Naza domina il botteghino, il doc sugli omicidi dei palestinesi fa il pieno di pubblico

Sottotitolo: Il documentary di Abraham e Szor, premiato a Venezia, incassa 451.872 euro nel primo giorno, superando Avengers e altri film. Il film, basato sulle testimonianze coperte di 24 ex militari israeliani, sarà disponibile gratuitamente online da novembre.

Primo giorno da record. "Naza", il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, ha incassato 451.872 euro lunedì 28 settembre, diventando il film più visto al botteghino secondo i dati Cinetel. Un risultato che supera di gran lunga "Avengers: Endgame Extra" (179.612 euro) e "Ultimo: Tutto" (145.534 euro). Distribuito da IWonder in 515 sale, il film ha già fatto sold out in molte sale italiane e resterà in programmazione anche dopo i tre giorni di anteprima (dal 28 al 30 settembre).

Un’accoglienza da star a Venezia. I due registi, già vincitori di un Oscar con "No other land" insieme ai colleghi palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal, hanno ricevuto una standing ovation di 25 minuti. Il doc, che ha vinto il premio speciale della giuria a Venezia 83, si basa su anni di inchieste giornalistiche di +972 Magazine e Local Call, in collaborazione con The Guardian (tra i produttori, con Jonathan Glazer come executive producer). Il cuore del film sono le testimonianze anonime di 24 ex militari e agenti dei servizi di sicurezza israeliani, ripresi di notte sui tetti di Tel Aviv, che parlano di uccisioni sistematiche di civili palestinesi.

«Avevamo il dovere di usare la nostra posizione di registi israeliani per analizzare i meccanismi dietro il massacro di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile», hanno spiegato gli autori a Venezia. Mentre riprendevamo di notte i membri dell’esercito israeliano, ci siamo chiesti le stesse domande che si poneva la generazione dei nostri nonni: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funzionano i meccanismi interni di un simile sistema? Non si tratta di crimini di guerra isolati, ma di un’analisi del sistema e dei suoi ingranaggi.

Da novembre il film sarà gratuito online. Dopo le proiezioni in oltre 50 Paesi, The Guardian renderà il documentario disponibile in streaming sul suo sito, nell’ottica di promuovere il giornalismo indipendente. Il quotidiano britannico ha offerto il film a distributori e cinema in Israele e sta valutando come farlo arrivare nei territori palestinesi occupati. Abraham e Szor hanno confermato di averlo dato gratuitamente alle sale israeliane, sperando di superare la censura. «Abbiamo contattato i cinema in Israele offrendo il film gratis, nella speranza che venga proiettato anche lì, insieme al resto del mondo. Proiettare il film sarebbe un atto coraggioso contro i tentativi di censura», ha scritto Abraham su X.

Reazione durissima da Israele. Fin dalla première, il governo israeliano ha definito il doc «vile», i registi «traditori in tempo di guerra» e ha chiesto che venga loro revocata la cittadinanza. Il dibattito sull’opera e sul suo contenuto accende ancora una volta il conflitto tra libertà di informazione e censura di Stato.

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