Nella tradizione della cultura ottomana la cura medica per gli animali feriti, oppure randagi erano sentimenti molto comuni e sentiti.

Particolari attenzioni furono rivolte agli uccelli.

In Anatolia dove il clima era particolarmente freddo vennero costruite delle case per uccelli, rassomiglianti a piccoli ed elegante palazzi.

Queste bellissime case composte da vari materiali come mattonelle, pietre e legno, posizionate su pareti soleggiate ornavano le pareti di importanti edifici e strutture come fontane, scuole, biblioteche, locande, ponti e soprattutto moschee per omaggiare i sultani.

Ancora oggi si possono vedere le 17 case di uccelli sulla facciata esterna della Moschea di Ayazma a Üsküdar, costruita nella metà del XVIII secolo.

Le case hanno forme diverse su ogni facciata, alcune hanno dei contenitori di acqua e mangimi, ed anche passaggi e balconi in modo che gli uccelli possano salire e scendere.

La casa più antica di tutti è del XVI secolo ed è attaccata al muro esterno del ponte Büyükçekmece a Istanbul.

Le Case per gli uccelli in Turchia

Durante il suo periodo d’oro, i piccoli palazzi furono chiamati con  nomi diversi, come ad esempio “Kuş Köşkü” Sala degli uccelli, “Serçe Saray” Palazzo dei passeri o “Güvercinlik” colombaia.

Le case degli uccelli, bellissimi palazzi, mostrano quanto ci tenessero I turchi affinchè le loro città fossero adornate da autentiche gemme architettoniche e il loro amore per gli animali.

 Casette uccelli architettura ottomana

Oltre ai palazzi, furono costruite piccole case per cani e gatti randagi che vivevano per le strade (che spesso ricevevano un trattamento diverso da quello cui siamo abituati a vedere oggi per i cani randagi nel nostro Paese) e dove venivano posti quotidianamente cibo e acqua pulita.

Per gli ottomani assistere gli animali rappresentava un atto meritevole per quando morivano.

Erano soliti infatti lasciare degli averi affinchè gli animali venissero nutriti.

 Le case degli uccelli piccoli palazzi dell’impero ottomano

Ad occuparsi di questo vi erano nell’Impero ottomano, i “mangiadero”, veri professionisti  che vendevano il “mangia”, il cibo per cani e cani.

Alcune persone ancora in vita se non potevano occuparsene  personalmente, pagavano i mangiadero affinchè potessero  nutrirli  regolarmente.

In favore degli animali, furono varati nel XV secolo anche dei decreti da parte del  Sultano Mehmet il Conquistatore, il quale volle che venissero aperte nuove nicchie per far riposare gli uccelli.

Il sultano ordinò anche che i bovini e gli altri animali da carico quando diventavano vecchi venissero curati, lo “Stato” e le “associazioni animaliste” si facevano carico delle spese;

agli allevatori inoltre impedí di sovraccaricare gli asini e gli veniva riconosciuto il diritto di riposare nel pomeriggio dopo l’orazione e non potevano essere più montati.

Ma gli uccelli rimasero gli animali preferiti degli ottomani.

Ogni giorno i turchi si recavano ai mercati per comprare gli uccelli per poi liberarli poiché erano considerati testimoni davanti a Dio della loro bontà nel Giorno del Giudizio.

Distruggere un nido che aveva anche funzione religiosa era quindi impensabile, inoltre poteva essere l’inizio di un disastro.

Ad ogni “abitante” del palazzo veniva associato un significato diverso.

Si credeva che i piccioni proteggessero gli amanti;

le rondini proteggevano le case in cui nidificate dal fuoco.

Le cicogne se nidificavano nei camini portavano, indovinate un po’, i nascituri…

Ancora oggi i negozianti che vendono becchime sono soliti dar da mangiare agli uccelli, la gente lascia molliche di pane sui davanzali affinchè possano cibarsi.

Per quanto riguarda l’arte turca, gli uccelli sono rappresentati su piastrelle, porcellane e tappeti.

Questi piccoli palazzi ottomani, legati alla superstizione e alla religione, rappresentano un patrimonio di vere proprie opere d’arte.

Foto delle case degli Uccelli foto courtesy of Caner Cangül