Paola Bianchi: Romana di nascita, ma cittadina del mondo, Paola Bianchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne e insegna lingue e materie letterarie, oltre a lavorare come correttrice di bozze e traduttrice. Appassionata di tutto ciò che ruota intorno ai libri ha un proprio blog: librieemozioni.altervista.com

Chi non conosce Cinecittà, anche solo di nome?

Parliamo dell’enorme impianto di studi televisivi e cinematografici per riprese in interna e in esterna, simbolo in tutto il mondo, ormai da ottant’anni, del cinema italiano.

Era infatti il 28 aprile 1937 quando, alla presenza di Benito Mussolini e di Giacomo Paolucci di Calboli, direttore dell’Istituto Luce, furono inaugurati gli stabilimenti, con il consueto e scenografico taglio del nastro.
A quei tempi l’Italia era un’eccellenza nel cinema narrativo grazie all’industria audiovisiva che vantava un ruolo competitivo a livello mondiale.

L’idea della creazione dell’impianto di Cinecittà venne a Luigi Freddi, direttore generale della cinematografia fascista, che volle costruire degli studios nazionali, anche per riuscire a sfruttare e incanalare meglio la propaganda mediatica, tanto utilizzata in quegli anni dal fascismo, così come dal nazismo di Hitler.

Nel 1935 quindi, fu fondata la società Cinecittà e due anni dopo gli Studi, tutt’ora attivi e visitabili e situati a Roma, sulla Via Tuscolana

 

Cinecittà

Cinecittà 

Articolo Cinecittà: un mito che dura da ottanta anni. di Paola Bianchi su CaffèBook(caffebook .it)

La nuova società prese le mosse dalla Cines, che aveva prodotto tra le altre cose il primo film nazionale “Quo Vadis?” del 1913, “La canzone dell’amore” del 1930, il primo film sonoro, e numerosi documentari a sfondo fascista, dato che Mussolini aveva indicato che il cinema doveva certamente intrattenere e divertire il pubblico, ma anche suscitare in esso l’orgoglio nazionale.

Quasi certamente per dolo, gli stabilimenti della Cines erano però bruciati nel 1935, quindi furono raccolti capitali sia pubblici che privati per ricostruire, migliorandolo, un agglomerato di studi cinematografici, posizionato proprio di fronte al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il progetto fu affidato all’architetto Gino Peressutti e, dalla posa della prima pietra avvenuta in data 30 gennaio 1936, trascorsero solamente quindici mesi prima dell’inaugurazione.

Indimenticabili e immortali sono i personaggi più famosi che hanno transitato per Cinecittà, dai registi della levatura di Vittorio De Sica, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci, ad attori dello stampo di Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Sophia Loren e Monica Vitti.

Eterne le pellicole di kolossal che hanno fatto la storia della cinematografia italiana e mondiale.
Ancora oggi, mentre Hollywood abbaglia con le sue sfarzose scenografie, e supereroi stranieri dai poteri spesso discutibili invadono gli schermi, grandi o piccoli che siano, annebbiando la nostra identità e le nostre radici, è bello concedersi una passeggiata tra i lunghi e spaziosi viali di Cinecittà. Fiancheggiando le costruzioni ombreggiate dagli alti pini, è facile ricordare o scoprire resti di un passato glorioso. Spoglie di vecchi oggetti di scena impiegati in famose pellicole si lasciano ammirare, abbandonati lungo i cortili polverosi come se fossero monumenti trascurati di una città in decadenza.
Questa è Cinecittà, un luogo ancora magico per chi sa sognare, dove inoltrarsi per respirare un’atmosfera esotica e coltivare la speranza, perché no, di ottenere l’autografo dal nostro attore preferito, incontrato quasi per caso.

 

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