A Chuck Berry e a canzoni come Around and Around, Johnny B. Goode o Sweet Little Sixteen, perché se non possono farvi amare il rock & roll queste, non so quali potranno…

In un’occasione, durante l’esecuzione di un concerto, Keith Richards vide la custodia della chitarra di Chuck Berry su un tavolo del camerino.

La custodia era aperta, e dentro lo strumento del suo più grande idolo: una visione che brillava irresistibile e ipnotica.

Quello dei Rolling Stones disse: “andiamo, solo un po’” e osò raccoglierla per suonarla, un gesto di puro feticismo:

la ricerca del piacere di suonare quelle note sulle stesse corde che toccava lui.

Lo statunitense rientrò nello spogliatoio in quel momento, strappò lo strumento a Richards e gli diede un pugno in faccia ringhiandogli “Nessuno tocca la mia chitarra!“.

Keith racconterà poi, con ironia tipicamente inglese, che quella fu “una delle più grandi hits di Chuck Berry

È probabilmente l’aneddoto più famoso della vita di Chuck Berry e fa capire la riverenza con la quale era considerato anche fra i musicisti famosi come lui.

Chuck Berry e la chitarra del rock & roll
Nessuno era autorizzato a toccare la sua chitarra, e se Keith Richards si era preso un pugno per questo, altri non ci erano andati lontano anche pubblicamente.

Per capire cosa abbia rappresentato nella musica basta pensare che i Rolling Stones ed i Beatles suonarono per anni i suoi brani.

Se poi pensiamo a tutte le cover… dai Led Zeppelin con Around and Around a Jimi Hendrix Johnny B. Goode per non parlare del Re del rock & roll Elvis Presley che interpretò Memphis, Tennessee, Too Much Monkey Business, Johnny B. Goode, Maybellene

Naturalmente non serve ricordare che anche in Italia è stato lo stesso se pensiamo alla splendida interpretazione di Johnny B. Goode di Mina.

Ripercorrere la storia rock & roll tra il 1955 e il 1975 significa trovare tracce di Chuck Berry ovunque.

Tutto questo è un fatto, nessuno sano di mente lo discute.

Chuck Berry non ha inventato rock & roll, come molti sembrano credere, perché nessuno ha inventato il rock & roll.

Forse questo pensiero è stato mutuato da personaggi come John Lennon che disse una volta:

Se volete dare un altro nome al rock & roll, potreste chiamarlo Chuck Berry

Però quella musica era già lì, con altri nomi, in una versione meno distinta, ma quei suoni erano già presenti quando la febbre del rock esplose a metà degli anni cinquanta.

Dopo quella musica cominciò a prendere una nuova forma, a crearsi uno stile con caratteristiche proprie e Chuck Berry ne fu uno dei principali architetti di quella trasformazione.

C’erano Little Richard e Jerry Lee Lewis che trasmettevano un’incredibile intensità e aggressività e Eddie Cochran e i fratelli Everly che inventarono nuove strutture melodiche molto potenti, ma erano molti i musicisti che cercavano di creare qualcosa di unico.

In quel periodo apparivano stelle che duravano un anno e a volte molto meno: proponevano qualcosa che sembrava aprire una strada a nuovi stili, alcuni lo copiavano o lo contaminavano, se lo si preferisce, e poi scomparivano.

Fra questi creatori Chuck Berry fu il più importante.

Certamente c’era Elvis Presley era il migliore per il volto, la voce e il movimento (Elvis the Pelvis) ed era troppo carismatico perché non accadesse quanto si è verificato.

Non era un prodotto costruito e il confronto che talvolta si è fatto di Elvis con alcune stelle di massa del presente è ridicolo quanto irritante. La sua presenza e la sua energia erano travolgenti e in quella epoca nessuno, tranne Little Richard e Jerry Lee, potevano competere con lui.

Ma è anche vero che The King era un interprete e non scriveva la propria musica. Suonava un po’ il pianoforte e la chitarra, ma possiamo dire senza timore che non sarà ricordato per questo.

I ritmi, le strutture, i fraseggi di chitarra… sotto questi aspetti nessuno avrebbe esercitato tanta influenza come Chuck Berry.

È evidente che la Beatlemania e tutta la British Invasion, dai Rolling Stones in poi, abbiano cambiato i riferimenti musicali, ma l’invasione britannica degli anni ’60 non ha impedito che generazioni di artisti suonassero le sue canzoni.

Quello che distingueva Chuck Berry era la sua capacità di scrivere testi in cui ogni singola sillaba arrivava al momento giusto.

Un esempio particolare è in Promised Land, che Berry scrisse durante uno dei suoi soggiorni in prigione (nessuno ha detto che fosse un cittadino esemplare!); anche se il soggetto del testo è poco più di un elenco di luoghi geografici, le parole seguono la musica con precisione perfetta.

I left my home in Norfolk Virginia,
California on my mind.
Straddled that Greyhound, rode him past Raleigh,
On across Caroline…

Johnny B. Goode è probabilmente il suo capolavoro.

Il testo è una narrazione colorata piena di scene molto vivaci, sembra un film e, letteralmente, è una storia vera; ma la cosa importante è che ogni sillaba è al suo posto, ogni parola è stata posta lì con la premeditazione e la precisione di un orologiaio.

He used to carry his guitar in a gunny sack
Go sit beneath the tree by the railroad track
Oh, the engineer would see him sitting in the shade
Strumming with the rhythm that the drivers made
The people passing by, they would stop and say
Oh my, but that little country boy could play
Go go
Go Johnny go! …

Una generazione intera, negli anni ottanta, è stata segnata dalla scena del ballo del primo film della saga “Back to the Future“, dove Marty McFly suonava la chitarra e cantava al ritmo di una canzone: Johnny B. Goode .

Il ragazzo che non sapeva né leggere né scrivere, ma che con la chitarra comunicava come nessun altro, era in quella canzone e, a differenza di molti suoi contemporanei, componeva e interpretava la sua musica.

Quello che Berry ha fatto è stato di inventare dei riff, quelle frasi caratteristiche immediatamente riconoscibili che la sua chitarra, tagliente ed incalzante sapeva accompagnare: proprio quello che occorreva al nuovo stile.

Chuck Berry non fu mai un virtuoso, né aveva una tecnica spettacolare, ma nessuno in quell’epoca particolare del rock & roll aveva la sua intuizione per creare frasi perfette come quelle nei suoi testi.

Naturalmente la notizia della morte di Chuck Berry, avvenuta a 90 anni, (Saint Louis, 18 ottobre 1926 – Saint Charles, 18 marzo 2017) non era inaspettata e l’era del rock si è conclusa da un pezzo,

ma ci saranno sempre dei ragazzi che ascoltando un riff di Chuck Berry penseranno “Hey, questo sembra facile da suonare, ed è bella” (naturalmente detto nel gergo più adatto a quella generazione).

Perchè il rock & roll è stato questo: il primo genere di musica popolare, che non è stata solo regionale, ma universale, toccando i sentimenti di persone in tutto il mondo e Chuck Berry ne è stato il suo maestro.