Bartitsu, l'arte marziale praticata dai gentleman nell'Inghilterra vittoriana

La base del bartitsu era, come spiegava il suo creatore Edward William Barton-Wright (Bangalore, 8 novembre 1860 – 1951) nel 1899, sbilanciare l’avversario, sorprenderlo rapidamente e bloccarlo premendo sulle sue articolazioni.A seconda che fosse armato o non, si privilegiavano alcune tecniche rispetto ad altre, anche se era consigliabile mantenere la distanza, con la quale l’uso combinato del bastone e del ju jitsu, permetteva di prevalere sulle prese del tipo da combattimento tradizionale.

Il bartitsu la tecnica di difesa misteriosa di Sherlock Holmes

bartitsu la tecnica di difesa di Sherlock HolmesSherlock Holmes (il famoso personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle nel 1887) impressionava i suoi assidui lettori, oltre che per le capacità logiche e deduttive, anche con le sue abilità di combattente invincibile, attraverso uno stile di combattimento che, nel corso dei decenni, sarebbe diventato uno dei primi modelli di arti marziali miste sul pianeta.

Così Sherlock Holmes racconta a Watson del confronto che aveva avuto con il suo acerrimo nemico nelle cascate di Reichenbach e di come si era spacciato per morto per sfruttare poi un’eccessiva fiducia negli alleati di Moriarty.

«…raggiunsi l’estremità ero in trappola. Non estrasse un’arma, ma si scagliò contro di me e mi avvinghiò con le sue lunghe braccia… era soltanto ansioso di vendicarsi su di me.
Vacillammo insieme sul bordo della cascata. Io avevo, tuttavia, qualche nozione di Baritsu, ovvero il sistema di lotta giapponese, che mi è stato più di una volta assai utile.

Scivolai attraverso la sua presa, ed egli con un orribile grido scalciò furiosamente per alcuni secondi ed artigliò l’aria con entrambe le mani. Ma con tutti i suoi sforzi non riuscì a trovare l’equilibrio e andò giù. Con il viso oltre il bordo lo vidi cadere per un lungo tratto. Poi colpì una roccia, rimbalzò e cadde in acqua con un tonfo.»

La verità è che Arthur Conan Doyle aveva deciso di uccidere il suo personaggio perché era stufo di lui, ma nel 1901, otto anni più tardi e su insistenza dei suoi lettori ed dell’editore, non ebbe altra scelta che riportarlo in vita in L’avventura della casa vuota, storia dal quale è tratto il frammento precedente.

Ecco dove, per la prima volta, Conan Doyle rivela esplicitamente quale tecnica di autodifesa usava il suo detective.

Non era un’invenzione dello scrittore scozzese, ma un’arte marziale sviluppata nell’Inghilterra vittoriana e che dopo un secolo di oblio sta tornando di moda.

Il baritsu a cui fa riferimento era in realtà chiamato bartitsu perché il suo nome derivava da una combinazione del cognome dell’uomo che lo creò, Edward William Barton-Wright, con lo ju jitsu.

La nascita del bartitsu

bartitsu, Edward William Barton-WrightBarton-Wright aveva vissuto in Giappone per tre anni, lavorando come ingegnere, e lì ebbe l’opportunità di conoscere e praticare le arti marziali.

Era particolarmente interessato al judo Kodokan, che gli era stato insegnato da prestigiosi maestri, e ju jitsu (jujutsu o anche chiamato jūjitsu), un tipo di lotta disarmata basata sulla tecnica che i classici guerrieri bushi avevano inventato per affrontare i samurai armati. Questa tecnica includeva l’uso di tutte le possibili abilità, non si limitava a pugni e calci, ma incorporava anche tecniche per provocare dislocazioni, strangolamenti e l’uso di qualsiasi oggetto quotidiano, se necessario.

Tornato in patria nel 1898, Barton-Wright ebbe l’idea di adattarlo al gusto occidentale, così che a ciò che aveva appreso dai giapponesi aggiunse altre cose come pugilato, scherma, lotta, schwingen (una versione svizzera della lotta tradizionale) e altre.

Invitò anche gli esperti giapponesi di varie scuole a Londra a fare dimostrazioni ju jitsu e insegnare all’accademia che aveva fondato a Soho sotto il nome di Bartitsu Academy of Arms and Physical Culture.

Per far conoscere la nuova arte marziale, pubblicò un serie di articoli sulla stampa specializzata nello sport.

Il bartitsu guadagnò popolarità tra l’alta società inglese, ma sarebbe stato un articolo in particolare, scritto da Barton-Wright e pubblicato nell’edizione del 1901 dalla rivista Pearson’s Magazine (rivista londinese ma molto popolare anche nel resto della nazione) che avrebbe reso noto questo stile di difesa.

Il Club Bartitsu, dove si praticava the gentleman’s martial art

Mise insieme una squadra di maestri in varie tecniche di cui fece parte anche Pierre Vigny, il maestro d’armi francese che aveva sviluppato il combattimento con le canne (combattimento con il bastone in cui sfruttava alcuni spunti provenienti dalla scherma tedesca) e praticava il savate (nota anche come boxe francese).

Un altro collaboratore era Armand Cherpillod, uno svizzero insegnante di ginnastica e campione di lotta libera.

Bartitsu, posizioni dell'arte marzialeNell’accademia, comunemente chiamato Club Bartitsu, venivano organizzate dimostrazioni e il bartitsu veniva insegnato a persone benestanti, quindi era noto come the gentleman’s martial art (cioè l’arte marziale dei gentiluomini che usavano il bastone come segno della propria posizione sociale).

La sede fungeva anche da quartier generale per un gruppo di appassionati di scherma storici gestito da un capitano dell’esercito e i cui studenti erano principalmente attori che avevano bisogno di esercitarsi per le rappresentazioni teatrali, sebbene si stessero aggiungendo molti soldati.

Il successo permise di completare le strutture con dispositivi di elettroterapia e l’assunzione di una esperta logopedista per insegnare come modulare la respirazione.

Le lezioni venivano insegnate a rotazione, lo studente passando ogni volta attraverso una specialità diversa e progressiva, praticando la ripetizione dei movimenti per automatizzarli.

Tutto questo dava la capacità all’allievo di confrontarsi con successo contro avversari di maggior prestanza fisica e forza.

Barton-Wright stesso diede prova dell’efficacia del bartitsu

Barton emerse vittorioso dalla lotta durante una serie di manifestazioni tenute al St. James’s Hall in confronti in cui sembrava destinato a perdere in pochi minuti.

Il Bartitsu e le suffragette in difesa delle donne

Inoltre, il Bartitsu era presentato come particolarmente indicato per l’autodifesa delle donne e si svolsero anche classi specifiche, qualcosa di inaudito, all’epoca.

Alcuni di questi studenti pioniere, come Edith Margaret Garrud, poi fondò la sua scuola per insegnare alle suffragette che lottavano per il diritto di voto per le donne nel primo quarto del XX secolo come difendersi.

Bartitsu le suffragette e Edith GarrudCreò anche un gruppo di una trentina di guardie del corpo femminili che aiutavano le appartenenti al WSPU (Women’s Social and Political Union) con lo scopo di impedire che la polizia arrestasse le militanti in fuga nelle manifestazioni. Furono comunemente chiamate amazzoni o suffrajitsu, si capisce da dove venisse il soprannome.

Tuttavia, quell’effervescenza del bartitsu fu fugace. Sfortunatamente, l’abbandono delle canne ( dei bastoni da passeggio) e degli ombrelli come parte del guardaroba quotidiano del signore condannarono il bartitsu alla una graduale perdita di appeal.

Barton, sembra, ebbe delle discussioni con gli altri maestri e questo, insieme ad altri fattori come le alte richieste per l’iscrizione all’accademia e il limitato interesse che esisteva in quel periodo per lo sport oltre a quelli classici, gli fece perdere interesse tra il pubblico, che optò per passare direttamente al ju jitsu o alla scherma.

Dopo un giro di dimostrazioni attraverso l’Inghilterra, alla fine del 1902, il Club Bartitsu dovette chiudere. Gli insegnanti allestirono le loro proprie palestre e Barton si riciclò come fisioterapista.

Barton-Wright, l’inventore del bartitsu, morì nel 1950, all’età di novanta anni.

Lasciava in eredità l’introduzione delle arti marziali orientali in Europa e l’idea della commistione di varie tecniche per creare una specialità mista che fu in seguito imitata dal francese Jean Joseph-Renaud con la sua Défense Dans la Rue (che univa boxe, savate e ju jitsu) o dal brasiliano Mario Aleixo con la sua defesa pessoal, (che univa al pugilato e alla capoeira il combattimento con il bastone).

Durante la Seconda guerra mondiale furono insegnate tecniche simili ai soldati alleati.

Il bartitsu non è risorto dalle sue ceneri fino agli anni ’90, quando alcuni esegeti di Sherlock Holmes identificarono la tecnica inventata da Barton con quella accennata dal detective in The Adventure of the Uninhabited House.

Questa volta le arti marziali erano diventate popolari da un ventennio grazie a Bruce Lee e alla serie TV Kung Fu.

Non si sa perché Conan Doyle lo avesse chiamato baritsu, mangiandosi la t; forse fu per evitare di richieste per il copyright, forse perché la sua fonte aveva quell’errore di battitura.

In ogni caso, oggi c’è una Bartitsu Society che ha ristampato i saggi di Barton e promosso altri lavori sull’argomento, sia scritti sia video, così che la tecnica è stata esportata in diversi paesi.

Il Bartitsu è addirittura tornato alla ribalta nel cinema con il film Kingsman: The Secret Service, in una versione che sostituisce il bastone con un ombrello armato e, naturalmente, un sacco di fantasia.