Il senso dello humour

Un aneddoto molto divertente su Ronald Reagan dà un idea del differente senso dello humour nei vari paesi, in questo caso dei Giapponesi.

Avvenne durante uno dei suoi viaggi in Giappone dove si era recato per tenere una conferenza accompagnato, logicamente, dal suo traduttore.

Al momento del suo discorso fece una battuta, e i giapponesi scoppiarono a ridere. Alla fine del discorso, Reagan si avvicinò al suo traduttore per congratularsi con lui per il suo buon lavoro ritenendo anche che fosse molto difficile e complicato tradurre e riuscire a far ridere. Al complimento il traduttore giapponese rispose: “Ho solo detto che aveva fatto una battuta”.

Il professor Gert Jan Hofstede, e coautore del libro Software of the Mind, ha passato molti anni a studiare come il senso dell’umorismo cambia quando attraversiamo il confine, e l’aneddoto è un esempio che riporta.

Gli esperti non si sono neppure messi d’accordo su ciò che è umorismo o senso dell’umorismo e cosa non lo è.
Su un punto c’è, pare, molto consenso: sembra sia inerente a ciascuna cultura.

Facendo degli esempi molto generici diremmo che gli ebrei o gli scozzesi fanno molte battute su se stessi, diremmo che hanno molta autoironia, mentre i giapponesi no.

Quindi, quando si attraversa il confine, una barzelletta o uno scherzo che funzionerebbe con i nostri amici, all’estero potrebbe non funzionare altrettanto bene. Perché?

Perché il senso dello humour avrebbe dei confini?

Umberto Eco sostiene che il tragico e il drammatico sono universali, mentre il comico, no.

Comprendiamo il dramma del protagonista di Rashomon (film del 1950 diretto da Akira Kurosawa) ma non capiamo quando e perché i giapponesi ridano“, scrive Eco.

Secondo lo scrittore, sia il tragico che il comico si basano, in qualche modo, sulla violazione o sulla rottura di una regola sociale.

A differenza della tragedia, sostiene Eco, le opere umoristiche danno la regola per scontata e non si preoccupano di riaffermarla perché, tra i membri del gruppo, è così conosciuta che non ne esiste la necessità. La regola acquisirà forza e sarà ancora più accettata e indiscussa dopo che la parentesi comica è cessata sebbene questa si è permessa di giocarci e violarla.

L’umorismo riflette il comportamento umano, e in ogni società l’umorismo tende a concentrarsi sugli elementi salienti della cultura di questa stessa società“, afferma Hofstede.

In effetti, c’è un’intera legione di comici che sono molto popolari nel proprio Paese, ma che nessuno ha mai sentito al di fuori di quei confini.

Cantinflas è quasi sconosciuto al di fuori dell’Ibero-America;

Lenny Bruce, il monologhista americano che ha causato molti scandali, ha avuto scarso successo in Europa;

Torrente è un nome che non dice nulla in molti Paesi europei;

il personaggio di Fantozzi, vero fenomeno di culto per molti anni in Italia, è un oggetto misterioso nel resto del mondo;

e Totò, nonostante abbia recitato in centinaia di film italiani di successo e abbia lavorato con Pasolini (conosciuto a livello internazionale), ha un senso dell’umorismo che è praticamente intraducibile per molti altri Paesi.

Secondo il professor Begoña Carbelo, artefice di molte ricerche sull’umorismo: “gli americani raccontano storie più aneddotiche che battute dirette e apprezzano fumetti e cartoni animati· e lo farebbero soprattutto … per superare le avversità della vita, è un modo di sopravvivere, sono persino in grado di ridere dell’uragano Katrina”.

Freud propose fra le cause della risata la teoria dello “scarico della tensione”. Anche Spencer fu fra quelli che aderirono a questa teoria, anche se non esattamente nella stessa prospettiva.

L’umorismo è di sollievo alle tensioni, e in questo già ne potremmo trovare un aspetto positivo e allo stesso tempo non facilmente limitabile da confini o culture: chi non ha bisogno di liberarsi dallo stress?

Diventa un po’ ridicolo definire invece il senso dello humour con una formuletta quasi matematica come “La tensione accumulata e l’intensità della risata sono direttamente proporzionali”.

Tanto più che se attraversiamo l’oceano troviamo invece che “l’inglese si basa più sull’ironia e sul gioco intellettuale, gli inglesi lo usano per attirare l’attenzione, è un modo di mostrare uno status, e non importa se è divertente o no”. Diverso ancora è lo spagnolo che “d’altra parte, è più propenso a un umorismo egocentrico, con doppi sensi e molte battute”.

Il senso dello humour è universale?

senso dello humourTuttavia, la ricerca recente tende a mostrare come, al di là delle apparenze, l’umorismo sia più universale di quanto sembri.

Degli studi etnografici sull’umorismo rivelano che le storie comiche tradizionali si basano sulle stesse cadute nel ridicolo che si possono trovare nelle commedie di Cervantes, Molière, Shakespeare o Boccaccio.

Le differenze nel senso dell’umorismo di una o dell’altra società sono più una questione di gusti, mode ed enfasi che di sostanza “, sostiene Eduardo Jáuregui, autore di diversi libri (come El sentido de humor: manual de instrucciones).

Secondo uno studio sull’umorismo ci sono aspetti trasversali che fanno ridere le persone in culture diverse, come il ridicolo degli altri, la rottura di tabù sessuali, insulti, violenza, scherno o imitazioni satiriche”.

Lo stimolo alla risata è la percezione che un altro attore sociale abbia mancato di adempiere al suo ruolo nel teatro della vita quotidiana.

Ci sono dei ruoli creati da “noi stessi” o imposti dalla società che recitandoli fanno rientrare il soggetto in quello che possiamo chiamare una “persona normale”.

Ogni volta che una persona viola questo codice, c’è una rottura che potrebbe causare ilarità e ci sono degli standard di comportamento che sono comuni a molte società.

È la teoria dell’incongruenza, i cui primi e più noti difensori furono Kant e Schopenhauer, sottolinea che ciò che provoca il riso è la sorpresa della nuova relazione di idee; cioè un’associazione nel piano cognitivo che non era stata data prima e quella si scontra con le idee precedenti creando una incongruenza e una bizzarria che costituisce una visione anormale della realtà e, quindi, provoca le risate.

Il principio dell’incongruenza nell’umorismo è universale perché si ride sempre dell’inconsapevole quindi il punto diventa rompere il tabù: sesso, politica o religione che sia.

Ecco dove nascono le differenze e, allo stesso tempo, i punti di contatto.

Lo scherzo è più divertente nel paese in cui esiste il tabù che si vuole rompere o attaccare. Le battute sul Papa sono frequenti e popolari in Italia o in Irlanda, ma in altre culture non hanno un tale successo.

Gli americani hanno più battute etniche che sui politici perché l’estrema libertà di stampa colpisce già i politici praticamente ogni giorno. Al contrario i nordamericani si sentono meno a loro agio nel discutere questioni come la sessualità e questo rende l’argomento più adatto all’umorismo.

Allo stesso modo, in un paese con poche libertà politiche, l’umorismo satirico che attacca i potenti è quello più praticato (anche se di a volte necessariamente meno pubblicamente).

Perché le barzellette hanno sempre un certo carattere sovversivo e, in questo contesto, diventano addirittura una forma di disobbedienza civile.

Le differenze, quando esistono, tendono ad essere più tra le persone che tra le culture. Perché l’umorismo, prima che nazionale, è soprattutto dentro il sentire di ogni individuo.

Forse occorre molta cultura e conoscenza per comprendere l’umorismo di un altro Paese, ma allo stesso tempo occorre uno sforzo personale per accettare, e quindi sorriderci, una regola che non è nostra.

Ridere di qualcosa proveniente dal Giappone, dalla Cina o da… significa comprendere qualche ragione delle loro stesse regole di vita

Indubbiamente, certi tipi di umorismo raggiungono più facilmente.

Alcuni elementi umoristici servono, tra le altre cose, a condividere le affiliazioni, a separarsi dal gruppo di coloro che non ne fanno parte e a di garantire la coesione.

Le barzellette nelle società collettiviste come quelle latine tendono ad essere contestuali e, quindi, difficili da astrarre dalla situazione.

Nelle culture più individualistiche come quella anglosassone c’è la necessità di informazioni meno condivise in gruppo e più universalmente comprensibili. È un tipo di umorismo in cui la battuta può essere capita separatamente dal resto della conversazione così che si trasmette meglio.

Questo ha anche determinato il grande successo dell’umorismo britannico o dei comici americani.

Ovviamente non è l’unico fattore e non possiamo sottovalutare il contesto commerciale.

Al di là del genere o degli affari, non c’è dubbio che alcune forme umoristiche sono praticamente universali e funzionano ovunque vadano. Questo è il caso dell’umorismo gestuale o senza parole. Lanciare una torta in faccia è un classico della commedia è questo il meccanismo di Buster Keaton, Charlie Chaplin, Benny Hill o Mr. Bean, quasi senza dialoghi, sono riusciti a sedurre milioni di persone con il loro umorismo.

D’altra parte, l’umorismo metalinguistico, cioè quello che gioca con la lingua, è il più difficile da capire. Qui possono succedere due cose. O le battute non sono capite, o sono capite, ma per ragioni diverse.

Le indagini hanno dimostrato, per esempio, i fratelli Marx sono considerati in Italia come divertenti, ma di una comicità che gioca nell’assurdo, mentre negli Stati Uniti sono considerati particolarmente intelligenti e pieni di risorse.

Resta da domandarci, a questo punto, se l’umorismo ha dei confini geografici o i limiti sono di differente genere.

Tutti abbiamo riso di qualcosa, ciò che permette di superare questi limiti potrebbe essere solo l’empatia con gli altri, il desiderio di conoscere e, naturalmente, un buon senso dello humour.

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