Cucciari e la Rai3: la festa della quotidianità che risale a Angelo Guglielmi
Giovedì sera su Rai3, Geppi Cucciari e Luca Bottura tornano a far meno triste la televisione. Ma il talento del comico italiano sta nell’afferrare il quotidiano al volo e restituirlo rovesciato.
È tornata «Splendida cornice», la trasmissione di Geppi Cucciari e Luca Bottura: ora, il giovedì sera televisivo sarà meno triste, su Rai3. È tornato Edoardo Camurri, fra i rarissimi intellettuali capaci di stare in televisione senza smettere di pensare: speriamo che il programma e la Rai gli concedano più spazio.
Sono tornati Amalia Ercoli Finzi, Giuseppe Antonelli ed Ester Viola, protagonisti delle risposte alle domande impossibili del pubblico in studio. Ed è tornato Alessandro Arcodia, autore del miglior servizio su Garlasco visto finora in tv.
Geppi ha dato il via con una rilettura di «Chissà se va» di Raffaella Carrà, poi si è esibita con Rick Astley sulle note di «Never Gonna Give You Up». Quindi si è lanciata, con applicazione quasi archeologica, «alla ricerca della Rai3 perduta»: volti, simboli, memorie e nostalgie dell’età di Angelo Guglielmi. Il culmine è arrivato con Roberta Petrelluzzi, storica voce di «Un giorno in pretura», chiamata a istruire il processo per l’omicidio della prima serata.
Il talento comico di Cucciari consiste nell’afferrare il quotidiano al volo e restituirlo rovesciato: tempi fulminei, intelligenza e una punta di veleno bastano a smascherare il ridicolo e l’ipocrisia che si annidano nelle abitudini più innocenti. L’autoironia tiene a bada il sarcasmo e fa sentire il pubblico parte del gioco. Così la risata non chiude il discorso, ma lo apre: lascia passare temi seri e giudizi scomodi senza trasformarli in predica.
La prontezza di Geppi, del resto, è proverbiale: più un personaggio illustre ne ha fatto le spese. L’intervista, in collegamento dall’Aia, a Navanethem «Navi» Pillay, giurista sudafricana ed ex Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, insignata del Nobel per la Pace 2026, mi ha riportato a un dubbio: un premio dedicato a un’entità astratta come la pace andrebbe abolito. Basta scorrere l’albo d’oro per incontrare nomi che fanno riflettere; la scelta risponde a criteri politici e a equilibri tutt’altro che neutrali.
Dopo le parole di Geppi, io l’avrei assegnato a Beniamino Zuccheddu, che ha trascorso 32 anni in carcere da innocente: il più grave caso di errore giudiziario in Italia.