Paola Iotti è nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964. Ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata nella 3^ edizione del Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e sempre seconda al concorso letterario 2015 Voci per i Cavalli organizzata dalla onlus Horse Angels. A gennaio 2016 un suo racconto intitolato “La fattoria del Gelso Bianco” è stato selezionato nella raccolta “Favole senza frontiere” edito da Alcyone Casa Editrice. Sono favole che spiegano ai bambini, in modo semplice e divertente, il problema dell'immigrazione. A maggio 2016 si è classificata al terzo posto con un racconto alla 7^ edizione del Concorso Letterario Nazionale Naviglio Martesana. A luglio 2016 è risultata vincitrice del Concorso letterario Voci per i cavalli 2016, sezione inediti, organizzato dalla onlus Horse Angels con l’opera “Il cavallo, un’amicizia che va oltre il possesso” che raccoglie una serie di articoli relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Pubblicazioni di Paola Iotti Come l’arcobaleno tra una criniera: Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire che la mia casa editrice, Giovanelli Edizioni, sensibile al tema degli animali, condivide il sostegno all’associazione di Jill Robinson e degli Orsi della Luna. La casa editrice Giovanelli con parte dei proventi oltre che ad Animal Asia sostiene anche la Lega Anti-Caccia e la L.A.V.

Negli ultimi anni le spiagge del Sudafrica sono state inondate dalla plastica:

si parla di almeno quattrocento pezzi per metro quadrato che pone questa nazione nella lista nera degli inquinatori del mare.

Nell’aprile del 2015 un gruppo di quaranta tartarughe marine si sono spiaggiate sulle coste sudafricane:

circa la metà aveva ingerito plastica e undici sono morte perché la sostanza era finita nell’apparato digerente e nella vescica.

 

In Costa Rica ne trovarono una con una cannuccia inserita nella narice e un’altra con una forchetta nella medesima cavità.

Anche gli imballaggi flessibili causano problemi, come ad esempio gli anelli di plastica che tengono unite le lattine di birra, perché si infilano nel carapace delle testuggini che crescendo si deforma laddove la striscia di plastica preme, creando una strozzatura.

Il guaio sarebbe facilmente risolvibile se la plastica venisse smaltita correttamente: le soluzioni semplici legate al rispetto e al buon senso non vanno però di moda.

La raccolta della plastica va incoraggiata:

esistono degli ecocompattatori che erogano buoni spesa da usare nei supermercati in alcune regioni italiane e in nazioni del nord Europa come Germania, Danimarca e Olanda.

A Pechino invece con quindici bottiglie si copre l’intero costo di un biglietto della metropolitana.

Il denaro costituisce sempre la motivazione trainante di comportamenti che dovrebbero invece essere spontanei e normali.

A volte la consapevolezza di far parte di un ecosistema da tutelare stimola qualcuno ad agire per migliorare la situazione.

In Florida un’azienda di birra artigianale, la Saltwater Brewery, ha cercato un’alternativa agli anelli di plastica delle lattine di birra:

in collaborazione con l’organizzazione We Believers ha progettato e costruito anelli biodegradabili al 100% usando prodotti di scarto della lavorazione della birra quali orzo e frumento che, se finiscono in mare, possono essere mangiati dalla fauna marina.

Purtroppo il costo è elevato: se tutti li utilizzassero il prezzo scenderebbe diventando competitivo ed evitando la morte di molti animali. Ma l’indifferenza fa preferire gli abituali materiali in plastica.

L’unica soluzione per proteggere il mare è quella di tenere un comportamento responsabile e non gettare rifiuti in acqua o per terra.

Purtroppo le abitudini di buona parte della popolazione sono decisamente avvilenti: basta attraversare le zone verdi delle città per trovare disseminati resti d’improvvisati pic-nic come cartoni della pizza, bottiglie di vetro o plastica.

Una volta consumato il cibo, quel che rimane viene abbandonato sui prati o accanto alle panchine, senza preoccuparsi delle altre persone che fruiranno di quegli spazi.

Una mancanza di rispetto, un menefreghismo per i propri simili e l’ambiente che mi lascia sempre senza parole.