Il 5 novembre al Parioli Costanzo: quando la prevenzione scende in scena tra luci spente e silenzi pesanti

ROMA. Non c'è nulla di teatrale, in fondo, nel sedersi in poltrona ad ascoltare numeri che non mentono. Il 5 novembre il Parioli Costanzo apre le porte per un appuntamento promosso da Fondazione IncontraDonna, e l'atmosfera che si respira nei corridoi del teatro — prima ancora che si alzi il sipario — è quella densa, quasi tattile, di chi sa che la posta in gioco non è un applauso.

La fondazione, da anni in prima linea sul fronte della salute femminile e della prevenzione oncologica, ha scelto un palcoscenico invece di una sala convegni. Scelta pragmatica, non estetica: portare il discorso medico fuori dai camici bianchi, dove le parole «tumore», «screening», «diagnosi precoce» suonano meno cliniche e più necessarie. Il realismo impone questo: la gente ascolta dove si sente libera, non dove si sente paziente.

Il programma, essenziale per definizione, non concede spazio a retoriche. Interventi brevi, dati aggiornati, testimonianze che non chiedono pietà ma attenzione. Perché a 28 anni — età in cui ci si sente immortali finché un referto non ti costringe a rivedere i piani — la prevenzione è l'unico atto di ribellione logico contro un nemico che non tratta.

Niente luci della ribalta, dunque. Solo la penombra necessaria a mettere a fuoco ciò che conta. Il 5 novembre, al Parioli Costanzo, si recita la parte più difficile: quella in cui si smette di guardare altrove.

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