Tutti prima o poi hanno sentito questo nome impronunciabile: Auschwitz; ma ancora più indicibile è l’orrore che esso rappresenta.

Perché gli uomini sono capaci di tanta ferocia?

 

 

Vi è un percorso che si ripete in simili circostanze: una via che passa per l’ignoranza e porta alla follia. Hitler odiava gli Ebrei; ma quel che è peggio, è riuscito a farli odiare anche a tanta altra gente, indotta ad assistere al loro sterminio senza ribellarsi.

Qual è questo percorso?

Il punto di partenza è uno stereotipo razziale:

le persone si formano un’immagine mentale negativa che attribuiscono a tutta una categoria, in questo caso agli Ebrei;

Hitler riuscì a sfruttare una visione degli Ebrei che in realtà era sempre stata presente nella testa dei suoi connazionali: essi sono furbastri, avari, traditori, pronti a tutto pur di racimolare denaro; sono usurai e non ci si può fidare di loro; ma soprattutto discendono dal popolo che uccise Gesù Cristo.

Sfruttando questo stereotipo, Hitler convinse i Tedeschi che la Germania aveva perso la prima guerra mondiale principalmente a causa de tradimento degli Ebrei, che l’avevano “venduta” al nemico.

Da uno stereotipo deriva necessariamente un pregiudizio:

letteralmente questa parola significa “giudicare prima di conoscere”; chi accetta un pregiudizio pensa che i difetti e le qualità negative vadano attribuite ad un individuo solo perché appartiene a un determinato gruppo;

quindi se so che Samuele è ebreo e condivido i pregiudizi sugli Ebrei, lo giudicherò malvagio in quanto ritengo che tutti gli Ebrei lo siano, senza preoccuparmi di conoscere Samuele per quello che è come essere umano.

Costruire stereotipi ed avere pregiudizi è indubbiamente sbagliato:

ognuno di noi ha diritto di essere giudicato per come si comporta, per come agisce nei confronti del prossimo, per le sue caratteristiche personali; nessuno deve vedersi rifilare delle etichette preconfezionate dall’ottusità e dalle mancanze di apertura nei confronti degli altri. Bisogna imparare a pensare con la propria testa, per poter scoprire che Samuele è davvero simpatico e che potrebbe diventare un mio grandissimo amico.

Hitler e i nazisti furono grandi costruttori di stereotipi e diffusori di pregiudizi; gli Ebrei cominciarono in questo modo a diventare le loro vittime.

Quando Hitler prese il potere, nel 1933, iniziò ad espropriarli dei loro beni, ad escluderli dalla vita pubblica, emarginandoli e rinchiudendoli nei ghetti, parti delle città a loro destinate e nelle quali dovevano per forza vivere;

li costrinse a portare un simbolo cucito sui vestiti, per essere immediatamente riconoscibili: si trattava della “stella di David”, che in realtà per loro è un simbolo sacro, ma i nazisti lo trasformarono in un marchio di infamia. Milioni di persone subirono violenze e soprusi, solo perché erano ebree; non avevano fatto niente di male, erano persone oneste, ma i nazisti pensavano che meritassero ogni male perché erano Ebrei.

Quanto detto finora non fu che l’inizio: quando scoppiò la seconda guerra mondiale portò con sé il terrificante fenomeno della Shoah.

Gli Ebrei vennero deportati in luoghi orribili detti Lager:

si trattava di campi di concentramento, dove essi venivano imprigionati, privati di tutto, a partire dalla dignità, costretti a vivere in baracche, al freddo e con pochissimo cibo, sottoposti ad ogni genere di violenza;

dovevano lavorare per i nazisti, ma quelli più deboli, giudicati “inutili”, venivano subito uccisi. Progressivamente i Lager si rivelarono veri e propri campi di sterminio: il loro vero scopo era uccidere tutti gli Ebrei, in un folle progetto che Hitler chiamava “soluzione finale”.

Auschwitz è il più famoso di questi campi di sterminio;

in esso ed in altri simili morirono circa sei milioni di persone, soltanto perché erano ebree. Mediante stereotipi e pregiudizi si era costruita “la grande colpa” che rendeva tanta gente meritevole di essere sottoposta ad atrocità ed assassinio.

Quanto successo ad Auschwitz basta a far tremare di fronte a quello di cui possono essere capaci gli uomini nei confronti dei loro simili. Se non fossero esistiti stereotipi e pregiudizi contro gli Ebrei, probabilmente non avremmo mai sentito parlare di Auschwitz, se non come di un impronunciabile paesino della Polonia.

Per questo bisogna rifiutare le idee preconfezionate e pensare con la nostra testa: per evitare che possa ripetersi qualcosa di simile ad Auschwitz.

Eppure… oggi in sempre più parti della nostra Europa si stanno costruendo muri, che prima sbarrano il cammino, poi finiscono per rinchiudere in spazi sempre più angusti. Soprattutto dicono “no” a chi rivendica un diritto umano fondamentale, quello di salvare la propria vita sfuggendo dalla disperazione.

La situazione non è proprio identica, se non altro perché gli Ebrei erano già in Germania e negli altri Stati che i Nazisti invasero;

tuttavia ad inneggiare a questi muri sono innanzitutto i loro eredi, i nostalgici di un regime che dovrebbe suscitare qualsiasi tipo di emozione, ma non la nostalgia né il desiderio di un suo ritorno.

Alle radici gli stessi pregiudizi e lo stesso odio razziale che colpirono le vittime della Shoah, che vanno diffondendosi velocemente, penetrando nelle menti di troppe persone per non risultare preoccupanti. Aveva dunque ragione

Giambattista Vico? La Storia è fatta di “corsi e ricorsi” che ineluttabilmente sono destinati a ripetersi? Ecco un bel interrogativo su cui riflettere; soprattutto se si vuole evitare che altri Lager vengano ad infestare quel territorio che avrebbe dovuto unire i popoli.