In Emilia-Romagna la Legge Regionale n° 23 del 1989 ha istituito il servizio volontario di vigilanza ecologica. Si tratta di raggruppamenti di uomini e donne che dedicano parte del tempo libero per pattugliare il territorio ai fini del rispetto delle leggi a tutela dell’ambiente.

Nell’espletamento del servizio sono considerati pubblici ufficiali ottenendo tale status per decreto a seguito del superamento di un esame.

Le G.E.V., Guardie Ecologiche Volontarie, collaborano con gli Enti Locali affiancando vigili municipali, guardie provinciali e forestali.

 

In una società in cui la spending review la fa da padrone, il volontariato diventa una risorsa preziosa e indispensabile per conservare la sicurezza della collettività.

La salute dei cittadini viene garantita anche attraverso la tutela del patrimonio naturale, la prevenzione degli inquinamenti, la segnalazione di rischi quali incendi e alluvioni e si attua attraverso il controllo capillare della zona in cui si vive. Monitorare l’ambiente è possibile solo attraverso una sinergia tra la vigilanza istituzionale e l’apporto qualificato e motivato del volontariato ecologico.

Ma cosa fanno in concreto le G.E.V.?

Non si limitano a soccorrere uccellini caduti dal nido ma vanno oltre.

   Svolgono attività informativa ai cittadini ed educativa nelle scuole accompagnando i ragazzi nei parchi con visite guidate, mettendo a dimora piante e arbusti, organizzando mostre fotografiche con gli alunni; sistemano la tabellazione nei sentieri dei parchi cittadini ed esterni.

Effettuano controlli sugli spandimenti dei liquami e, in caso d’infrazioni, emettono multe. L’ingrandimento degli allevamenti zootecnici porta alla produzione di grandi quantità di liquami che devono essere smaltiti correttamente per non inquinare le falde acquifere. Il controllo viene eseguito dai tecnici dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione dell’Ambiente a cui i volontari danno un prezioso apporto.

Segnalano le anomalie riscontrate nei corsi d’acqua in cui si scaricano i reflui urbani e industriali avvertendo l’autorità competente.

   Fanno vigilanza anti-incendio nelle aree protette e boschive, verificando la regolarità della raccolta di funghi, tartufi e frutti di bosco.

Cooperano con le autorità preposte nelle opere di soccorso in caso di calamità pubbliche di carattere ecologico con attività di protezione civile, portando aiuto nelle zone colpite da terremoti, alluvioni o emergenze come quella dei migranti.

Contribuiscono a calmierare le spese del personale dei Comuni presidiando i posti di blocco sulle strade durante le manifestazioni sportive che di solito si svolgono nelle giornate festive.

Vigilano sull’abbandono dei rifiuti e censiscono le discariche, così come controllano che i cacciatori, oltre ad evitare l’uccisione di specie protette, rispettino le distanze di sicurezza da strade e abitazioni.

Si può dire che le G.E.V. cercano d’impedire le ripercussioni delle scorrette attività umane sulla collettività: che un cittadino seduto tranquillo sulla poltrona di una casa di campagna si ritrovi impallinato, respiri i miasmi dell’aria malsana o s’imbatta, nel campo adiacente, in un cumulo di materiali inerti abbandonati. Perlomeno ci provano con le migliori intenzioni, regalando tempo e impegno alla comunità di cui fanno parte.

Ho conosciuto le G.E.V. per motivi di lavoro trovandomi nella necessità di apprendere le normative ambientali e frequentando i loro corsi di formazione. Ho fatto l’esame, ho conseguito il decreto e sono andata sul campo con loro, imparando molti aspetti del territorio in cui vivo e comportamenti che influiscono su di esso.

Le G.E.V. possono anche accertare e prevenire le prescrizioni contenute nei regolamenti comunali e nelle ordinanze sindacali: basta stipulare una convenzione tra Raggruppamenti e Comune. La più gettonata è la vigilanza nei giardini e parchi comunali.

Un’ordinanza che ho applicato è quella per la tutela del suolo pubblico dagli escrementi di cani che comportano un pericolo igienico per i bambini e disturbo agli adulti.

Quando portavo mio figlio al parco giochi mi sono spesso confrontata con proprietari di cani poco rispettosi che non adoperavano le apposite aree di sgambamento, incuranti degli altri fruitori. Gli animali sono una presenza che apprezzo ma una responsabilità del proprietario da non imporre agli altri ma di cui deve gestire anche le produzione organiche senza arrecare disagio.

Non siamo di fronte a un pericoloso fenomeno d’inquinamento ma solo a un atto di maleducazione. Come buttare una gomma da masticare per terra, fare un pic-nic in spiaggia abbandonando i rifiuti o fumare nei luoghi comuni: episodi in cui s’impone al prossimo, in maniera egoistica, la conseguenza di una scelta personale.

La maleducazione e la mancanza di coscienza sociale non appartengono a un gruppo o a una categoria specifica ma solo ad alcuni singoli individui e non è corretto generalizzare parlando male di tutti i proprietari di cani, i masticatori di chewingum e i fumatori.

Resta però il fatto che alcuni volontari, invece di compiere interventi incisivi a favore dei cittadini, si ritrovano a perlustrare i parchi per insegnare ad alcuni a raccogliere le cacche dei cani.

Uno spreco di risorse per l’intera collettività.

(foto da federgev.it, ambiente.regione.emilia-romagna.it, wikipedia.org)