Paola Iotti è nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964. Ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata nella 3^ edizione del Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e sempre seconda al concorso letterario 2015 Voci per i Cavalli organizzata dalla onlus Horse Angels. A gennaio 2016 un suo racconto intitolato “La fattoria del Gelso Bianco” è stato selezionato nella raccolta “Favole senza frontiere” edito da Alcyone Casa Editrice. Sono favole che spiegano ai bambini, in modo semplice e divertente, il problema dell'immigrazione. A maggio 2016 si è classificata al terzo posto con un racconto alla 7^ edizione del Concorso Letterario Nazionale Naviglio Martesana. A luglio 2016 è risultata vincitrice del Concorso letterario Voci per i cavalli 2016, sezione inediti, organizzato dalla onlus Horse Angels con l’opera “Il cavallo, un’amicizia che va oltre il possesso” che raccoglie una serie di articoli relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Pubblicazioni di Paola Iotti Come l’arcobaleno tra una criniera: Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire che la mia casa editrice, Giovanelli Edizioni, sensibile al tema degli animali, condivide il sostegno all’associazione di Jill Robinson e degli Orsi della Luna. La casa editrice Giovanelli con parte dei proventi oltre che ad Animal Asia sostiene anche la Lega Anti-Caccia e la L.A.V.

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.

Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezzaAlbert Einstein.

 

 

   I pensieri di Einstein sono sempre profondi e moderni anche se mi lascia perplessa il contrasto tra la grande umanità espressa e la conseguenza delle scoperte che hanno aperto la strada a terribili strumenti di morte.

San Francesco viene invece ricordato per il Cantico delle Creature con cui ringrazia Dio per la creazione del mondo: l’amore per gli animali, le piante e i fenomeni naturali sono un modo per riconoscere la benevolenza del Signore e avvicinarsi a lui.

C’è un altro Francesco che ha scritto un cantico straordinario in continuità col santo di Assisi, giungendo ad affermazioni mai sostenute dalla Chiesa in maniera così chiara e diretta: mi riferisco a Papa Francesco.

Nel 2015 ha redatto la seconda enciclica dal titolo “Laudato si’”.

   Il suo discorso è lungo e articolato, incentrato sul concetto di interconnessione del comportamento umano con tutto ciò che lo circonda, sostenendo che la violenza sulla natura sia strettamente legata a quella sull’uomo. “La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi”. Esiste un’“intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta” e “poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna dev’essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione, e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri”.

L’uomo, conscio dell’intelligenza di cui è stato dotato, ha distorto il compito assegnatogli di custodire la Terra, non riconoscendosi come creatura limitata ma pretendendo di sostituirsi a Dio e trasformando l’originaria relazione armonica tra essere umano e natura in un conflitto. Il Papa rifiuta con forza che “dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature. Questa responsabilità di fronte ad una terra che è di Dio, implica che l’essere umano rispetti le leggi della natura e i delicati equilibri tra gli esseri di questo mondo”.

Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l’uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose”.

Come recitava il Francesco medioevale, tutti sono figli di un unico Padre: per il Francesco moderno il bene comune impone che il principio di solidarietà non sia riservato alla sola persona umana ma che la fraternità abbracci tutte le creature viventi. Questo bisogno di solidarietà universale viene evocato perché la violenza arrecata a sorella terra provoca lamenti che si uniscono a quelli degli abbandonati e dei poveri del mondo: per il Papa “il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi”.

Dopo avere maltrattato la “casa comune”, Papa Francesco invita l’uomo a un cambiamento di rotta per far ritornare il pianeta all’originario stato voluto dal Creatore, colmo di pace, beatitudine e armonia.

Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea…

Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia.

Papa Francesco è molto chiaro su questo punto.

   Gli altri esseri viventi non sono funzionali all’uomo poiché hanno senso e valore autonomi: nessuno lo autorizza ad assoggettarli alle proprie esigenze e sfruttarli come mere risorse.

Quando il cuore è veramente aperto a una comunione universale, niente e nessuno è escluso da tale fraternità. Di conseguenza, è vero anche che l’indifferenza o la crudeltà verso le altre creature di questo mondo finiscono sempre per trasferirsi in qualche modo al trattamento che riserviamo agli altri esseri umani. Il cuore è uno solo e la stessa miseria che porta a maltrattare un animale non tarda a manifestarsi nella relazione con le altre persone. Ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana.

L’insensibilità verso la sorte di animali e piante porta a una diminuzione del livello di consapevolezza e alla “globalizzazione dell’indifferenza”: la visione di chi attribuisce priorità all’economia si svincola dall’etica e dalle leggi naturali.

La direzione che prende chi degrada l’ambiente va di pari passo con quella di chi sfrutta e impoverisce l’uomo poiché la speculazione finanziaria e il disprezzo per la dignità delle persone procedono parallelamente ai guasti ambientali e all’insorgere di nuovi conflitti armati dovuti alla necessità di approvvigionarsi di risorse.

Per cambiare rotta occorre mutare radicalmente la mentalità corrente contrastando il pensiero che fa dipendere tutto dalla tecnologia di cui l’uomo è l’unico artefice.

La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale.

La terra viene depredata, portando all’estinzione di varietà la cui scomparsa incide su tutti anche se paiono lontane o inutili: “… migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto.

L’attuale modello di sviluppo viene individuato come causa sia delle ingiustizie socio-economiche, del degrado ambientale e della crescente minaccia alla biodiversità. L’intervento umano al servizio della finanza e del consumismo illude di creare una bellezza alternativa a quella naturale.  Quando Adamo volle mettersi al posto di Dio e plasmare la Terra a propria immagine e somiglianza per ribadire dominio e superiorità, ecco che le conseguenze del comportamento arrogante si ripercuotono sulla sua stessa salute e sopravvivenza, colpendo per prime le fasce più deboli.

Per questo Francesco invita a:

rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci”.

E’ sbagliato un atteggiamento antropocentrico così come uno volto all’esclusiva salvaguardia dell’ambiente naturale. Francesco invita al dialogo, alla comunione, all’integrazione: la biodiversità non è una riserva di risorse economiche da sfruttare o un fenomeno da osservare da un turista evoluto. La biodiversità, come la cultura e il valore delle persone, sono valori da difendere.

Se la politica non è capace di rompere una logica perversa e resta inglobata in discorsi inconsistenti, continueremo a non affrontare i grandi problemi dell’umanità. Una strategia di cambiamento reale esige di ripensare la totalità dei processi, poiché non basta inserire considerazioni ecologiche superficiali mentre non si mette in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale. Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida”. 

A Febbraio il Parlamento Europeo ha raddoppiato i limiti di emissione di NOx, gli ossidi di azoto, per le auto.

Dopo lo scandalo Wolkswagen, invece d’indicare una strada di maggior rigore per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente, l’unica soluzione escogitata è stata quella di favorire le lobby automobilistiche incapaci d’investire nella riduzione delle emissioni inquinanti aumentandone semplicemente la soglia.

Un po’ quello che accade con la presenza di alcune sostanze nelle acque che beviamo. Invece di modificare il comportamento per incidere sulla risoluzione del problema, s’innalza la percentuale di sostanze nocive permesse rendendole “legali”.

Nel caso dei fumi delle vetture è giusto ricordare che la maggior parte dell’inquinamento è provocato dagli impianti di riscaldamento domestici e industriali. Non è corretto riversare tutta la colpa sulle automobili.

Ma la condotta della classe che detiene il potere e decide per tutti non va certo nella direzione auspicata da Papa Francesco: quella di prendersi cura della “casa comune” in maniera consapevole e solidale.

(foto da digipraim.com, wikipedia.org)