Catturarla, farne fotografia, é la vana pretesa d'ucciderne l'emozione che vive nell'evoluzione e nel perpetuo mutamento. In un vuoto colmato, si rimane colpiti senza possibilità d'opporsi e resistere, niente d'afferrabile o visibile, ma con violenza scava un varco tra le budella, lasciando un' elevazione che non é propria dell'uomo, ma che diviene "eco" di un' informazione che non ha "ragione", neppure scavando tra le righe o tra le note. Poesia e Musica sono il cambiamento, sono l'indipendenza che é la base della libertà dell'individuo. E' tra le righe bianche, nell'incontro e scontro tra le parole che si trova la musica, così come negli intervalli o negli accenti, si svelano le parole. Poesia e Musica, sono identico respiro, il movimento continuo ch'è rivelazione dell'Anima universale. Le mie parole, sono semplicemente i "miei scritti", quello che vivo e che sono. Credo però, che le parole migliori per descrivermi, siano quelle che aprono "Terra alla Pioggia", che hanno tra le righe il mio passato, il presente ed il futuro.Terra alla Pioggia di Libero Alearno L'espressione è movimento, istinto che prende vita nell'attimo, e non ha fine. È il "se fosse", nucleo del cambiamento. Non siamo in grado di darle forma, tantomeno di reprimerla.

Osservo le persone camminare dallo scalino di un portone lungo la strada…lo farei per ore, è lo stesso effetto che provo davanti alle fiamme in un camino, è miracoloso ad esempio, non vederne una che assomigli a un’altra neppure vagamente.

 

Ognuna con un passo differente, qualcuno sorride, qualcuno ha gl’occhi persi sulla punta delle scarpe, chi sta guardando i tetti come li scoprisse adesso, nonostante viva quei viali da sempre. Poi tre adolescenti, parlano, scherzano, uno di origine africana, quello al centro ha tratti asiatici, l’altro caucasici; camminano lenti e guardarli fa pensare che forse è tutto più facile di quel che sembra.

 E’ una sera di tanto tempo fa, uno di quei momenti dai quali capisci immediatamente di aver ricevuto qualcosa, istanti che poi ti rimangono nel tempo. Mi volto per appoggiare la schiena sullo stipite dell’ampio portone e vedo un gruppo di persone in cerchio. Non erano appena arrivate e nonostante non mi fossero lontane, non le avevo notate, o meglio, non le avevo sentite. Non volevo esser invadente con lo sguardo, ma quel silenzio… Insisto così per un attimo.

Niente di più banale, stanno parlando e ridendo, attraverso la lingua dei segni.

Di banale in realtà non c’era nulla e il termine che forse può sembrare offensivo, in realtà vuole invece manifestare la speranza(!), che banale lo diventi presto, perché se non fosse stato conseguenza di un problema, quel “silenzio comunicato” l’avrei trovato unicamente soave, una contrapposizione al baccano quotidiano del quale sembriamo aver necessità per (non)dialogare in famiglia, al lavoro, nelle strade, in televisione, in parlamento, persino coppie e matrimoni nascono per evitar il silenzio e quanto invece, possono esser del tutto inutili le parole.

La LIS, Lingua Italiana dei Segni, ha una struttura morfologico-sintattica e lessicale che la rende una vera e propria lingua.

Mi chiedo quindi, ad esempio, quale sia il motivo che le impedisce di essere materia scolastica al pari dell’italiano, eliminando così difficoltà quotidiane quali l’istruzione stessa, l’informazione, il libero accesso ai servizi, ma anche ricevere una risposta in caso di necessità o recarsi semplicemente in un museo.

Perché come spesso accade, finché un ostacolo non è sulla propria strada, nel migliore dei casi ne ignoriamo l’esistenza, lasciando così che per altri, questo si trasformi in una barriera volte invalicabile.

L’Italia, infatti, seppur il numero degli utilizzatori della LIS sia tutt’altro che irrilevante e secondo dati recenti, nel nostro paese nascano circa 220 bambini sordi l’anno, non riconosce ufficialmente la Lingua Italiana dei Segni, come già avviene in numerosi Paesi e nonostante abbia approvato, nel 2008, la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

In un momento storico dove l’integrazione è al centro di ogni dibattito, il vuoto creato non solo produce emarginazione, ma lede la dignità di migliaia di persone e pare proprio che il problema non sia la sordità della quale sono affette, ma quella di un Paese che trasforma nuovamente un magnifico silenzio, in un baccano insopportabile.