Je so' pazzo: il film su Pino Daniele è un musical salva-tutto, ma la storia è solo accennata
Alla Festa del Cinema di Roma è arrivato Je so' pazzo, il film di Nicola Prosatore dedicato a Pino Daniele, e contemporaneamente è entrato nelle sale italiane. La scelta di raccontare il percorso verso il successo del cantautore napoletano attraverso le sue canzoni è comprensibile, anzi inevitabile: come resistere al fascino di quelle melodie? Ma questa mossa finisce per soffocare una serie di temi che la biografia di Pino Daniele avrebbe richiesto.
Basti pensare alle due simpatiche zie (Antonia Truppo e Monica Nappo) che si fanno carico del piccolo Daniele (Paolo Aguzzi) quando esplodono le tensioni familiari tra padre (Giovanni Ludeno) e madre (Demi Licata). O alla differenza di classe tra l’origine sottoproletaria di Pino e la famiglia borghese della moglie Doriana (Mariasole Pollio). O ancora al rapporto di amore e odio con Napoli che definisce l’artista. Nel film queste storyline compaiono, ma vengono sistemate in un battito con l’esecuzione di una canzone – per giunta con le tracce audio originali del cantante. Insomma, comodo ma non proprio profondo.
E poi c’è lo scontro col padre Gennaro, che spiega il lato ombroso di Pino, soprattutto quando gli rinfaccia di essere «un’omme ’e merda». Peccato che, dopo aver coinvolto nella sceneggiatura il figlio Alessandro Daniele (che al padre ha dedicato un libro), sia stato difficile inventare qualcosa di più originale.
Ma non siamo qui per fare la critica, siamo qui per il gossip: le canzoni di Pino Daniele sono così belle che il film passa inosservato nei suoi difetti. Del resto, il pubblico esce dal cinema con il cuore pieno di melodie e la testa piena di domande sulla vita del cantautore. E questo, forse, è il punto: Je so' pazzo è un tributo musicale, non una biografia. E a noi piaceva l'idea di una biografia.