La caccia al capodoglio all’epoca di Melville

Il capitano Edmund Gardner, al comando della baleniera Union, aveva avvistato diversi capodogli nella notte e li seguiva aspettando la mattina per scatenare la caccia.

Ma alle 10 della notte qualcosa urtò con terribile forza contro lo scafo. Uno dei copodogli aveva attaccato la nave? Non ne furono mai certi, ma la nave danneggiata affondò rapidamente.

Così inizia la leggenda, nell’Atlantico, con il primo affondamento da parte di un capodoglio a una nave baleniera, la Union partita dall’isola di Nantucket il 19 settembre 1807 e affondata il 30 settembre.

Inizia anche a germogliare l’immagine del capodoglio come mostro sanguinario desideroso di carne umana. Il nemico deve essere sempre un demonio senz’anima, no?

Le balene sono animali intelligenti e più venivano cacciati in un luogo più vi si allontanavano. Perseguitato il capodoglio allontanò il suo raggio d’azione dalle coste vicino a Nantucket che, nel frattempo era diventato uno dei principali centri dell’industria baleniera americana.

Forse per i capodogli il Pacifico sarebbe stato un luogo più sicuro… ma l’avidità dei balenieri doppiò anche Capo Horn.

Il capitano Edmund Gardner, sopravvissuto al naufragio, descrisse, qualche anno dopo, il Pacifico come un oceano d’oro liquido.

Nel frattempo l’ex capitano dell’Union da Nantucket si era trasferito a New Bedford nel Massachusetts altro luogo che doveva la sua ricchezza al capodoglio.

Il capitano Edmund Gardner aveva ottenuto il comando di un’altra baleniera, la Winslow, e forse aveva già cominciato la sua personale caccia contro il capodoglio bianco, diventando un po’ alla volta il capitano Achab nella fantasia di Melville.

Durante tutto il XIX secolo l’olio estratto da questo grande mammifero marino costava il doppio di quello estratto da qualunque altra balena.

Questo rese il capodoglio una preda molto allettante la cui ricerca poteva durare anche anni, tempo più che sufficiente per far crescere delle ossessioni.

Caccia al capodoglioIl capitano Edmund Gardner, scrivendo alla moglie, le disse che in poco meno di un mese avevano già riempito cento barili di olio di capodoglio, che se fossero arrivati a due mila sarebbero stati ricchi.
Non sembrano parole da capitano Achab, più da comune uomo d’affari.

Alla fine vedono un enorme capodoglio bianco, è una stranezza, ma non un motivo per fermarsi.

Lo raggiungono ma falliscono cinque volte con l’arpione, il capitano Edmund Gardner però non si arrende. Anzi ora il capitano giura che non fallirà, adesso, forse, se non è un ossessione è una sfida, come quella descritta da Melville.

La caccia ai capodogli non era solo una lotta contro un animale enorme consisteva anche in una serie di operazioni che poi avrebbero trasformato la preda nel carico: i marinai non lo facevano per la gloria, volevano il guadagno e per molti di loro era uno dei pochi modi per raggiungere cifre anche abbastanza considerevoli.

Come si uccidevano le balene e i capodogli

Quando il capidoglio veniva avvistato si calavano le scialuppe, due o tre, con sei uomini. Cinque che remavano quanto più in fretta potessero e uno al timone. Quando erano vicino alla balena, l’ufficiale dava l’ordine “Alzarsi e lanciare l’arpione”. Il timoniere allora si alzava, si voltava e colpiva.

L’arpione non uccide subito il capidoglio, ma lo spinge a fuggire facendo restare l’imbarcazione aggancia dietro. Un disperato e furioso animale di 40, 60 tonnellate che trascina gli uomini in quello che è conosciuto come la slitta di Nantucket.

Poteva durare dai 20 minuti alle 24 ore.
Con l’animale ormai senza forze l’ufficiale si avvicinava e lo colpiva con una lancia più lunga per perforargli i polmoni e farlo affogare nel suo stesso sangue.

La balena non poteva essere caricata di peso sulla nave così la tagliavano a pezzi prima di due metri di larghezza, poi più piccoli.
Dovevano introdurli in grandi pentole di ferro per lavorare il grasso e produrre l’olio.

Più grande era stata la preda, più grande il guadagno, non lavoravano per la gloria, volevano guadagnare molti soldi.
L’olio di capodoglio era il combustibile per illuminare case e strade, ma non era la sola cosa che avesse valore per i balenieri.

caccia la capodoglioAprivano la testa del capodoglio alla ricerca di una sostanza chiamata “bianco di balena” (o spermaceti) che veniva impiegata per fabbricare candele, perché durava di più e non lasciava odore, ma serviva anche per preparare unguenti, saponi, pomate e cosmetici.

Per i balenieri erano importanti anche i denti, che utilizzavano per fare piccoli oggetti con incisioni e un altro materiale dalla provenienza non gradevole: l’ambra grigia.

L’ambra grigia è prodotta dall’intestino dei capodogli ed è utilizzata per la realizzazione di profumi.
I capodogli possono immergersi ad una profondità di 1,000 metri, in cerca della loro preda preferita che sono i molluschi cefalopodi come i calamari giganti. Questa preda ha lo spiacevole inconveniente di avere un becco affilato e l’ambra grigia avrebbe appunto la funzione di proteggere l’apparato digerente dei capodogli.

Tuttavia la caccia del capitano Gadner con il capodoglio bianco andò diversamente.

Questa volta il capodoglio, dopo aver più volte tentato di allontanarsi dai suoi nemici, reagisce e attacca l’imbarcazione con il capitano a bordo che cade in acqua.

Gardner dirà di aver visto i denti del capodoglio e poi nient’altro.
Il capitano perderà una gamba e dovranno estrargli i denti che la balena gli aveva conficcato in varie parti del corpo.

Edmund Gardner sopravvisse all’attacco del capodoglio bianco che, siccome lo aveva attaccato nei pressi dell’isola di Mocha, venne chiamato Mocha Dick diventando uno dei “mostri” più famosi dell’epoca.

Melville conobbe queste storie e visse su una baleniera, e anche se senza che nessuno ne sappia il motivo cambiò il nome da Mocha Dick a Moby Dick, descrisse comunque abbastanza accuratamente quell’epoca, quei marinai e l’orrore di quelle cacce ai capodogli che rischiarono di portarli all’estinzione.

L’era della caccia ai capodogli raccontata dallo scrittore fu come tutte le leggende che nascono dalle grandi epopee dell’uomo.

Nacque dal precipitarsi di molti uomini su qualcosa senza altro obbiettivo che il profitto presunto facile o comunque alla loro portata, ma le conseguenze furono enormi distruzioni.

Come sempre a mitizzare i tempi c’era un nemico demoniaco che nascondeva il vero demonio, la leva che apre alla devastazione: l’avidità.

caccia al capodoglio, in immersione