Dinnanzi all’altruismo, all’ammirazione, al rispetto ci si deve inchinare e questo fa risaltare De Amicis nell’annotazione del 25 febbraio intitolata “Invidia” sull’increscioso fatto accaduto in classe proprio quel giorno.
Oggetto di tale invidia fu la bravura del compagno di classe Derossi che eccelleva sempre in qualsiasi materia e la goccia che fece traboccare il vaso fu la meritata medaglia assegnata dal maestro mentre Votini era il compagno di classe invidioso.

L’invidia è manifesta ed impossibile da nascondere e ogni volta che il maestro lodava Derossi i compagni osservavano il viso di Votini che si trasformava in smorfie di rabbia.

 

25 gennaio, Invidia da Cuore di De Amicis

 

“… Nell’uscir dalla scuola passando davanti a Derossi, Votini ch’era un po’ confuso, lasciò cascar la carta asciugante. Derossi, gentile, la raccattò e gliela mise nello zaino e l’aiutò ad agganciare la cinghia. Votini non osò alzare la fronte.”

La tendenza a discolparsi dall’invidia portò Votini a calunniare il compagno che a parere suo non era meritevole della medaglia. I compagni quindi tramarono di donargli una medaglia di cartone al valor di …… serpe ed a consegnarla sarebbe stato proprio Derossi ma il rispetto e l’educazione sono figli dell’intelligenza che Derossi non smentì di possedere e con determinazione si rifiutò di prender parte della tresca distruggendo quella metaforica medaglia.

Con signorile gentilezza Derossi raccolse da terra la carta assorbente che scivolò a terra a Votini, che chinò il capo in segno di resa innanzi alla grande e utile lezione di vita.

L’invidia, uno dei sette vizi capitali, è un sentimento negativo sia per chi la prova sia per chi ne è oggetto.

Essa si manifesta subdolamente ed ha effetti devastanti.

L’invidia è “un triste sentire verso il bene degli altri come ostacolo alla propria superiorità”.

La definizione deriva dal latino in videre – vedere con odio, guardare con occhio malevolo (malocchio).

Otello e l'invidia di IagoAlcuni filosofi contrappongono l’invidia all’ammirazione o all’essere misericordiosi (amore che gode del bene degli altri). Per altri questo sentimento escluderebbe qualsiasi rapporto di amicizia in quanto eccelle il bene verso gli amici ed all’interno di questo rapporto non può esistere invidia.

Per alcuni psicologi essa nascerebbe da carenza affettiva nell’età infantile, da un eccesso di competitività o come conseguenza a frustrazioni.

Una famosa figura in letteratura che personifica l’invidia è Iago nell’opera shakespeariana “Otello”. Iago è un personaggio che trama all’ombra spargendo calunnie, addirittura scatenando la furia omicida di Otello che uccise la moglie Desdemona.

Altra figura accecata da invidia è Javert, antagonista di Jean Valjean ne “I miserabili” celebre opera di Victor Hugo, pubblicata nel 1962.

L’invidia è stata personificata anche in pittura.

Giotto dipinge l’invidia nella Cappella degli Scrovegni a Padova raffigurandola come una donna avida che tiene stretti a sé i propri averi mentre brucia del suo stesso male. Una serpe le esce dalla maldicente bocca per entrare nei suoi occhi ed avvelenare così con lo sguardo.

Ancora oggi l’invidia serpeggia nel mondo in modo eclatante ed a mio parere una buona dose di autostima è il miglior antidoto per chi è succube di questo male.

 

Invidia (poesia di Angela Schembri)

Come malefico demone ti celi
sotto false spoglie nel nome d’amicizia
e quel subdolo sentimento che ti rode
ti farà vivere in pieno tormento
mentre la vita tua inesorabilmente si corrode.

Striscia per terra e arretra,
pronta ad esser da tutti calpestata,
orripilante serpe velenosa,
inghiottirai polvere e ivi morrai,
ogni volta e sempre da tutti odiata.

Nei bassi inferi tu transmigrerai,
come demonio che brucia del suo stesso peccato,
le tue spire assassine possano avvolgerti
estirpando con sofferenza soffocante il fiato
finché malanima nulla avrà più a dire.

Sei invidia, figlia di egoismo e malvagità;
cacciata dal nostro Dio e dalla sua gente
ti ritroverai sola per strade cieche a mendicare
quell’amicizia, pace e amore invidiati
e senza pietà alcuna da te calpestati.