La grafia di Vittorio Sgarbi, Il tormento senza l’estasi

Foto… grafia di Vittorio Sgarbi, il tormento senza l’estasi: analisi grafologica e brevi cenni sulla vita di Vittorio Sgarbi.

Tra pochi giorni inaugura la Biennale d’arte di Milano che lo vede in qualità di selezionatore prima e presentatore poi.

Analisi Grafologica: La grafia di Vittorio Sgarbi

Analisi Grafologica: La grafia di Vittorio Sgarbi
Analisi Grafologica: La grafia di Vittorio Sgarbi

Sgarbi viene battezzato con il nome di Vittorio Umberto Antonio Maria e questo suggerisce già che ci troviamo di fronte ad un personaggio non comune e che non passerà inosservato nel corso della sua esistenza.

Una mente brillante, un uomo eclettico e provocatore, dopo la laurea in Filosofia e la specializzazione in Storia dell’Arte, si impegna su più fronti: la televisione, il teatro, la politica e naturalmente l’Arte diventandone uno dei maggiori conoscitori.

Ospite non sempre “comodo”, grande oratore, critico e scrittore è conosciuto per le sue forti prese di posizione, che l’hanno portato ad essere sempre sotto i riflettori anche in situazioni al limite del buon senso, che gli hanno fruttato qualche condanna per diffamazione in diversi procedimenti legali.

Vittorio Sgarbi vita e grafia

Vittorio Sgarbi vita e grafia
Vittorio Sgarbi vita e grafia

Certamente un uomo caratterialmente difficile, nella professione, ma anche nelle relazioni con il prossimo, così come dimostra la sua turbolenta vita privata.

Noto per la sua passione per le donne, non è mai convolato a nozze, ha riconosciuto tre figli, Carlo, Alba ed Evelina, avuti da tre relazioni diverse, e ha dichiarato di avere almeno 40 figli sparsi per l’Italia.

Un personaggio scarsamente sereno, che sembra non rilassarsi mai, intimamente inquieto, invaso da ondate di una collera antica e incontrollabile che cerca capri espiatori in una sfida senza fine.

Analisi grafologica: La grafia di Vittorio Sgarbi

La scrittura di Vittorio Sgarbi mostra tutto il suo tormento e la sua agitazione (scarsamente armonica, marcatamente disuguale, invadente, intricata).

Anche occhi poco esperti possono notare l’irrequietezza del gesto e la nitidezza di un tratto che non vuole intimamente concedersi (tratto nitido e diritto, gesti regressivi).

La forma caratterizzata da una zona media piccola, vibrante e filiforme, a volte completamente destrutturata, priva di curve e di morbidezze è invasa da gesti incontrollati e eccessivi, che generano confusione nelle direzioni più disparate, rivelando un carattere sempre “in attacco” proteso verso una sfida senza sosta che non dà né tregua né pace.

Un uomo dispensatore di sapere che non riesce a canalizzare in modo equilibrato la sua indubbia focosa e frizzante energia mentale.

La scrittura: analisi della grafia di Vittorio Sgarbi

La scrittura: analisi della grafia di Vittorio Sgarbi
La scrittura: analisi della grafia di Vittorio Sgarbi

Grafologicamente le scritture tormentate come quella di Vittorio Sgarbi si associano in effetti a individui dall’intelligenza concettuale, rapida, speculativa unita ad una incontrollata mancanza di misura che a volte altera il giudizio e che porta il soggetto a trovare rifugio in posizioni intransigenti e spesso arbitrarie.

Le grafie di questo tipo rivelano una conflittualità estrema, dubbi acutissimi, lotte tra pulsioni e bisogni affettivi urgenti e esigenti. Il comportamento che ne deriva è spesso assurdo, poco comprensibile e drastico.

L’indipendenza cercata è illusoria e mai raggiunta. Il lenimento della sofferenza è rappresentato dalle emozioni forti e momentanee e dalle sfide distruttive. La vita relazionale nasconde uno stato di tensione e di ipersensibilità che proietta sull’ambiente una serie di contraddizioni.

Sgarbi sembra incapace sia di accettarsi che di dimenticarsi di sè e non riuscendo ad amare se stesso, si nega il diritto di essere amato e si priva di scambi che potrebbero dargli pace.

Analisi grafologica della firma di Vittorio Sgarbi

Analisi grafologica della firma di Vittorio Sgarbi

La firma oscura lascia trapelare la motivazione della lotta interiore che è forse alla base del suo “caratteraccio”.

Le presuntuose grandi iniziali, l’illeggibilità, le sopra-lineature e il tratto finale ascendente della “i”, ci indicano che la sfida probabilmente mai vinta è rivolta verso la figura del padre Nino, uomo colto, elegante e donnaiolo, mancato da pochi mesi, che per Vittorio evidentemente ha sempre rappresentato un modello da imitare per soddisfare appieno il suo desiderio di affermazione e di accettazione, per poter raggiungere infine l’agognata estasi (tratto orizzontale che cancella la firma).

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