Svelata la causa del misterioso cocoliztli il male che decimò gli indios

Quando Hernán Cortés (Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano, Medellín, 1485 – Castilleja de la Cuesta, 1547) mise piede sul suolo messicano nel 1519 la popolazione si aggirarava fra 15 ed i 30 milioni nella regione mesoamericana.

Hernán Cortés e gli AztechiAlla fine del sedicesimo secolo erano rimasti appena due milioni di indios.

Sebbene le guerre e lo sfruttamento uccisero molti indiani, furono le epidemie a decimare la popolazione.

Dopo il contatto europeo ci furono dozzine di epidemie che colpirono e devastarono le popolazioni del Nuovo Mondo. Anche se ci sono molti resoconti di prima mano su queste epidemie, nella maggior parte dei casi è difficile, se non impossibile, per i ricercatori identificare le cause basandosi esclusivamente sulle descrizioni storiche dei sintomi.

Fra tutte queste epidemie una malattia sconosciuta, che non aveva un nome in spagnolo ma che i nativi chiamavano cocoliztli (male o pestilenza, in spagnolo) uccise tra il 50% e il 90% degli indiani. Né il vaiolo, né il morbillo, né la febbre tifoide o la parotite epidemica (più conosciuta con il nome popolare di orecchioni) fecero così tanto danno come cocoliztli.

Ora, con un metodo di ricerca del DNA specificamente progettato per questo studio nei campioni “antichi” si ritiene di aver identificato il patogeno: la salmonella.

Gli scritti del tempo descrivono i suoi sintomi: febbre alta, dolori allo stomaco, diarrea, sanguinamento da tutti gli orifizi del corpo, ittero … La morte avveniva in tre o quattro giorni e il suo tasso di mortalità era altissimo tanto che i medici consigliavano loro “di salutare i parenti e di mettersi in pace con Dio”.

Ma la causa era sconosciuta.

Naturalmente fu facile vederla come una punizione divina, dal momento che colpiva solo gli indios, gli spagnoli sembravano immuni.

Sebbene nel sedicesimo secolo ci fossero sei grandi epidemie di cocoliztli nella regione dell’ex impero azteco, le due principali epidemie furono quelle del 1545 e del 1576.

Nel primo si stima che colpì l’80% della popolazione. Nella seconda morì il 45% degli indigeni dei quattro milioni rimasti.

Ora, un gruppo di esperti tedeschi in DNA antico e archeologi messicani ritengono di aver identificato nel sito archeologico Yucundaa il patogeno che ha causato tante morti.

Nel cimitero, situato vicino al centro storico di Teposcolula a Oaxaca (Messico), sono stati trovati i resti di decine di persone sepolte che la datazione al radiocarbonio colloca nella data delle epidemie.

La Salmonella enterica Pur con tutte le precauzioni richieste dalla difficoltà di analizzare il materiale genetico in resti di quasi 500 anni, gli autori dello studio hanno scoperto la presenza di batteri, Salmonella enterica in molti indiani di quelli morti durante l’epidemia.

A causa del contesto storico e archeologico, Teposcolula-Yucundaa ci offre un’opportunità unica per risolvere la questione dell’agente microbico sconosciuta responsabile dell’epidemia“, ha dichiarato Åshild Vågene, lo specialista di archeogenetica del Max Planck Institute of Science.

Dopo l’epidemia, nel 1550, i sopravvissuti lasciarono l’allora chiamato Pueblo Viejo de Teposcolula, scendendo nella valle vicina. Ciò ha fatto delle piazze, delle strade e anche del cimitero luoghi in cui si era come fermato il tempo.

Questo è l’unico cimitero di quel tempo in cui ci sono riferimenti storici che sono stati sepolti morti dovuti al cocoliztli.

In totale sono stati contati 800 sepolti, molti dei quali in gruppi che sembravano accatastati e seppelliti in fretta.

Ricerche sul DNA e Salmonella enterica e AztechiGli autori della ricerca pubblicata su Nature Ecology & Evolution hanno analizzato la bocca di 24 individui e in 10 casi hanno trovato anche il marcatore genetico della Salmonella enterica senza, però, trovarne traccia in resti umani precedenti all’epidemia.

Un risultato chiave di questo studio è che siamo riusciti a recuperare informazioni su un’infezione microbica circolante in questa popolazione, senza specificare un determinato obiettivo in anticipo“, ha spiegato uno degli autori dello studio Alexander Herbig.

In passato, i ricercatori si concentravano su un particolare agente patogeno o un piccolo set di agenti patogeni, per i quali avevano delle precedenti indicazioni.

Questo nuovo approccio ci consente di effettuare ricerche a livello di genoma su tutto ciò che è presente“, ha aggiunto il direttore del Dipartimento di archeogenetica The Max Planck Institute for the Science of Human History (MPI-SHH), Johannes Krause, “Questo è un passo in avanti critico nei metodi a nostra disposizione come ricercatori di malattie antiche, poter cercare le impronte molecolari di molti agenti infettivi nella documentazione archeologica è particolarmente rilevante per i casi tipici dove a priori la causa di una malattia non è nota“.

La scoperta potrebbe aver identificato nella salmonella la causa di quella che è stata la più grande epidemia che ha colpito l’America dopo l’arrivo degli spagnoli.

Il sierotipo della Salmonella enterica rilevato nei resti di Teposcolula è oggi molto raro e i pochi casi in cui si è verificato non sono avvenuti né in America né in Europa, ma in Asia e in Africa.

Gli Aztechi furono decimati dalla Salmonella entericaResta da risolvere se, come è successo con il vaiolo o l’influenza, la febbre enterica che sterminò le popolazioni indigene fosse stata portata dai conquistatori spagnoli in America.

I dati, per ora, non dimostrano geneticamente se proveniva dall’Europa o se esistesse già in Messico prima dell’arrivo degli europei. Fra le “prove circostanziali” hanno detto i ricercatori, “non sono state trovate tracce nelle analisi degli indiani che morirono prima dell’arrivo degli spagnoli, anche se fino ad ora non era stato cercato e sappiamo che questo batterio esisteva già in Europa molto prima dell’epidemia di cocoliztli“.

Cortez The Killer, cantava Neil Young nell’album Zuma, nel 1975, e questo fu probabilmente di una dimensione molto più ampia di quanto fecero direttamente con le armi.