Eugenio Barba, il folle sciamano del teatro compie 90 anni a Torino: «Ogni giorno posso incontrare persone alle quali voglio bene»

Eugenio Barba festeggia i suoi 90 anni il 29 ottobre a Torino, dove l’Associazione Il Mutamento ha organizzato una serie di eventi per celebrare il maestro del teatro contemporaneo. L’occasione è anche un momento di riflessione per il fondatore dell’Odin Teatret, che negli ultimi mesi ha perso la sede danese di Holstebro – occupata dalle autorità locali – continuando però a produrre spettacoli e a girare il mondo.

«Sono sorpreso vedendo quante persone sconosciute mi scrivono per ringraziarmi», racconta Barba, che si dice «turbato e profondamente responsabile». La scelta del nome «Odin» non è casuale: «Odin è il nome scandinavo di Wotan, il dio della guerra. Ma Odin‑Wotan è anche uno sciamano che si impossessa del sapere».

Nato a Brindisi da un ufficiale di marina morto quando aveva nove anni, Barba ha ereditato dal padre la prima lezione sulla morte: «La notte della sua agonia, alla quale assistetti in piedi accanto al suo letto, rimane indelebile». Da quell’esperienza è nato il desiderio di una vita intensa, che lo ha portato prima a sognare di diventare pilota militare (abbandonato per la miopia) e poi, a sedici anni, a viaggiare in autostop: «Era la realizzazione di un sogno. Mia madre era vedova e povera. Ho viaggiato per tre mesi conservando le poche lire che mi aveva consegnato».

Dopo il diploma, il trasferimento in Svezia come lavapiatti si è trasformato in un incontro cruciale: «Incontrai Miriam, una ragazza svedese. Pensavamo di vivere insieme in Italia, ma mia madre mi spiegò che senza sposarci non potevamo. Mi disse: “Eugenio, se l’ami, resta all’estero con Miriam e vivi in libertà il tuo amore”. Auguro a tutti di avere una madre del genere».

A Oslo ha lavorato come manovale, saldatore e marinaio, subendo un razzismo feroce: «Come italiano ero trattato da criminale fascista, negro, spaghettaro». Il teatro è diventato così il suo rifugio, una maschera per nascondere l’identità etnica e presentarsi come artista: «Il teatro è stato un rifugio, una maschera per nascondere la mia identità etnica e presentarmi con quella d’artista».

Oggi Barba definisce il teatro la sua isola di libertà: «Ogni giorno posso incontrare persone alle quali voglio bene e con cui invecchiare». La sua prossima sfida? «Morire in piedi in una giornata di sole».

La carriera del maestro, che il pubblico italiano celebra in questi giorni, continua così, tra applausi e sfide, con lo stesso spirito giocoso e ambizioso che lo contraddistingue da una vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Logo di CafféBook.it
CaffèBook
Panoramica privacy

Il seguente pannello ti permette di personalizzare le impostazioni relative al consenso all’utilizzo di cookie o di qualsiasi altra tecnologia di identificazione impiegata direttamente da noi o da terzi. Per saperne di più, controlla la descrizione di ogni categoria e la cookie policy. Potrai rivedere e modificare le impostazioni in qualsiasi momento.