È davvero necessario salvare Banksy?

Se cerchi bene, troverai Saving Banksy, un documentario uscito dal forno Colin Day ed editato e diretto insieme a Mike Tarrolly.

In Saving Banksy ci sono tutti i personaggi più noti della cultura urbana come 1xRUN, Doze Green, Risk, Anthony Lister e Revok, così come Niels Mueman, Shoe, Blek Le Rat, tra gli altri.

Ci sono tutti tranne lui: Banksy.

Il documentario di Colin Day solleva invece alcune domande molto importanti rispetto alla street art ad esempio: a quale prezzo l’arte dovrebbe essere salvata?

È logico pensare che in futuro la mancanza di rispetto per l’artista e per quanto si aspettasse dalla sua creazione sarà apprezzata salvando una delle sue opere, ma ciò non evita che si sta calpestando il diritto fondamentale di qualcuno che aveva deciso di realizzare qualcosa anche sapendo che sarebbe eventualmente potuta essere distrutta.

Ci possiamo anche chiedere se sia possibile guardare e pensare un “Banksy” in quella nuova prospettiva: dentro un museo o dentro la casa di un facoltoso.

Hai di fronte qualcosa che non sai, non ha un nome, non ha un luogo attorno (quello per il quale era stato appositamente creato).

E la domanda che dovrebbe essere posta è se questo gli dia valore o, al contrario, ne sia privato. E ancora di più, se non venga privato di senso.

foto da documentario Saving Banksy
Saving Banksy

Banksy fa graffiti, arte di strada, scarabocchi su un muro: che nessuno lo dimentichi.

Soprattutto la prossima volta che vi chiederanno di pagare per un ingresso al Moco Museum di Amsterdam, dove ci sono sue opere senza il suo permesso, realizzate dove tutti le potevano vedere e contestualizzare capendone il messaggio (perché sempre sono anche questo le sue azioni di guerrilla art).

Saving Banksy, spostare un’opera d’arte?

Alla fine Saving Banksy non pone queste domande solo su Banksy, del quale non sappiamo praticamente nulla e potrebbe anche essere un bravo conoscitore del mondo dell’arte che si è creato una fama intelligentemente giocata sull’anonimato.

La domanda è su quanto conti la decisione dell’artista su quell’opera, se di opera d’arte si tratta naturalmente.

E se quell’oggetto è arrivato lì per significare qualcosa, cosa ne rimane se lo spostiamo? Cosa rimane del messaggio che voleva trasmettere se lo portiamo in un luogo isolato dove non può più neppure essere fotografato, condiviso o divulgato…

L’arte ci rende potenti e la filosofia ci dà forza: dobbiamo usarle bene.

Soprattutto pensando a questo: a un uomo con un cappello a cilindro e un martelletto che sembra disposto a mettere un prezzo al nostro interesse e, con esso, al nostro desiderio di vedere.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here