C’era un grande gruppo di studenti che venivano un po’ da tutte le parti del mondo che avevano sentito parlare del professore Frank Begehren.

Era un professore molto conosciuto all’università. Lo avevano assunto come professore di psicologia e filosofia, ma in verità quelli che seguivano le sue lezioni sostenevano che parlava un po’ di tutto.

La teoria del desiderio

Foto La teoria del desiderio 2
La teoria del desiderio #2

Era un professore particolare, ogni tanto si sentiva dire che aveva inventato una nuova macchina che avrebbe potuto cambiare la storia della tecnologia, altre volte di lui si diceva che segretamente nel suo laboratorio in casa lavorava alla creazione della vita artificiale. I suoi studenti erano pochi, pochi prediletti, perché la maggior parte non riusciva nemmeno a stargli dietro.

Era un uomo davvero strano, aveva questa faccia con gli occhi che sembravano uscire dalle orbite. Sembrava alle volte come se un demone parlasse dentro di lui, come se lui fosse solo una macchina abitata e messa in moto da uno strano genio maligno proveniente dalle profondità dell’inferno.

Un giorno era uscito dal suo studio all’università con un sorriso malizioso stampato in faccia, mentre di solito aveva una faccia piuttosto cupa, simile a quella degli uomini che adorano la morte. Quel giorno sosteneva che era finalmente riuscito a trovare la soluzione finale, che aveva la sua teoria del tutto, che aveva trovato la verità che cercava da moltissimi anni.

Ha deciso che avrebbe organizzato una conferenza su questo tema ed era già in giro ad appiccicare dei volantini un po’ ovunque. Ha detto che avrebbe incominciato alle 8:00 di mattina, di sabato, ma che non sapeva bene quando avrebbe finito, che forse la conferenza avrebbe potuto anche non finire mai, perché c’erano tantissime cose di cui parlare.

Il giorno della conferenza si era vestito in modo particolare: un grande mantello nero, un cilindro, occhiali spessi, una bella cravatta, ecc. Sosteneva che avrebbe potuto parlare come se quello fosse stato il suo ultimo giorno. Del resto quello che aveva scoperto lo rendeva consapevole che ciò che cercava l’aveva finalmente raggiunto.

Incomincia il suo discorso ricapitolando negli anni quello che aveva fatto e i risultati delle sue ricerche.

Sosteneva di essersi prima interessato della mente umana perché credeva che il mondo che percepiamo dipendeva tutto da quello e che senza la sua mente del mondo non avrebbe potuto nemmeno dire che esiste.

La teoria del desiderio, Foto 3
La teoria del desiderio, Foto 3

Poi però a furia di divagare con la mente si era accorto che costruiva tante teorie astratte, ma si interessava poco del mondo concreto. Così ha cominciato a studiare altre materie come fisica, biologia, chimica, ecc. Queste materie gli sembravano più vicine alla realtà, ma non producevano ancora nulla che lo soddisfacesse. Poi è passato allo studio della tecnologia, all’ingegneria e all’informatica.

Quello era molto meglio, perché gli sembrava di produrre qualcosa: le sue macchine nel laboratorio, macchine che solo in pochi hanno visto, ma quelli che le hanno viste sono tornati a casa chiedendosi se stavano sognando.

Tuttavia ogni volta che cercava si rendeva conto che non era ancora soddisfatto.

Dunque ha incominciato a chiedersi cosa lo spingesse in questa ricerca della verità, che cosa mai lo spingesse verso la conoscenza. Non era certo il suo stipendio, non erano le lezioni che teneva, non era una ricerca del sapere fine a se stessa: era il desiderio.

Molto prima della sua razionalità, di tutti i suoi calcoli, c’era il desiderio.

Da quel momento in poi aveva incominciato a studiare il desiderio come fenomeno all’origine di ogni cosa ed era giunto fino alla lezione di oggi, fino alla soluzione finale.

Quel giorno aveva un pubblico di circa duecento studenti che volevano tanto sapere che mai fosse passato per la testa a quel grande pazzo.

Ad un certo punto il professore guarda tutti con degli occhi infuocati e grida: “Ho scoperto la verità: il desiderio è la cosa più potente che esista e ogni cosa è governata dal desiderio”.

Un silenzio improvviso e si spengono di colpo tutte le luci. Un bidello arriva per capire se si tratta di un guasto e incomincia a provvedere affinché altre luci venissero usate nell’aula. Le nuove luci che arrivavano gettavano un’atmosfera lunare nella stanza.

Il professore allora prosegue il suo discorso sostenendo che aveva finalmente capito che il problema a fondo di tutto era il desiderio e che avrebbe parlato per il resto della lezione del desiderio.

Del desiderio non si conosce ancora bene la natura.

Un primo problema deriva dal fatto che non è assolutamente chiaro cosa si intenda con il termine desiderio. Non si capisce se si sta parlando delle emozioni, dei sentimenti o del piacere e del dispiacere, delle rappresentazioni, ecc. Ma il professore non aveva alcun dubbio sul fatto che tutti questi fenomeni sono assolutamente secondari e spesso derivati dal desiderio.

Foto La teoria del desiderio, Foto 4
La teoria del desiderio, Foto 4

Le neuroscienze, con il loro marchingegni per la risonanza magnetica o la Pet, credono di avere il desiderio in pugno, ma in realtà non vedono altro che i suoi effetti. Ad esempio, i recenti studi del neuromarketing ci possono mostrare quelle aree del cervello che si attivano quando un uomo guarda una pubblicità e prova emozioni e brame davanti al simulacro della merce sul televisore.

Quelli, sostiene Begehren, non sono altro che effetti del desiderio, non il fenomeno vero e proprio. Questi uomini provano emozioni nel vedere le merci che preferiscono, ma solo in quanto le desiderano e le desideravano già prima di vedere la pubblicità.

Il desiderio era già in loro nella sua natura più misteriosa.

Purtroppo sulla natura reale del desiderio si sa ben poco. La psicoanalisi ci dice che il desiderio è energia psichica, ma è una definizione ancora poco chiara e non ci permette ci capire meglio cosa sia il desiderio.

In realtà, sostiene il professore, non è sua intenzione fare luce sulla vera natura del desiderio: non la conosce nemmeno lui. Il desiderio è semplicemente tenebra, inconscio e oscurità, ma l’oscurità nella sua natura non è mai stata più chiara delle origini del male. Quello di cui lui aveva intenzione di parlare in realtà sarebbe stato qualcosa di ancora più sconvolgente, qualcosa che aveva a che fare con il rapporto tra il desiderio e il potere.

In quel momento il professore avvertiva che non sarebbe stato facile seguirlo e che forse il suo discorso non era nemmeno alla portata di tutti. I suoi studenti, in effetti, già si tenevano ai banchi come se fossero sulle montagne russe. Sembrava come se la voce del professore fosse il soffio del vento del nord provocato dallo stesso Wotan e disperso in tutte le direzioni della terra.

Dopo una pausa di silenzio tombale Begehren riprende a parlare con quello che sembra una specie di argomento: il desiderio non è della stessa natura di questo mondo, non è materia, non è semplicemente carne, dunque non è di questo mondo.

A quale mondo appartiene il desiderio?

Chiede il professore ad un pubblico che lo guardava con una faccia strana. Poi prosegue spiegando l’esperimento mentale del fenomenologo Max Scheler: se vivessimo in un mondo in cui non appena desideriamo qualcosa quel qualcosa accade, allora non sapremmo distinguere il sogno dalla realtà. Certamente saremmo costretti a dire che è tutto finto o ci apparirebbe come tale. Noi, magari, desideriamo che una montagna si sposti e la montagna si sposta. Noi siamo in quel mondo? Chiede il professore. Uno studente nega, sostenendo che in questo mondo le montagne non si spostano con il desiderio. “Bene!”, dice il professore: “il desiderio non è di questo mondo”.

Foto La teoria del desiderio 8
Foto La teoria del desiderio 8

Lo studente sbotta: “Potrebbe essere che il desiderio è di questo mondo, ma semplicemente il desiderare non ha effetto sulla realtà”. “In realtà,” sostiene il professore, “esiste un mondo in cui il desiderio sposta le montagne e tu ci sei già stato.”

Tutti guardano il professore perduti, di che mondo starà parlando? “Freud, ha aperto le porte al significato di quel mondo: è il mondo dei sogni”. Il professore prosegue sostenendo che se in questo mondo il desiderio non ha alcun effetto è perché questo mondo è reale, ma nei sogni il desiderio è libero e crea qualsiasi cosa con la fantasia.

La prima grande equazione sul desiderio è opera di Freud: sogni = soddisfazione del desiderio.

Il sogno è il mondo del desiderio e nel mondo dei sogni il desiderio è il padrone. Nel sogno il desiderio conosce la sua vera casa. Dove sono i sogni? Forse questo non importa molto, potrebbero anche essere solo nella nostra testa.

Esistono principalmente due stati nei sogni: il sogno incosciente e il sogno lucido.

Quando non siamo coscienti di sognare non siamo veramente padroni del nostro sogno e non possiamo pensare di agire sul sogno con il desiderio. In quei sogni vediamo il nostro desiderio agire e soddisfare le nostre voglie che il giorno non ci ha realizzato. Il sogno ha una funzione compensatoria.

Se un giorno doveste proibirvi di mangiare la pasta per qualche strana dieta che decidete di affrontare, sappiate che voi state semplicemente negando un vostro desiderio. Da quel momento comincerete a sognare la pasta. Immaginerete intere tavole di pasta, pasta buona, a basso prezzo o forse persino offerta a voi, solo per voi, perché il vostro desiderio si soddisfi.

Il desiderio si manifesta in tutti i sogni, anche negli incubi, dove troviamo i nostri più oscuri desideri distruttivi e di morte.

Il problema è che molto spesso sogniamo le cose al contrario. Abbiamo desideri sanguinari nei confronti di una persona e sogniamo quella persona che ci vuole uccidere. La censura deforma tutto il sogno. Il sogno è una deformazione tutta da decifrare, scritta nella grammatica del desiderio.

Il professore avrà invitato il suo pubblico più volte a leggere il Traumdeutung di Freud, semplicemente perché crede di averci trovato qualcosa d’altro.

Quel libro dei sogni, come quasi tutta la psicoanalisi, rappresenta la maggiore scienza che esiste sul tema del desiderio.

Foto La teoria del desiderio 5
La teoria del desiderio, Foto 5

Freud sostiene che il sogno funziona seguendo principalmente due fenomeni: la condensazione e lo spostamento.

Nella condensazione troviamo una molteplicità di pensieri onirici aggrovigliati in una sola immagine, in quanto legati tra di loro con una relazione che è rappresentata nel sogno da una immagine.

Lo spostamento si ha quando un pensiero che è legato ad una certa immagine lo troviamo traslato in un’altra.

Ma i sogni non coscienti non sono tutti i sogni. L’uomo può, attraverso tecniche o addormentarsi mantenendo la coscienza desta oppure prendere coscienza direttamente all’interno del sogno. Quando si fa un sogno lucido, ossia un sogno cosciente, noi siamo finalmente padroni e possiamo nel sogno fare in modo che ciò che desideriamo si realizzi per davvero. Questo è l’unico luogo in cui il desiderio sposta le montagne, ma è solo un sogno e il sogno è una specie strana di allucinazione.

Uno dei più grandi maestri della terra, sostiene il professore, un certo don Juan, ci ha mostrato quali sono le porte del sogno e Castaneda ci ha riferito di questi suoi insegnamenti nei suoi scritti. A questo punto il professore si alza e comincia a scrivere uno schema sulla lavagna:

Abbiamo detto che il regno del desiderio è il sogno e il suo contrario è la realtà. Allora scriviamo in questo modo…” A quel punto divide lavagna in due mettendo il sogno da un lato e la realtà dalla parte opposta. “Il sogno, però, può essere incosciente, oppure cosciente”. In realtà la presa di coscienza nel sogno è solo la prima delle avventure nel sogno. Don Juan ci descrive almeno tre varchi e tante operazioni necessarie per diventare padroni veri nell’arte del sognare:

1) Il primo varco consiste nel rendere lucido il sogno:

a) Possiamo, per rendere il sogno lucido, guardarci le mani mentre sogniamo, usando quello come segno per capire che stiamo sognando. Così propone Juan. Ma il professore ha un metodo suo: se il sogno modifica il desiderio, allora potremmo vedere se con il nostro desiderio possiamo in qualche modo influenzare la materia che ci circonda. Questa è una cosa che nella realtà non accade.
b) Nei sogni spesso passiamo da un luogo all’altro in un batter d’occhio, ma se sapessimo concentrarci sui dettagli, potremo avere maggiore controllo sul sogno.

2) Il secondo varco del sogno consiste nella capacità di passare da un sogno all’altro:

a) Possiamo in questa fase diventare capaci di trasformare il nostro sogno in un altro. Capita spesso di passare da un sogno all’altro, credendo poi che svegliandosi in un altro sogno ci si è svegliati per davvero.
b) Capita qualche volta di sognare degli strani esseri. Pur essendo dei sogni potremmo un giorno diventare sempre più capaci di vederli e di richiamarli.

3) Il terzo varco del sogno consiste nella capacità di vedere noi stessi che dormiamo

a) In questo caso avremo la possibilità di essere il nostro doppio e vederci da fuori.
b) Secondo Don Juan il sogno è in realtà energia ed esiste un modo per vedere il sogno medesimo sotto forma di energia.

La teoria del desiderio e il sogno
La teoria del desiderio e il sogno

Questo è una parte di ciò che potreste arrivare a fare nei vostri sogni, laddove il desiderio è il padrone. Il problema, dice il professore, è che il desiderio non vuole semplicemente starsene chiuso nei sogni.

Il desiderio vorrebbe entrare nella realtà e occupare un posto anche nel mondo esterno e lo fa lavorando sulla psiche, in quanto la psiche ha un potere sul corpo. Noi pensiamo di essere padroni di noi stessi e delle nostre azioni. In realtà il nostro io è semplicemente un burattino nelle mani del desiderio. Noi potremmo pensare, dice il professore, che il nostro io sia l’origine di ogni cosa o che all’origine sta la decisione.

Il problema è un altro: l’uomo prende molto raramente delle decisioni, la maggior parte del tempo ripete. Questa è una delle grandi scoperte della psicoanalisi, osserva il professore. La psicoanalisi ha visto questo segreto non solo nella clinica, ma anche nell’Amleto. L’Amleto è semplicemente un uomo, come molti, che non sa decidersi ed è costantemente preso dal dilemma della scelta: essere o non essere? Quando alla fine si è deciso ad uccidere, in quel momento ha risolto il suo desiderio ed è stato lui stesso ferito (castrazione edipica).

La psicoanalisi, sostiene il professore, ha individuato due malattie fondamentali della psiche:

1) la nevrosi

2) la psicosi

Queste due malattie sono malattie del desiderio.

La nevrosi, spiega il professore, è la malattia dell’uomo che vorrebbe padroneggiare il proprio desiderio. L’uomo diventa nevrotico perché vive il suo rapporto con l’inconscio e il desiderio come un conflitto, come un insieme di rappresentazioni da rimuovere che tornano sempre a galla.

La psicosi, invece, è la malattia dell’uomo che si ribella al mondo esterno. Lo psicotico è il ribelle che rigetta il mondo esterno preferendo un’altra realtà dettata dalla sua fantasia. Lo psicotico è in preda al delirio, non ha più un io che combatte il desiderio: egli stesso ne è diventato vittima.

Il professore dichiara di essere venuto a conoscenza del potere del desiderio sulla ragione nel momento in cui si è messo a studiare la ragione e i suoi tipi di evoluzioni.

Il livello più basso della razionalità, secondo la sua teoria, è quello della ragione strumentale.

La ragione strumentale è una forma di razionalità che si preoccupa esclusivamente di trovare i mezzi più adatti ai fini che l’uomo stesso pone guidato dalle sue preferenze.

In questo senso il fine può essere qualcosa di estremamente irrazionale come la guerra o la sete di potere e di denaro, ma la ragione strumentale si preoccupa solo di capire quali sono i mezzi migliori e più razionali per raggiungere quei fini, senza chiedersi se questi ultimi siano razionali o meno. Questa forma di ragione è decisamente sottomessa al potere del desiderio, poiché è il desiderio che definisce il fine da perseguire, mentre la ragione si limita a tracciare i mezzi.

Più elevata di questa ragione, spiega il professore ai suoi alunni, esiste la ragione oggettiva. Questa forma di razionalità non considera solo la razionalità dei mezzi, ma anche quella dei fini.

Per questo, secondo la ragione oggettiva non sarà mai razionale sfruttare l’uomo nel nome del profitto. Fatto che, invece, appare del tutto razionale per la ragione strumentale. Tuttavia, la ragione oggettiva, ha ancora come limite il fatto che rimane legata alla relazione mezzi/fini, laddove il fine è sempre un mezzo per un altro fine e così via.

L’ultimo stadio della ragione si ha, sostiene Begehren, quando la ragione, come nel famoso caso kantiano, riesce a fare del fine un fine in se stesso. Quando rispetto la vita e libertà degli altri non avendo altro scopo che il mero rispetto di questi diritti valenti in sé, raggiungo un livello di razionalità molto alto.

Tuttavia, nota il professore, anche la ragione di Kant è caduta sotto i colpi della psicoanalisi.

Infatti una ragione come quella kantiana, quella del dover per il dovere, trova la sua controparte nel desiderio del sadico, il quale eleva il godimento sessuale a fine in se stesso, ad un dovere e un imperativo categorico.

Sade può dunque, nella più assoluta freddezza, adempiere il suo imperativo di godimento. Il professore spiega che è probabile che tutto questo si debba anche al fatto che molta della filosofia non ha considerato i sentimenti e le emozioni nella loro giusta posizione rispetto alla razionalità.

Fino ad ora il professore aveva costruito un modello dualista che contrapponeva il sogno al mondo esterno, uno come mondo del desiderio e l’altro come mondo che è estraneo al desiderio, ma che il desiderio vorrebbe invadere.

Il professore non è un dualista e non ha molta intenzione di imbarcarsi in una avventura di questo tipo, ossia affrontare i problemi di una tesi dualista.

Dunque egli incomincia a evidenziare un punto debole della teoria fino ad ora esposta: se pensiamo che il mondo esterno sia solo un muro per il desiderio, come accade nel realismo negativo, allora cadremmo in una forma di dualismo, ma non saremmo più in grado di spiegare come il desiderio possa muovere l’uomo a fare molte cose.

La teoria del desiderio e il sogno

Foto La teoria del desiderio 7
Foto Foto La teoria del desiderio e il sogno 7

Se il sogno fosse solo realtà psichica e fosse il regno del desiderio, mentre il mondo esterno è un mondo estraneo al desiderio, allora come fa il desiderio ha muovere un corpo?

Begehren spiega che l’idea che il desiderio non abbia alcun effetto sulla realtà non è condivisa da tutti e in un certo senso non è neanche completamente vera.

In primo luogo andrebbe considerato il caso della magia. I due grandi studiosi della magia, non in senso pratico, come nel caso Nostradamus o Aleister Crowley, ma in senso teorico, cioè delle condizioni di possibilità, sono Sigmund Freud e James Frazer.

Freud sostiene che la magia è l’idea secondo la quale il desiderio ha effetti sulla realtà. Secondo la magia il fatto di desiderare qualcosa e desiderarlo intensamente, serve affinché il desiderio si realizzi concretamente. Ovviamente la magia vera usa dei rituali, ma una delle credenze su cui si basa la magia è sicuramente il fatto che il desiderio ha un potere sulla realtà, al contrario di quanto spesso si crede.

James Frazer, storico delle religioni, sostiene che a fondamento della credenza della magia sta l’idea che tutte le cose, in qualche modo, sono connesse le une con le altre.

Infatti, quelli che credono che, bruciando la foto di una persona, recheranno danno a quella persona, devono credere che esista qualche segreto legame tra la foto e la persona, altrimenti questa idea sarebbe del tutto infondata.

Ovviamente né Freud e nemmeno Fazer credevano nella magia. Loro, anzi, sostenevano che il desiderio non ha potere sul reale e che le cose non sono affatto tutte connesse.

Il professore a quel punto, da parte sua, conferma il fatto di non avere alcuna evidenza tra le mani che la magia sia qualcosa di vero e che certamente non è quello l’oggetto del suo discorso.

La sua intenzione è, invece, un’altra: egli sostiene che il desiderio non ha alcun tipo di effetto immediato sulla realtà, ma può avere degli effetti mediati, tramite le azioni umane.

L’idea consiste in questo: se è il desiderio ha muovere l’uomo veramente quando agisce, allora si può dire che il desiderio, tramite le azioni umane, tenta di plasmare il mondo.

L’idea che sia il desiderio a muovere l’uomo, spiega il professore, non è assolutamente nuova.

Questa idea risale certamente al filosofo Spinoza. Spinoza sostiene che l’uomo è essenzialmente conatus e il suo primo desiderio consiste nel preservare nel proprio essere, ossia sopravvivere.

In questo senso il desiderio spinge l’uomo ad agire in modo tale da potersi garantire la sopravvivenza.

Ma Spinoza, in realtà, non parla solo di un uomo che cerca la sopravvivenza. Parla anche di un uomo che cerca la potenza, ossia la gioia e certamente farà di tutto per poter perseguire questo fine. Ma dietro a tutto questo troviamo sempre l’animale desiderante.

In questo senso possiamo immaginare il desiderio che attraverso le azioni umane prova a modificare la realtà di modo che lo soddisfi. Il problema nella realizzazione del desiderio sta nella resistenza che incontra il desiderio nella realtà.

Nel sogno si ha quasi la sensazione che il sogno stesso sia stessa sostanza del desiderio, pur non sapendo quale sia la sostanza del desiderio. Se il desiderio produce, esso produce rappresentazioni. Il sogno sembra proprio essere un grande film prodotto dal desiderio e per questo altamente manipolabile dal desiderio.

Nella realtà il desiderio incontra diversi ostacoli: la natura, gli altri uomini, ecc. Prima di tutto ho a che fare con il fatto che sono finito, che sono mortale. Poi devo tenere conto che le leggi della fisica impongono grandi limiti al desiderio. Se il mio desiderio è quello di volare, ad esempio, la fisica mi dirà che è impossibile. Tuttavia l’uomo ha trovato sempre altri mezzi: gli aerei.

L’ultimo degli ostacoli è dato dal fatto che non siamo gli unici esseri desideranti in questo universo ed esistono altre persone con i loro personali desideri. A questo punto il professore comincia un’analisi del mondo esterno, partendo da una situazione ipotetica: immaginare di essere gli unici esseri nell’universo. Se fossimo soli, allora, non avremmo almeno alcun tipo di restrizione morale o legale, non avremo degli altri che limitano il nostro desiderio.

In quella situazione, attraverso le azioni, il desiderio potrebbe davvero fare quello che vuole?

In realtà, come ha già detto il professore, noi siamo degli esseri finiti, mortali. Noi possiamo desiderare l’immortalità, forse possiamo cercare di prolungare la nostra vita il più possibile, ma comunque moriremo lo stesso.

Un tema interessante da analizzare, sostiene il professore, è il legame tra il desiderio e la morte. Georges Bataille è forse il migliore filosofo in questo caso. È chiaro che il desiderio può trasformarsi in desiderio di morte.

Freud aveva riconosciuto che nel desiderio esistono due tipi pulsioni: Eros e Thanatos. È chiaro che il desiderio non è un desiderio di vita e spesso diventa desiderio di morte, nella misura in cui è impulso distruttivo.

È molto interessante che, osserva il professore, vi siano degli insetti che muoiono dopo l’atto sessuale. Dunque questo limite dell’esistenza spesso non è un limite del desiderio, ma una cosa desiderata. Ma oltre al limite dell’esistenza, la fisica impone molti limiti con le sue leggi.

L’uomo, anche se fosse solo, non potrebbe comunque fare molte cose che la fisica gli impedirebbe di fare. È vero che avrebbe l’impressione di essere molto più libero, ma non potrebbe davvero fare tutto, perché la società non è l’unico limite al desiderio. Il principio di realtà ha molte forme.

La società, tuttavia, è uno degli ostacoli più interessanti al desiderio.

Infatti il desiderio è sempre il discorso dell’Altro, diceva Lacan, perciò il desiderio è sociale.

Il desiderio è legato all’altro per due motivi: noi desideriamo quello che gli altri desiderano; noi desideriamo essere desiderati dagli altri.

Il desiderio è mimetico, per questo motivo ci troviamo sempre a desiderare le cose che hanno gli altri.

Questa è la maggiore origine di tutti i conflitti nelle relazioni umane. Invece il fatto che noi desideriamo essere desiderati ha almeno due sensi: da un lato vorremmo avere un riconoscimento da parte degli altri; dall’altro vorremmo essere amati. Ci aspettiamo, quando facciamo le cose per gli altri, che questi altri riconoscano quello che noi abbiamo fatto.

Il desiderio di ogni figlio è di essere riconosciuto dal padre e avere soddisfatto le sue aspettative, cosa che non funziona mai. Per quanto riguarda l’amore, dice il professore, il discorso è molto più lungo. Esistono molte forme di amore, ma solo in poche davvero c’è il desiderio. Molto dell’amore attuale è solo amore commerciale.

Quello che trovate sui siti di incontri è la mercificazione dell’amore. L’amore, in quel caso, è qualcosa che nasce dal fatto che una certa persona corrisponde a certi standard desideri. Ma non si trova la ragazza come si sceglie un computer, ossia guardando al processore, al tipo di ram, alla quantità di ram, ecc.

Quando noi ci innamoriamo e desideriamo davvero l’altro, è davvero difficile dire perché e a quali standard corrisponde l’altro. Noi pensiamo che sarebbe molto bello avere una ragazza bionda, con occhi chiari, un bel fisico, poi però ci innamoriamo di una indiana, con la pelle scura, gli occhi scuri e abbastanza in carne. Dopo cominciamo a dire che troviamo bella la sua voce, il suo modo di camminare, ecc.

Di solito si dice che la forma di amore dove possiamo trovare la più alta forma di desiderio è l’amore romantico. Tuttavia, di fronte all’amore romantico bisogna stare attenti, afferma Begehren. Infatti l’amore romantico spesso si trasforma in desiderio di possesso.

In generale l’amore romantico nasce dall’idea di voler essere uno con l’altro, ma proprio la ricerca dell’uno può diventare la ricerca del possesso dell’altro. L’altro problema dell’amore romantico, sottolinea il professore, è che spesso l’innamorato non è innamorato dell’altra persona, ma solo del suo fantasma. Il fantasma non è altro che l’immagine idealizzata dell’altra persona, immagine che spesso non corrisponde alla realtà.

L’amore vero, dovesse davvero esistere, dovrebbe essere quello che Goethe definiva come “affinità elettiva tra le anime”, ossia una qualche forma di armonia del tutto inspiegabile.

Sarebbe l’amore la liberazione vera del desiderio?

La soluzione? In realtà no, perché comunque ci rende ancora dipendenti da un essere esterno e quando questo viene a mancare il dolore è fortissimo. Ma se l’amore non è la soluzione, allora dov’è la soluzione?

Questa società attuale sembra dare valore principalmente a due cose: il denaro e la tecnologia.

State in guardia, diceva il professore, di fronte a tutti quegli economisti che vi parlano di “agire razionale”, “decisioni razionali” o cose simili.

In realtà l’economia non è dominata dalla ragione, ma dal desiderio.

Loro parlano di agire razionale quando l’uomo compie le strategie migliori per raggiungere il profitto o quando razionalizza il processo produttivo licenziando dipendenti e sostituendoli con le macchine. In verità nell’economia non vi è che desiderio, per questo l’economia attuale è molto irrazionale.

Il desiderio in economia è ovunque: la sete di profitto, la tesaurizzazione, l’accumulo, la crescita delle vendite, la fame di acquisti nel venerdì nero, ecc.

Anche l’economia non si sottrae al principio del desiderio e lo stesso per la tecnologia.

La tecnologia è stata creata perché l’uomo voleva produrre di più, in un tempo minore, compiendo lo sforzo minore possibile, ottenendo, se possibile, risultati ancora migliori.

La tecnologia nasce da molti desideri: il desiderio di lavorare e faticare di meno, il desiderio di avere più cose in meno tempo, il desiderio di migliorare quello che si ha, ecc. Se il desiderio per avere effetto sulla realtà ha sempre bisogno di molti passaggi intermedi, sembra che la tecnologia voglia accorciare le distanze fino quasi ad annullarle.

Quello che la magia non ha ancora dimostrato potrebbe farlo la tecnologia? Il computer ha ridotto la distanza tra il desiderio e la sua soddisfazione ad un semplice click. Il passaggio successivo, con la realtà virtuale, potrebbe essere l’eliminazione di quell’ultima mediazione e la trasformazione della realizzazione del desiderio come virtualmente immediata.

Potremmo percorrere la strada della tecnologia, per trovare una via di fuga al nostro desiderio frustrato. Magari un giorno tutti avranno una bella ragazza virtuale dei nostri sogni come fidanzata o magari una bella ragazza robot-biologico, bionda con gli occhi chiari. Forse un giorno il digitale potrà davvero regalarci il sogno di vedere i nostri sogni diventare reali.

Tuttavia il professore non è convinto che sia quella la strada: colmare la sete del desiderio, ubriacandolo di oggetti desiderati, potrà mai dissetarlo davvero? Noi pensiamo di essere potenti se vediamo che il nostro desiderio può ogni cosa. Noi, per esempio, potremmo pensare che se ogni cosa si piegasse al nostro desiderio, allora noi stessi saremmo Dio sulla terra.

Tuttavia: chi controlla il desiderio?

Questa grande potenza irrazionale conoscerà mai fine? Il desiderio è contingente, ma questo significa solo che il desiderio cambia spesso il suo oggetto, lasciandoci nell’insoddisfazione. Noi dovremmo piuttosto trovare un desiderio razionale.

Qui il professore si interrompe un attimo a guardare la folla come se ammirasse un cielo stellato, le cui stelle sono gli occhi lucenti degli studenti che vogliono sapere come andrà a finire la storia. Dopo un po’ di silenzio, ricomincia il discorso.

Il professore sostiene di aver trovato molte teorie fallite sul desiderio razionale e ne fa un breve elenco:

1) Credere che il desiderio razionale sia tale a causa dell’oggetto scelto. È razionale desiderare il bene, ma è irrazionale il desiderio sessuale. In realtà la psicoanalisi ha dimostrato che le stesse pulsioni che stanno dietro al desiderio sessuale sono le stesse che stanno dietro al desiderio del bene, di Dio o della verità.

2) Credere che il desiderio razionale sia tale perché segue i principi della logica. Ossia credere che sia impossibile desiderare cose contraddittorie. Questo è falso perché come il sogno, il desiderio non lo si può sottomettere alle leggi della logica.

3) Credere che il desiderio razionale sia tale perché completamente apatico, dunque non influenzato da emozioni. Il problema è che anche il desiderio di Sade è apatico, ma non si capisce in che senso il desiderio del sadico possa essere razionale.

La soluzione è altrove. Il desiderio deve diventare razionale da se stesso ed esistono almeno due strade per farlo. Secondo la prima strada il desiderio rinuncia completamente all’oggetto del desiderio, per scegliere di abitare il vuoto.

Secondo la seconda strada l’uomo smette di desiderare qualcosa d’altro rispetto a ciò che ha. In questo senso l’uomo imparerebbe a desiderare la sua vita esattamente per come è, senza desiderare qualcosa di diverso, come un’altra vita differente.

Queste ultime parole si sentivano molto deboli, come se fossero le ultime parole che pronuncia un morto. Dopo di che, si sono spente di nuovo le luci con un botto. Qualcuno giura di aver sentito come un demone che sghignazzava. Ma quando la luce era tornata il professore non c’era più: era letteralmente scomparso dalla terra. È stato forse tutto un sogno? Il professore ha scoperto una formula magica con la quale il desiderio gli ha permesso di scomparire? Nessuno lo sa.

Foto La teoria del desiderio 9
Foto La teoria del desiderio 9

Gli studenti hanno abbandonato l’aula, ma la la loro vita non sarebbe stata più la stessa. Alcuni di loro hanno seguito la via del potere, perché pensavano, al contrario del professore, che valeva la pena giocare a fare Dio con il desiderio. Queste persone, però, poi hanno trovato grosse difficoltà ad avere relazioni con gli altri e hanno finito per isolarsi nella loro follia divina.

Un innamorato che voleva sfidare il pessimismo sull’amore del professore, è caduto in una profonda depressione quando gli è morta la ragazza. Altri ragazzi hanno cercato nella vita il denaro e hanno hanno passato una vita di stenti con poco, perché avidi accumulatori di monete. Un ragazzo molto intelligente si è dedicato alla tecnologia: voleva creare finalmente la ragazza dei suoi sogni. Aveva creato un robot perfetto, sempre giovane. Successivamente, però, ha incominciato a desiderare di averne due, poi tre, poi quattro. Alla fine si era trovato in una casa circondato da ragazze robot e sembrava di essere in prigione. Comandavano loro perché in casa erano la maggioranza e poi lui doveva spesso subire le loro liti e lamentele.

Alcuni ragazzi che pensavano di aver capito il messaggio del professore si sono fatti monaci buddhisti e hanno passato il resto della vita a negare il desiderio. Questa scelta è piuttosto radicale, ma era davvero questo quello che voleva il professore Frank Begehren?

Leggi anche: Le teste di Modì e la filosofia dell’arte.

Foto articolo elaborazione Roberto Roverselli per CaffèBook, Wikipedia e Pixabay.

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