Wow, questa è la espressione più complessa che il padre riesce a dire al proprio figlio dopo che, in un safary, gli ha fatto ammazzare un animale. Questo un atto di caccia è talmente esagerato da rendere evidenti le “qualità” dei protagonisti che non hanno il coraggio di metterci neppure un nome inventato.

Purtroppo sono cose che accadono spesso in Africa, un continente da sempre nell’immaginario dell’avventura delle persone che considerano avventuroso uccidere, ma anche in Asia e, sorprendentemente, ma non troppo, anche dalle nostre parti.

Non dirò il nome dell’agenzia, non per paura di ritorsioni, ma per non fargli una pubblicità gratuita che gli porterebbe l’interesse di altri esseri simili.

Le immagini simbolo di questo genere di turismo, purtroppo le conosciamo tutti; nei social ogni tanto appaiono ai frequentatori di gruppi animalisti accolte nel modo che meritano. Queste foto sono solo la prova che il rischio per animali in via d’estinzione proviene principalmente dalla avidità di sangue presente nel DNA dell’uomo che, quando è privo di controllo razionale, genera questi mostri.

Questi siti parlano di caccia legale ed etica ( come se fosse possibile) e lo fanno in inglese, rivolgendosi probabilmete ai molti fanatici di armi presenti negli Stati Uniti e nei paesi ricchi, decantando le proprie concessioni legali in parchi enormi.

La legalità in Africa ( ma certo non solo lì) sul rilascio di concessioni in generale è una cosa ridicola.

Un esempio particolarmente chiaro è la Tanzania dove il governo ha nuovamente autorizzato l’attività della Green Mile Safari due anni dopo il rilascio di un video con le atrocità commesse dai suoi clienti.

Nel video si potevano vedere diverse persone maltrattare crudelmente e uccidere degli animali selvatici, e l’agenzia che organizzava le cacce ha ora recuperato il suo permesso a svolgere l’attività dal Ministero delle Risorse Naturali e del Turismo della Tanzania dopo che lo scandalo ne aveva portato al temporaneo ritiro.

Così la Green Mile Safari, considerata una delle più crudeli aziende di safary in Africa, potrà ricominciare ad organizzare safari nella zona del lago Natron.

Il lago Natron, in Tanzania, è una distesa d’acqua dove i fenicotteri si fermano durante la loro migrazione. Il lago è vicino al Ol Doinyo Lengai, un vulcano attivo venerato dai Masai e si trova nei pressi della Rift Valley, nella Tanzania settentrionale. Nella varietà di animali che troviamo in questo semi-deserto ci sono i kudu (sono quelle belle antilopi con le corna a spirale), il bufalo d’acqua e tanti altri. Tutti sono, purtroppo, ambiti trofei in grado di alimentare le casse di chi pratica il business del safary.

Non è un caso che il Lago Natron fosse stato suddiviso fra due agenzie, la Friedkin ( WWS) e appunto la Green Mile Safari di proprietà di Sheikh Abdullah bin Butti Al Hamed, membro di una delle famiglie al governo ad Abu Dhabi. Questo spiega perché il permesso è stato restituito?

Per fortuna già diverse organizzazioni internazionali e molte iniziative di cittadini hanno lanciato campagne per chiedere al governo della Tanzania di annullare la nuova autorizzazione.

Fra i più attivi in questa lotta Wayne Pacelle, presidente di CEO di The HSUS, che ha dichiarato. “È terribile che il governo tanzaniano voglia ripristinare la licenza di caccia e le concessioni di una società conosciuta per aver commesso atti così eclatanti di crudeltà verso gli animali oltre ad una una serie di violazioni delle leggi della fauna selvatica della Tanzania. Ci devono essere delle conseguenze per cose così atroci ed illegali negare una concessione dovrebbe essere una di queste conseguenze”.

Ha poi aggiunto: “È tempo per la Tanzania di seguire l’esempio del Botswana e del Kenya e dare una brusca svolta alla direzione dell’economia con la creazione di politiche esplicite per proteggere la sua fauna… È possibile uccidere un elefante o un leone solo una volta, ma è possibile guardare queste creature nel loro ambiente naturale cento o mille volte, monetizzando ciascuno di quei momenti… “.

La International Fund for Animal Welfare (IFAW), creata nel 1969 e presente in più di 40 paesi, ha lanciato una petizione per una richiesta al governo della Tanzania affinchè il permesso concesso al Green Mile Safari venga revocato definitivamente.

In tutto questo si deve dare il giusto merito al canale di notizie e reportage in internet Quartz che ha pubblicato per primo il video che mostrava le atrocità commesse da Green Mile Safari. Il canale web ha indicato come queste informazioni e immagini gli siano state fornite da WildLeaks, un progetto che intende svolgere nel campo ambientale quello svolto da WikiLeaks, cioè fornire informazione mantenendo anonimi gli informatori allo scopo di far emergere la verità.

La verità per ora è che purtroppo quelle immagini continueremo a vederle. Saranno di uomini e donne che per colmare la loro insodisfazione o scarsa autostima non riescono ad immaginare niente di meglio che uccidere, magari davanti al figlio adolescente tronfio di orgoglio e di quella adrenalina che, si sa, limita molte facoltà.

Attenzione il video non è adatto alle persone troppo sensibili

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