Caterina Oddenino si considera un’artista a 360°, non per quello che scrive, o dipinge o propone di se stessa, ma per quello che è: una creativa, unapennanelvento che si lascia trasportare dalle nuvole. Scrive da sempre. Proviene dalla Accademia di Belle arti, pittrice e scrittrice, ha raccolto consensi e riconoscimenti lungo un percorso decisamente variegato. Ha collaborato con gallerie d’arte, associazioni, compagnie teatrali e quant’altro e ha maturato, attraverso la sua eclettica esperienza, uno stile e un’impronta che la contraddistinguono ovunque. Ha formato persone e scoperto talenti. Collabora tutt’ora con associazioni, librerie e compagnie teatrali. Ha camminato abbattendo muri e saltando fili spinati e alternando prati di rose a cardi palustri camminando in tondo nello stagno e in silenzio e in compagnia di se stessa ha attraversato montagne a piedi scalzi e trascinato pietre lisce e dorate, e ornamenti di perle sul capo hanno adombrato la fronte… Ora sa che la sua vocazione è scrivere. Ogni giorno riempie una pagina della sua vita e i suoi pensieri definiscono la via e corrono veloci e si rivede attraverso gli occhi della consapevolezza e si rivela, attraverso il fluttuare degli eventi. La sua ultima creazione è l’associazione salottoletterario che la porta a condividere pensieri ed opinioni sulla falsa riga di un libro a tema in un percorso itinerante in strutture quali associazioni e librerie disponibili ad allargare cultura e comunicazione. Viviamo in un’epoca in cui predomina l’individualità e l’obbiettivo di Caterina Oddenino è di creare comunicazione e condivisione attraverso l’arte e la cultura, i suoi salotti e il suo scrivere.

Oggi non si considera più l’insegnate come dispensatore di nozioni, ma viene inquadrato in una diversa prospettiva che lo vede partecipe di un evolversi collaborativo, educativo, pedagogico che investe tutti gli aspetti del rapporto maestro/allievo.

Le esigenze sociali richiedono una scuola che sia guida per i giovani e accompagnamento alla vita;

non solo nozioni e valori statici, ma percorsi che conducano il ragazzo alla sua realizzazione.

Il significato intrinseco della parola educare, significa far emergere il meglio dall’allievo esprimendo quella somma di valori che gli appartengono.

Per questo motivo il maestro di De Amicis e l’insegnante di oggi pongono un forte accento sulla valorizzazione e la formazione di ciascun alunno, che deve essere considerato innanzitutto un uomo ed un cittadino, con diritto e dovere e partecipazione cosciente e responsabile alla vita democratica e civile del proprio Paese.

La figura del docente assume, oggi, un ruolo innovativo che non è solo “informazione”, ma “formazione” e da dispensatore di nozioni il maestro si trasforma in guida propositiva .

amalo perché ti apre e t’illumina l’intelligenza e ti educa l’animo; perchè un giorno, quando sarai uomo, e non saremo più al mondo nè io nè lui, la sua immagine ti si presenterà spesso alla mente accanto alla mia…

Ma purtroppo oggi la figura del maestro non è così apprezzata; gli insegnanti non sono più in grado di censurare la diseducazione o gli atti di bullismo né di correggere i comportamenti; non possono più permettersi di attribuire i voti relativi al grado di preparazione effettivo, perché i genitori, ansiosi di dimostrare che i loro figli sono una sorta di scienziati incompresi, tacciano i docenti come ingiusti e impreparati e fanno dei loro figli, le vittime.

Ha ben ragione il tuo maestro di essere qualche volta impaziente! Pensa che da tanti anni fatica per i ragazzi; e che se n’ebbe molti affettuosi e gentili, ne trovò pure moltissimi ingrati, i quali abusarono della sua bontà, e disconobbero le sue fatiche; e che pur troppo, fra tutti, gli date più amarezze che soddisfazioni.” 

Gli insegnanti, consapevoli dell’importanza del loro ruolo, amano i loro studenti e li vedono con un’ottica diversa da quella dei genitori, ne osservano la crescita e la maturazione.

amalo quando ti accarezza e quando ti rimprovera” gli dice il padre. De Amicis, fautore della disciplina e della severità come strumento educativo, invita il ragazzo a rispettare il suo maestro anche quando lo rimprovera.

 

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La lettera del padre è commovente e toccante e insegna la gratitudine verso il maestro di allora e noi la rivolgiamo verso gli insegnati di adesso.

Oggi sono grata alla mia maestra delle elementari che mi ha insegnato molto; mi ha insegnato l’amore e il rispetto e non è poco.

 

……e ancora di E. De Amicis ci parla di gratitudine immaginando l’ultimo gesto di un soldato, il quale nel momento della morte riesce a strappare un fiore per donarlo a lui in segno di riconoscenza.

Edmondo De Amicis – Poesie (1882)

 

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GRATITUDINE

Tutto di sangue orribilmente intriso
Vidi un soldato a cui fuggìa la vita
E la campagna intorno era fiorita
Di fiori bianchi al pari del suo viso.

Accorsi, mi chinai; mi guardò fiso
Quasi incurante de la sua ferita,
E la pupilla tremula e smarrita
S’illuminò d’un rapido sorriso.

Io lo sostenni con cura amorosa,
Ma la sua bocca non profferse un detto;
L’occhio solo dicea: Tutto è finito.

Tastò intorno la terra sanguinosa,
Divelse un fior, me lo gittò sul petto
E ricadde sull’erba irrigidito.

 

(foto da pixabay, popsugar.com, angolo della memoria, Domenico Berardi )