Carcere in Sudafrica parole di pace, trasformazione nell’animo

Periodicamente le cronache raccontano omicidi e violenze in cui persone, che si fatica a considerare tali, tolgono la vita ad altre per motivi assurdi e spesso in maniera atroce.

Molti commentano che servirebbe la pena di morte e che parlare di un loro recupero sia intollerabile, meritando solo di soffrire come le vittime.

Si tratta di episodi gravissimi in cui l’autore mostra uno squilibrio talmente profondo da doverlo considerare un soggetto “difettoso” e non semplicemente uno che ha sbagliato o dotato di carenze recuperabili. Per questi il carcere svolge la funzione di allontanamento dalla società per proteggerne i membri.

Invece per gli altri la pena detentiva dovrebbe avere una funzione rieducativa, sempre per tutelare la collettività, facendo in modo che, una volta usciti, non commettano nuovi reati.

Ecco che, in alcuni istituti, si sviluppano progetti che prevedono l’affiancamento di animali ai detenuti, lo svolgimento di attività letterarie e teatrali o insegnano la costruzione di violini, il restauro di monumenti, i rudimenti del pronto soccorso o permettono la partecipazione a seminari e gruppi di lavoro.

Ma c’è chi li battezza come divertimenti immeritati per colpevoli che devono essere solo puniti.

È importante che gli errori effettuati dai detenuti siano prima di tutto compresi da loro.

Molti non hanno conosciuto valori formanti e le esperienze in prigione possono costituire possibilità di rinascita: se non si insegna il significato della parola relazione, l’importanza di porsi un obiettivo nella vita, offrendo l’opportunità d’imparare un mestiere onesto perseguiranno nell’errore, arrecando ulteriore dolore alle persone.

Occorre educare ad attribuire valore alla vita e lo si può fare prendendosi cura di qualcun altro, anche un animale, per far percepire emozioni e atteggiamenti sconosciuti o derisi.

Chi non attribuisce valore alla vita altrui non lo dà nemmeno alla propria, e in questo gli animali sono grandi maestri.

 

Carcere in Sudafrica

Il Carcere in Sudafrica

Città del Capo, la capitale legislativa del Sudafrica, è una metropoli con uno dei maggiori tassi di criminalità al mondo, ricca di contrasti stridenti: la bellezza naturale dei luoghi s’intreccia col dinamismo produttivo, ma anche con sconcertante povertà e disparità sociale.

Le risorse economiche sono concentrate in una ristretta cerchia di individui: chi nasce nelle baraccopoli ha pochissime opportunità, disponendo di un basso livello d’istruzione e cultura.

La criminalità è fatta da poveri, che rubano per sopravvivere, e da organizzazioni malavitose, che agiscono con gli unici comportamenti che conoscono e insegnano.

Molti finiscono nella prigione di massima sicurezza di Pollsmoor, che ospita settemila detenuti tra i più pericolosi.

In quest’ambiente difficile sono stati avviati due corsi denominati PEP, ossia Peace Educational Program, tenuti da volontari.
Uno di questi si chiama Janice Maguire ed è costretta dalla sclerosi multipla sulla sedia a rotelle.

Tra i partecipanti c’era Lester, 50 anni, condannato inizialmente per furti d’auto ma successivamente per reati più gravi. Stava seduto in fondo, senza nessuna intenzione di comunicare con gli altri.

L’uomo assisteva alla proiezione di filmati in cui parlava Prem Rawat, un indiano che ha dedicato la vita a trasmettere messaggi di pace. Al termine tutti erano invitati a esprimere le sensazioni provate o qualunque idea volessero palesare. Ma Lester restava in silenzio.

Dopo tre settimane, inaspettatamente intervenne dichiarando che, per la prima volta da anni, era riuscito a dormire.

Nelle celle alloggiano circa venti o trenta persone e il rumore è assai elevato.
Lester sostenne che prima qualcosa dentro di lui lo tormentava, impedendogli il sonno ma, da quando aveva ascoltato le parole di Prem Rawat, l’angoscia era come sparita e la confusione sopportabile.

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Cominciò a interagire con gli altri detenuti, commentando i discorsi di pace del PEP e sedendosi in prima fila al seminario, per raccontare le scoperte interiori attivate da Prem Rawat. Anche il suo aspetto fisico migliorò, assumendo una postura nuova.

Lui e gli altri partecipanti dichiararono gratitudine nei confronti dei volontari che si recavano tutte le settimane a tenere i corsi, regalando loro tempo libero e fiducia.

Alcuni hanno riferito di aver apprezzato la spontaneità dei relatori, la pazienza, il sacrificio e l’amore, rendendosi conto di aver commesso molti errori nella vita, sprecando attimi preziosi. Le parole hanno donato la speranza che la loro vita potrà continuare nel futuro in maniera diversa, rispettosa e degna.

La stessa Janice si è detta commossa dalla trasformazione osservata nei partecipanti che, per la prima volta, si sono sentiti trattati da esseri umani e non da reietti.

La direzione dell’istituto ha deciso di proseguire le sessioni di conferenze, convinta dalle parole dei detenuti che affermavano di percepirsi finalmente parte di una famiglia.

Non tutti i partecipanti vengono toccati da queste iniziative, non tutti dispongono di strumenti e capacità per comprendere gli sbagli commessi, ma chi riesce ottiene l’opportunità di cambiare, rientrando nella società senza il pericolo di danneggiarla nuovamente, conducendo un’esistenza migliore.

Città del Capo Sudafrica

Foto di Mikhael Subotzky Città del Capo, Sudafrica e Pixabay

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