Tom Waits, quindici anni di silenzio: ma quel rantolo è indispensabile
Ieri era il quindicesimo anniversario di "Bad as Me", oggi rispunta "Boots on the Ground": Tom Waits è tornato. Per ora. Dopo quindici anni di silenzio discografico assoluto – e un tour che manca dal 2008, quella memorabile tre giorni agli Arcimboldi di Milano – il cantautore americano ha fatto capolino nel pezzo antimilitarista dei Massive Attack, vestendo i panni di un soldato Usa che poetizza sulle nefandezze della guerra. Un rientro estemporaneo, potente, che ha fatto sobbalzare sulla sedia chiudeva la radio.
Ma non illudiamoci: è solo una prova generale. Sette film nello stesso lasso di tempo (Jarmusch, Coen, Paul Thomas Anderson in "Licorice Pizza") non bastano a colmare il vuoto. Waits è diventato un fantasma del cinema americano, una presenza che incombe più che emergere. Noi, invece, non vogliamo vederlo solo sugli schermi. Vogliamo il ruggito, la voce di carta vetrata che graffia l'anima, quel feroce rantolio che solo lui sa tirare fuori.
Perché se la collaborazione con gli Massive Attack è stato l'assaggio, immaginiamo cosa potrebbe diventare un album intero sulla distopia trumpiana. Tom ha sicuramente ancora molto da dire. E noi siamo qui, in attesa, pronti a sobbalzare di nuovo.