Václav Prokop Diviš (Helvíkovice, 26 marzo 1698 – Znojmo, 25 dicembre 1765) è il nome del teologo e scienziato ceco che potremmo indicare come l’inventore europeo, era ceco, del parafulmine.

Busto di Prokop Diviš
Busto di Prokop Diviš

Sebbene l’invenzione del parafulmine sia considerato frutto del genio di Benjamin Franklin, tuttavia non fu il solo scienziato ad affrontare questo tema e il ceco Prokop Diviš potrebbe essere definito come un pioniere in Europa.

Benjamin Franklin, considerato fra i Padri fondatori degli Stati Uniti, oltre che giornalista e politico fu certamente un inventore che si cimentò in molti campi, basta pensare che fra le sue invenzioni ci sono anche le lenti bifocali e l’armonica a bicchieri di cristallo.

Certamente l’invenzione del parafulmine da parte dell’americano fu il frutto di un ragionamento scientifico mentre Prokop Diviš voleva creare un sistema che impedisse la formazione di tempeste elettriche, in altre parole non voleva attirare i raggi ma respingerli.

Prokop Diviš vita religiosa di un aspirante inventore

Prokop Diviš era nato nel 1698 a Helvíkovice (ora Repubblica Ceca) ed era il figlio di una famiglia modesta di cui rimase orfano.

Nel 1716 il sacerdote dalla sua parrocchia lo mandò a studiare nella scuola della Compagnia di Gesù fatto che lo avvicinò a una carriera religiosa.

Al compimento del diciottesimo anno entrò come novizio nell’abbazia di Louka (Moldavia).

Seguendo la tradizione dei monasteri assunse il nome di Prokop Diviš mentre quello vero era Václav Divíšek.

Prese i voti nel 1720 e continuò la sua formazione accademica studiando teologia e diventando sacerdote nel 1726.

Anche se aveva iniziato a lavorare come insegnante presso il monastero, la sua passione per le dimostrazioni scientifiche davanti agli studenti non piacquero ai suoi colleghi, che le consideravano più degne di alchimisti o stregoni, così fu mandato a completare i suoi studi di teologia all’Università di Salisburgo.

Nel 1733 ottenne il dottorato e tornò all’abbazia, dove servì come assistente del priore

fino a quando, nel 1736, gli fu assegnata una parrocchia a Přímětice.

Prokop Diviš e l’elettricità

Tutto iniziò con i suoi sforzi per migliorare le terre per la coltivazione della parrocchia che aveva anche dotato di una canalizzazione idraulica.

In quel periodo con l’espansione delle idee dell’Illuminismo, l’elettricità stava affascinando scienziati, inventori e sperimentatori di tutti i tipi:

Prokop Diviš non rimase estraneo a quel fascino.

Sull’argomento si sapeva poco e tutti stavano cercando di capirne le varie applicazioni possibili.

Il teologo e scienziato convivevano in Prokop Diviš e questi provò con scariche di piccole dimensioni a stimolare la crescita sulle piante.

Era così convinto della efficacia che intendeva anche estendere l’uso sull’uomo per scopi terapeutici e sostenendo di avere successo:

giunse ad esporlo alla Corte Imperiale di Vienna.

Tuttavia, ciò che gli diede una certa reputazione fu l’invenzione del Denis d’Or, uno strumento musicale di funzionamento elettrico.

Il Denis d’or era uno strumento musicale con ottocento corde metalliche, tre tastiere e un sistema di pedali, che funzionava, ovviamente, con energia elettrica.

Il pianoforte gigantesco, presumibilmente, imitava il suono di molti altri strumenti musicali.

Fu portato a Vienna su richiesta dell’imperatore, e poi a Bratislava, dove, però si perse ogni traccia.

Non è noto esattamente in quale anno creò lo strumento, si specula il 1748, ma è documentato dal 1753.

In realtà, sappiamo poco più del nome (un’allusione a Dioniso), perché l’unico prototipo fabbricato, quello portato a Vienna, dopo che il suo creatore morì non fu mai più ascoltato.

Prokop Diviš e i fulmini

Nel 1753 si verificò un tragico incidente che spinse Prokop Diviš a concentrare la sua attenzione sui fulmini.

Georg Wilhelm Richmann, professore all’Accademia russa delle scienze di San Pietroburgo, morì fulminato mentre stava cercando di misurare l’intensità del campo elettrico nell’atmosfera.

Prokop Diviš inviò diverse lettere agli scienziati austriaci e russi per collaborare insieme all’invenzione di una macchina meteorologica che eliminasse il pericolo del fulmine assorbendo l’elettricità dall’aria.

Il teologo di Přímětice non godeva di una grande reputazione scientifica.

Prokop Diviš cominciava tutte le sue pubblicazioni con citazioni bibliche e i suoi esperimenti con le piante, oltre alla creazione del Denis d’Or, erano considerati eccentrici così nessuno si prese la briga di rispondergli e lui decise di farlo da solo.

La Chiesa, i fulmini e i fenomeni atmosferici e i parafulmini

Si sente parlare spesso dell’opposizione della Chiesa cattolica sull’utilità di molte invenzioni e il parafulmini è citato fra queste.

Di sicuro la prudenza ecclesiale di fronte alle innovazioni non era un fatto raro, a volte c’era persino una forte l’opposizione.

Spesso, però, non era tanto una posizione ufficiale quanto quella dei suoi singoli rappresentanti come dei loro seguaci.

La maggioranza del clero che non era stata particolarmente toccata dall’Illuminismo tendeva a considerare le manifestazione del Diavolo attraverso i fenomeni meteorologici estremi.

Era anche convinzione che queste entità malvagie cercassero di accedere ai luoghi sacri come le chiese e quindi le campane, oltre a convocare i fedeli alla messa, servivano anche a spaventare i demoni.

La realtà purtroppo dimostrava il contrario e non si erano rivelati pochi i casi in cui un campanario fosse restato folgorato per aver suonato le campane in mezzo a una tempesta.

Prokop Diviš e l’invenzione del parafulmini

Prokop Diviš collocò accanto alla sua parrocchia un palo alto quaranta metri sormontato da una struttura che reggeva dodici scatole ripiene con polvere di stagno di ferro e costellate da quattrocento chiodi rivolti verso l’alto.

La casa di Prokop Diviš con il parafulmine
La casa di Prokop Diviš con il parafulmine

Partiva dal presupposto che la struttura avrebbe attratto l’elettricità presente nell’aria.

Quando arrivò una tempesta, un fulmine colpì il palo e, in quell’estate del 1754, Diviš interpretò l’esperienza in modo errato.

Credette che le punte dei chiodi avessero estratto l’elettricità dall’atmosfera dai raggi impedendo che si formassero fulmini tra le nuvole.

Quello che accadde fu che il fulmine, attratto da quegli elementi metallici situati nella parte superiore del palo, poi scese a terra attraverso le spesse catene che, in linea di principio, avevano solo il compito di mantenere la struttura in posizione verticale.

In realtà, questo è il modo in cui il fulmine si comporta di fronte a simili strutture:

Diviš aveva creato il suo parafulmine.

Prokop Diviš pubblicò le sue considerazioni sull’esperimento, e diversi giornali gli fecero eco, ma il mondo accademico rimase scettico e non gli prestò molta attenzione perché la sua descrizione si era concentrata principalmente sul fatto che le nubi si erano dissipate.

L’unico effetto che ottenne con le sue spiegazioni fu che, anni dopo, la popolazione di Přímětice, preoccupata per la siccità, desse la colpa al suo apparato decidendo di distruggerlo.

In effetti, Prokop Diviš rimase dimenticato fino alla fine del XIX° secolo, quando fu riscoperto come un visionario, dopotutto, aveva lavorato sul parafulmine contemporaneamente a Franklin!

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