Bentornati amici lettori di CaffèBook (caffebook .it), eccoci di nuovo all’appuntamento con l’artista di turno, oggi avremo con noi Keith Haring.

Lo sto andando a prendere al suo ritorno da Milano e sono a bordo del mio Maggiolino che per l’occasione è stata verniciato completamente di color giallo limone, il volante giallo limone, il tettino apribile giallo limone, la tappezzeria da nera trasformata in panno color giallo limone, il cruscotto e tutte le parti interne indovinate un pò… insomma il Maggiolino è totalmente di colore giallo! Mentre percorro la strada tutti mi stanno guardando e Keith non può assolutamente non vedermi. Mi sta aspettando, lo vedo, anche lui mi vede, accosto e lo faccio salire.

 

Articolo Intervista con l’artista Keith Haring e il muro giallo di Walter Festuccia su CaffèBook (caffebook .it)

– Hi Keith
– Ciao Walter
– Benvenuto a Roma, ma parli Italiano?
– Sì l’ho imparato vedendo le partite di calcio del vostro campionato, senti Walter ma questa automobile non ti sembra troppo gialla?
-Ma l’ho fatta così per te, sapevo della tua passione per le automobili colorate e così l’ho immersa in una vasca riempita di tinta gialla.
– Ah bene ora dove andiamo?
– Pensavo di portarti a vedere il Colosseo.
– Sì buona idea.
Signore e Signori ora intervisteremo Keith Haring e avremo come sfondo l’Anfiteatro Flavio, a bordo del mio Maggiolino abbiamo caffè, patatine, pizza e delle olivette squisite condite al tamarindo, possiamo iniziare.

– Keith puoi considerarti un predestinato? Tuo padre provava molto interesse verso i fumetti se fosse stato un venditore di frigoriferi forse non saresti divenuto un artista.

– Oh sì mio padre aveva una grande passione per la grafica e per i comics ma ti confesso che quando io ero nella culla a pochi mesi già disegnavo cartoni animati.

– Già, quindi entrambi i tuoi genitori avevano capito la tua predisposizione all’arte.

– Sì, mi iscrissero ad una scuola d’arte, mi volevano far diventare un grafico pubblicitario, sai andavano di gran moda in quel periodo, Walter puoi passarmi un pò di caffè?

– Si certamente vuoi anche un dolcetto?

– Perchè no, sai Walter a me piaceva disegnare ma non sopportavo molto gli schemi, la freddezza di certi materiali tecnici tipici della grafica, lo stare fermo sulla sedia davanti al tavolo da lavoro, ecco quel tipo di scuola non faceva per me.

– Keith ti piace il Colosseo?
– Certamente le vedi le arcate, non trovi che sono così moderne?
– Anche tu lo sei stato.

– Per me è stato tutto così facile vedi la matita oppure ogni altro strumento per disegnare era semplicemente un tutt’uno con il mio braccio. Io disegnavo senza fare sforzi, le linee, le curve era come danzare oppure come fluttuare piacevolmente nel mondo della mia fantasia. A vent’anni mi sono trasferito a New York, non ho mai avuto le physique du role per affermarmi nelle consuetudini.

Vedi con i miei occhialoni tondi, i pochi capelli spettinati, l’andatura dinoccollata, sempre con indosso la solita felpa, insomma ero sempre un po’ fuori luogo ma con una matita, con un pennino in mano mi trasformavo in un supereroe della creatività. Lavoravo incessatamente senza avvertire la fatica semplicemente perchè mi divertivo. Ero libero di fare quello che suggeriva la mia immaginazione, non avevo limiti nè ero vincolato da qualche legame

È vero i miei toni, le mie figure erano piatte, pochi segni per dare loro il dinamismo ma a me non importava: quello era il mio linguaggio e piaceva alla gente. Lavoravo su qualsiasi superficie ero un leone fuori dalla gabbia senza tela e cavalletto. Gioivo fuori dalle quattro pareti di uno studio, la mia estasi era un muro, un vecchio manifesto, sotto la metropolitana, l’arte deve essere per tutti non per pochi,

l’arte deve essere a disposizione di ognuno che possa amare ed essere amato da tutto quello che ci circonda.

– Keith che rapporto avevi con la gente?

– La gente mi piaceva, non sono mai stato un lupo solitario, amavo lavorare nei luoghi dove ognuno poteva godere della mia fantasia, chiunque poteva chiedermi quello che stavo facendo e io amavo rispondere spiegando e ridendo insieme a loro, insomma la mia vita d’artista era viva e divertente.

 

Keith Haring e il muro di Berlino

Keith Haring e il muro di Berlino

Articolo Intervista con l’artista Keith Haring e il muro giallo di Walter Festuccia su CaffèBook (caffebook .it)

– Avevi circa 28 anni quando sei partito per la Germania ti avevano invitato a dipingere sul muro di Berlino.

Nel 1986, già mi invitarono e non persi tempo. Mi avevano fatto trovare il muro con il fondo giallo proprio come il tuo Maggiolino. 

Una giornata di lavoro sulla parte Ovest del muro, dentro di me ridevo come un matto al pensiero che lavorando senza sosta sulle figure che si tenevano per mano lungo i 107 metri, alla fine del muro avrei desiderato girare nella parte Est e continuare l’abbraccio fra gli uomini che stavo dipingendo. Solo tre colori, giallo, rosso e nero i colori della bandiera Germanica un popolo che doveva tenersi per mano senza barriere, valeva per loro e per ogni altro popolo il mio voleva essere un messaggio universale.

Keith ti va di guidare questa automobile tutta gialla?
– Beh perchè no, dai Walter cedimi il tuo posto.
-Ok solo alcune raccomandazioni, questa è una macchina speciale, se muovi quell’interruttore arancione azionerai  l’over power.
-Ah e che cos’è?
-E’ un accelleratore di velocità.
-Talmente veloce da farti volare?
-Sì.
-Walter molto bene, sembra che ultimamente abbiano scoperto dei pianeti simili alla nostra terra, che ne dici di andare a fare un giro nella galassia?
E così amici lettori di CaffèBook (caffebook .it) io e Keith Haring vi ringraziamo e vi salutiamo partiamo per un viaggetto nel cosmo, ma non preoccupatevi torneremo presto per il prossimo artista.

 

Articolo Intervista con l’artista Keith Haring e il muro giallo di Walter Festuccia su CaffèBook (caffebook .it)