Se n'è andato Patrick Stewart, gigante del teatro e del cinema, addio al Capitano Picard e al Professor X
È morto ieri all'età di 86 anni Patrick Stewart, attore britannico che ha attraversato due secoli della scena internazionale: un gigante del teatro shakespeariano e un volto immediatamente riconoscibile grazie a Star Trek e agli X-Men. La sua scomparsa lascia un vuoto incommensurabile nel mondo della recitazione.
La sua carriera è stata un binario unico: da attore classico della Royal Shakespeare Company, dove ha affinato una tecnica rigorosa e una voce profonda — uno dei suoi marchi di fabbrica — a simbolo della fantascienza, interpretando due personaggi ormai entrati nell'immaginario collettivo. Il primo, il capitano Jean-Luc Picard dell'Enterprise in Star Trek: The Next Generation, cui ha dato vita per 178 episodi tra il 1987 e il 1994. Il secondo, il professor Charles Xavier, il fondatore degli X-Men. Due figure agli opposti, ma accomunate da un'idea di autorità basata più sulla persuasione che sulla forza bruta, sull'intelligenza piuttosto che sull'esibizione, sulla responsabilità più che sulla vanità.
Stewart nacque nel 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, da una famiglia umile. La sua formazione classica lo legò per oltre 60 anni al teatro, con un'attenzione particolare a Shakespeare. La sua trasformazione iniziò da ragazzo, quando un'insegnante di inglese — come raccontò lui stesso — «gli mise in mano un'edizione delle opere del bardo e gli disse: “Adesso alzati e recita”». All'età di 19 anni, a causa dell'alopecia, perse tutti i capelli, assumendo l'aspetto che lo rese immediatamente riconoscibile.
Per anni Stewart rimase principalmente un interprete teatrale, rispettato dalla critica e dal pubblico britannico. La svolta arrivò nel 1987 con Star Trek: The Next Generation. Aveva 47 anni e il Los Angeles Times accolse la notizia con sorpresa, definendolo «un ignoto attore shakespeariano britannico». Lui stesso si sentiva un pesce fuor d'acqua: non conosceva Star Trek e gli agenti, certi che la serie sarebbe fallita, gli consigliarono di non firmare il contratto standard da sei anni, che per lui sembrava un cappio al collo. Accettò pensando di poter tornare presto alla carriera londinese dopo un guadagno, ma dovette cambiare programma. Quella serie e i film successivi divennero la sua fortuna.
Ritrovandosi a sedere sul seggio del capitano dell'Enterprise, Stewart spiegò in seguito: «Credo che gli anni trascorsi come attore nella Royal Shakespeare Company e l'aver interpretato ruoli da re, imperatori, principi ed eroi tragici non fossero altro che la preparazione per questo momento». La sua popolarità fu poi consacrata dal ritorno di un'altra saga ormai diventata classica: gli X-Men. Nel ruolo di Charles Xavier, il carismatico fondatore che credeva nella convivenza tra umani e mutanti, l'attore britannico portò spessore filosofico a un universo di supereroi.
Il confronto con Magneto, interpretato da Ian McKellen, divenne uno dei motori morali della serie: due visioni del mondo, due risposte alla persecuzione, due grandi attori capaci di dare un significato più profondo a un universo fatto di superpoteri. La morte di Patrick Stewart segna la fine di un'era, ma il suo lascito continuerà a risplendere, come la luce di un faro nella notte oscura della storia del teatro e del cinema.