«Vetrine rotte e sogni rubati»: Cosmo pubblica «Il Futuro» e sembra aver previsto Milano, ma nega: «Non sono un veggente»
Il cantautore di Ivrea anticipa il nuovo album «Il fiore del Futuro» (in uscita il 20 novembre) con un brano scritto a giugno che descrive fin troppo bene gli scontri del weekend. Tra Nordio, Fedez e rabbia sociale.
Milano, scontri e vetrine sfondate. E spunta lui, Cosmo, che pubblica «Il Futuro» — titolo che, a questo punto, suona quasi come una beffa — scritto a giugno ma terribilmente calzante con quel che è successo sabato scorso. «Gucci, Vuitton, Lamborghini, Cartier / Belle vetrine le rompono tutte / Tutti sti sogni rubati si incendiano»: parole che sembrano scritte ieri sotto i portici del centro, invece sono nate mesi fa. Il pezzo farà parte di «Il fiore del Futuro», disco in uscita il 20 novembre, e il cantautore di Ivrea ha deciso di anticiparlo proprio ora. Tempismo sospetto? Lui smentisce: «Non sono un veggente, era nell’aria».
L’aria, a quanto pare, è irrespirabile. Tensione, polarizzazione politica, fine dell’era del centro e delle formule liberali «soft». Cosmo non usa mezzi termini: i fascisti si sono ripresentati sulla scena senza remore, pur senza volerlo ammettere. Fuori dalla pandemia, con guerre vicine, degrado culturale e tessuto sociale sfibrato, lo scenario è questo. E quei ragazzi che hanno spaccato vetrine? «Un’estrema forma di nichilismo che è molto politico», dice l’artista, spiegando che il brano nasceva come esercizio su stilemi trap — dove si inneggia a marchi, soldi e rivalsa — e l’unica scena che gli è apparsa è stata proprio quella: la presa violenta della merce ambita da parte di chi non può permettersela.
Poi arriva il passaggio sui coetanei. Secondo Cosmo, i giovani non hanno una coscienza politica attiva? «Sono un sintomo anche loro», risponde. Non si può ignorare un sintomo. Le proteste si collegano a Spagna, Francia, Albania, Sud Italia: tutto fa parte di un sistema che ha sacrificato welfare, crescita culturale e spirituale in nome del profitto.
E qui entra Fedez. Il rapper ha suggerito che siano gli stessi artisti a promuovere l’idea di ricchezza a cui aspirano i ragazzi. Cosmo non le manda a dire: ragionamenti «nichilisti e distruttivi», che non portano a nulla di vivo. E quel podcast con Giorgia Meloni? «Una grande occasione che non conteneva niente, si sono solo inchinati». Parole dure, dirette, da osservatore che non perdona le mezze misure.
Sul fronte istituzionale, il ministro della Giustizia Nordio ha parlato di ampliare le carceri minorili. Per Cosmo è la prova che «siamo solo l’inizio»: una società del genere non può che peggiorare, si va «in fondo al baratro», e rigenerare sarà tutt’altro che facile.
Cosa si prova davanti a una vetrina spaccata o a un poliziotto colpito con un martello a Torino? «Non mi fa piacere», ammette. Ma niente condanne senza se e senza ma. La violenza va guardata in faccia, compresa, e non solo repressa. Il mirino si sposta sulle «violenze sistemiche», quelle silenziose che rendono la vita indegna di essere vissuta, e sugli adulti con caschi e scudi che pestano minorenni. Più che scandalizzarsi per i 12enni in piazza, bisognerebbe chiedersi cosa c’è dietro. Invece questo governo «adora dare schiaffi e botte» e sostenere governi genocidari.
Infine, il lato personale. Cosmo è padre di tre figli, si definisce «relativamente privilegiato» e benestante. Per i suoi non è preoccupato — anzi, vigila affinché abbiano coscienza delle ingiustizie e lottino per gli altri: «Finché c’è lotta c’è speranza». La preoccupazione, semmai, è per «gli altri figli», perché alla fine sono tutti figli nostri.
La musica profetica esiste, o siamo solo tutti fin troppo prevedibili?