_bergamo]

Talent e Pechino Express 2027: Nuovi cast e route imprevedibili
La quattordicesima edizione del Pechino Express, condotta da Costantino Della Gherardesca, si avvia verso Cile, Argentina e Brasile, mentre il programma televisivo Talent si riparte con un cast rinfrescante. Entrambi i format, che si intenderanno di spingere a oltre, si lanceranno nella primavera del 2027 su Sky, portando protagonisti come Elisabetta Gregoraci e Rocco Siffredi in una combinazione che promette polemiche e discussioni. L’Express, con la sua rotta definitiva «La rotta dei due Oceani», vi terrà in subbuglio fino alla fine giugno, con dieci coppie impegnate in un viaggio che mescola sforzi estremi, fatica, fame e spirito di adattamento. Costantino Della Gherardesca, il conduttore, riparte dopo un periodo di attesa per recuperare da un infortunio che ha visto spostata la produzione rispetto alla stagione estiva precedente. La lista delle coppie, rivelata ufficialmente, include nomi note come Andrew Howe e Tommaso Marino, Cleo Ungarelli e Dani Piccirillo de Le Bambole di Pezza, e altri volti noti del mondo dello spettacolo e dell’attivismo. Il percorso, che attraversa i deserti cileni, le Ande, le cascate Iguazù e il Pantanal brasiliano, rappresenta una sfida eccezionalmente complessa, arricchita da tradizioni locali e paesaggi mozzafiato. Mentre il Talent si riprende dopo la vittoria di Chanel Totti, l’attenzione si sposta verso un formato che sembra voler rinnovare le dinamiche di confronto. Entrambi i programmi, dunque, continueranno a spingere i confini della varietà italiana, mescolando intrattenimento, emozione e una dose extra di coraggio.

Febbre da cavallo, il film che ha reso l’ivaggismo un rito collettivo
**Sottosegnala:** Il film di Steno del 1976, ancora oggi un classico del cinema italiano, ha trasformato la quotidiana miseria degli scommettitori in una farsa senza tempo, diventando oggetto di culto per generazioni. A cinquant’anni dalla sua uscita, il 29 ottobre 1976, "Febbre da cavallo" di Steno mantiene intatto il suo fascino, cristallizzato in un’epoca ormai quasi scomparsa ma reso eterno dalla sua capacity di parlare all’anima italiana. Il film, scritto con Enrico Vanzina e Alfredo Giannetti, non è solo uno dei colpi di coda della "commedia all’italiana" vecchia scuola, ma un ritratto generazionale che ha trasformato l’ivaggismo in un fenomeno culturale. Il film racconta di due scommettitori cronici, Bruno Fioretti detto Mandrake (Gigi Proietti) e Armando Pellicci detto Er Pomata (Enrico Montesano), che, pur di inseguire il colpo grosso, sostituiscono il pronostico con la follia. Inciuciano, mentono, coinvolgono amici e parenti in truffe e catastrofi finanziarie, convinti che la fortuna arrida loro al tentativo successivo. La trama, pur semplice, è servita da spunto per una serie di gag indimenticabili: dal momento in cui la fidanzata di Mandrake, Gabriella (Catherine Spaak), gli affida soldi per una tris impossibile – che i due non giocano, ma che si rivela vincente – fino al loro piano più assurdo, quello di truccare dall’interno una corsa del Gran Premio degli Assi. Niente, però, va come previsto. La sceneggiatura, ricca e arguta, regala ai due protagonisti una coppia dalla perfetta alchimia: Proietti con il suo istrionismo, la mimica e una (finta) disperazione da commedia dell’arte; Montesano che lo affronta con una fisicità sfacciata e un’incontenibile popolanità. A fare da corredo, un cast di comprimari di alto livello: Francesco De Rosa (complice pavido), Catherine Spaak (incarnazione del buon senso femminile), Mario Carotenuto, Gigi Ballista, l’eterno Ennio Antonelli nella parte-cult del macellaio "Manzotin", Marina Confalone e soprattutto l’indimenticabile Adolfo Celi, giudice anch’egli affetto da "febbre da cavallo", che durante il processo a Mandrake mette in discussione la paternità del cavallo Piripicchio. Il film vive delle sue battute diventate patrimonio comune, di un romanesco che è un’autentica filosofia di vita e di dialoghi che i fan conoscono a memoria. La colonna sonora, firmata da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, con il suo mix di marcetta e slapstick, ha contribuito a renderlo un simbolo. La forza "interna" della storia ricorda a ogni spettatore che chiunque può riconoscersi nella speranza di una vincita miracolosa, ma soprattutto nell’ostinazione di sbagliare sapendo di essere in dolo. Mandrake e Pomata diventano così perdenti irriducibili, archetipici e cronici (come ribadisce l’ultima sequenza in cui vengono puntualmente fregati da un ambulante nel gioco delle tre carte). Sono più vivi e sanguigni di tanti grigi "vincitori" e, senza redenzioni, ricordano che una delle caratteristiche più radicate negli italiani è quella di trasformare le catastrofi in storie da raccontare con un sorriso. Al suo uscita il film non fu subito un monumento, ma il passaparola, le numerose proiezioni televisive e l’affetto del pubblico romano (e degli appassionati di corse, ritratti con evidente cognizione di causa) lo resero progressivamente un classico. Un classico che, a mezzo secolo di distanza, sopravvive al sequel fuori tempo massimo del 2002 ("Febbre da cavallo – La mandrakata" di Carlo Vanzina), incapace di rinnovare il fascino dell’originale. Perché certe corse, nella vita e al cinema, si vincono una volta sola.

Radiofreccia compie dieci anni: il fuoco degli speaker e la community che sceglie la libertà
Dieci anni fa nasceva Radiofreccia, la radio rock del gruppo RTL 102.5. Per celebrare questo importante traguardo l’emittente ha dato avvio a un progetto che pone al centro la sua community, fatta di persone che – come sintetizza il claim "Libera come noi" – condividono passioni, valori e si riconoscono nella libertà di scegliere, nella curiosità di scoprire, nell’autenticità di chi non segue le mode ma segue il proprio istinto. In questi dieci anni Radiofreccia è diventata il punto di riferimento di chi non si limita ad ascoltare la radio, ma continua ogni giorno a sceglierla perché è diventata parte della propria identità. È proprio questa l’idea alla base del progetto celebrativo per il decennale, sviluppato in collaborazione con i direttori creativi Stefania Siani e Federico Pepe. In un panorama mediatico sempre più frammentato Radiofreccia continua a distinguersi per la forza del rapporto costruito con il proprio pubblico: una relazione basata sulla condivisione di passioni comuni. "Provo un grande orgoglio per questi dieci anni – dichiara Daniele Suraci, responsabile editoriale dell’emittente –, un traguardo importante che racconta il percorso fatto fin qui. La soddisfazione più grande è vedere, ancora oggi, il fuoco negli occhi degli speaker che ogni giorno accompagnano i nostri ascoltatori. È la conferma più bella del valore di questo percorso e della passione che continua ad animarci." Ma il decimo anniversario non rappresenta un punto di arrivo. È l’inizio di una nuova fase. Nei prossimi mesi l’emittente rafforzerà ulteriormente il proprio ecosistema di iniziative dedicate alla community, creando nuove occasioni di partecipazione anche al di fuori dell’esperienza di ascolto. L’obiettivo è portare la relazione costruita ogni giorno in onda fuori dagli studi, nel mondo reale, organizzando incontri nei club, locali, spazi musicali e luoghi di aggregazione, affinché radio, speaker e ascoltatori possano incontrarsi concretamente.

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