Come Olanda e Italia gestiscono i cani randagi

A metà del 1500 l’Olanda, assieme a Belgio e Lussemburgo, faceva parte dei Paesi Bassi, dominati dalla Spagna che li aveva soffocati di tasse e imponendo la religione cattolica.

Nel 1568 l’Olanda protestante intraprese una guerra d’indipendenza contro la Spagna che durò ottant’anni e si concluse, nel 1648, con la pace di Westfalia in cui l’Europa la riconobbe come una nazione dotata di un governo repubblicano basato su un’ampia partecipazione popolare.

Il dominio intransigente degli Asburgo servì agli olandesi per comprendere l’importanza del concetto di tolleranza.

La repubblica olandese divenne il paese più libero d’Europa in cui gli ebrei non furono mai perseguitati e i cattolici trattati al pari dei puritani, purché non cercassero di convertire nessuno.

Gli ebrei fuggiti da Spagna e Portogallo vi trovarono rifugio, così come gli Ugonotti scappati dalle persecuzioni francesi.

Quando, nel 1721, Montesquieu pubblicò il romanzo epistolare “Lettere persiane”, con cui criticava il sistema politico dell’assolutismo, dovette farlo ad Amsterdam per evitare la censura francese.

La Repubblica delle Sette Province Unite, questo era il nome originario dell’Olanda nel 1648, diventerà uno degli Stati Europei più potenti, distinguendosi per il dinamismo nel campo commerciale, scientifico e culturale che definirà il XVII come il Secolo d’oro.

Tolleranza non significa assenza di regole:

l’immaginario popolare visualizza droghe legalizzate, amore libero e mancanza di morale. In realtà, la parola tolleranza in Olanda si abbina a un’altra molto importante, ossia al rispetto.

L’esercizio delle libertà avviene nell’ambito di regole che consentono lo svolgimento dei diritti degli altri, siano essi persone o animali.

I cani randagi in Olanda:

Cani Randagi in Olanda

L’Olanda, oggi, si distingue per una caratteristica particolare: è forse l’unico paese al mondo in cui il randagismo è inesistente.

Come si è arrivati a questo importante risultato?

Attraverso una normativa rigorosa ma con la partecipazione dei cittadini che percepiscono il maltrattamento e la sofferenza animale come un crimine da evitare.

Nel XIX secolo in Olanda i randagi erano molto numerosi, creando gravi problemi:

questo avvenne perché il governo previde tasse massicce nei confronti di chi possedeva cani di razza in casa.

L’intenzione era quella di diminuire la loro quantità ma molti padroni abbandonarono gli animali per non pagare le imposte.

Il randagismo assunse così dimensioni enormi e, nel 1886, nacquero le prime associazioni animaliste.

E oggi come gestiscono i cani randagi l’Olanda e l’Italia?

La loro azione portò, nel XX secolo, all’emanazione di leggi fondamentali come quella che, oggi, prevede multe salate o periodi di detenzione in carcere fino a tre anni, senza la possibilità di uscire su cauzione, per chi maltratta gli animali, oppure a campagne di sterilizzazione gratuite.

Altre leggi stimolano la consapevolezza e il senso di responsabilità degli olandesi, disincentivando l’acquisto di animali e favorendo la loro adozione attraverso agevolazioni fiscali.

Ogni soggetto viene dotato di microchip con cui si può risalire al proprietario. I pochi che vivono per strada vengono catturati e alloggiati in strutture moderne fino a che non viene trovata loro una famiglia. Il sovraffollamento dei canili è un fenomeno sconosciuto.

  • Se un proprietario si trova in difficoltà economica e non può permettersi le cure veterinarie, il Comune le paga per lui.
  • Se il cane ha problemi comportamentali, il Comune gli assegna un educatore cinofilo.
  • Se il padrone ha seri problemi di salute che gli impediscono di prendersi cura dell’animale, evento che può verificarsi con persone anziane, il Comune assegna dei volontari che lo portano a spasso o, momentaneamente, viene alloggiato in un rifugio.
  • Gli animali non castrati esistono solo negli allevamenti, gli altri sono tutti sterilizzati.

Nel caso che il padrone non voglia più il proprio animale, lo può cedere al canile ma solo accettando il divieto di prenderne altri per un periodo di dieci anni.

Se cani e gatti sono sterilizzati non ci sono problemi di cucciolate indesiderate abbandonate in campagna, annegate o buttate nei cassonetti.

I cani randagi in Italia:

Cani Randagi in Italia

Cani randagi, normativa sul randagismo:

In Italia per regolare il randagismo è in vigore la Legge 14 agosto 1991, n.281: I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere soppressi e non possono essere destinati alla sperimentazione. CaffèBook (caffebook .it)

In Italia invece, qual è la situazione?

Nel 1991 la legge quadro 281 ha vietato la soppressione di cani e gatti e la loro destinazione alla vivisezione, imponendo ai Comuni di finanziare il mantenimento dei randagi nei canili e promuovendo la sterilizzazione delle femmine.

Se la legge fosse stata correttamente applicata, si sarebbe dovuto assistere a un ridimensionamento del randagismo, come in Olandainvece, si calcola che gli animali vaganti ammontino a circa 600.000 cani e a due milioni di gatti.

Nel Nord Italia la sterilizzazione si applica ma non al Sud, dove i costi per i Comuni sono aumentati e la gestione dei cani è diventata un business di cui approfittano le associazioni mafiose, che hanno fiutato la possibilità di guadagno.

Sterilizzare non è conveniente quanto manipolare il sovraffollamento per lucrare il sussidio del Comune o trasferire i cani al Nord, dove le adozioni e le sterilizzazioni aumentano la disponibilità dei canili.

 

Cani Randagi in Sicilia:

Cani Randagi in Sicilia

Quella dello “staffettista” è diventata una professione remunerata: ci sono persone, spesso appoggiate ad associazioni onlus, che effettuano viaggi, soprattutto dalla Sicilia, trasportando gli animali in condizioni di disagio, in gabbie troppo piccole, per periodi superiori alle ventiquattro ore, non sempre con la possibilità di bere.

Alcuni di loro muoiono durante il tragitto, altri finiscono in canili in cui si dichiara che sono stati rinvenuti in loco per guadagnare sulla diaria di mantenimento.

I prezzi dei viaggi, spesso, sono pagati in nero. Alcuni Comuni siciliani sborsano dai cento ai quattrocento euro per ogni animale trasferito: mantenerli per un anno costerebbe di più.

Il randagismo in Sicilia è una piaga sociale e i vigili, ormai, non intervengono quando sono segnalati animali vaganti perché i canili sono pieni.

Le cronache segnalano episodi terribili di violenze a danno di randagi indifesi, con cani torturati, impiccati come i levieri spagnoli, uccisi a bastonate o trascinati dietro alle auto fino a staccargli la pelle o gatti usati come torce per appiccare fuoco a terreni boscosi che si vuol rendere edificabili.

Spesso, solo i volontari intervengono per aiutarli mentre altri soggetti, che vedono nell’animale soltanto una fonte di guadagno, si infiltrano approfittando della loro fatica e gettando discredito su chi agisce correttamente.

Al Nord la popolazione canina è stabilizzata e nei canili si trovano, perlopiù, animali anziani: i cuccioli portati dal Sud costituiscono un business oppure, forse, proseguono il viaggio all’estero, verso laboratori che praticano vivisezione.

C’è chi sostiene che l’esportazione mascherata da finte adozioni nasconda altre situazioni atroci come il mercato di carni (cibo in scatola per cani e gatti), lotte clandestine, abusi sessuali e pratiche di sadismo.

I Comuni italiani pagano la retta di mantenimento solo per gli animali catturati sul loro territorio ed è facile inventare il ritrovamento in zona quando, in realtà, sono portati dalle staffette.

Se l’obbligo del microchip venisse applicato, come in Olanda, questo traffico sarebbe stroncato, indirizzando le risorse verso la sterilizzazione.

Il canile di Bolzano contiene trentacinque cani mentre al Sud le strutture arrivano ad averne anche duemila. In uno dei canili di Roma i volontari sono riusciti a farne adottare mille in un anno ma, in quello successivo, i cani presenti sono tornati al numero originario di partenza.

La microcippatura e la sterilizzazione sembrano essere le uniche soluzioni per non vanificare l’operato dei volontari ed evitare che la vita dei cani si trasformi in una sofferta prigionia.

Il costo della sterilizzazione è basso, di sicuro minore rispetto alla tariffa chiesta dagli staffettisti: alcuni veterinari si sono offerti di effettuare l’operazione chiedendo in cambio solo il costo dei materiali ma la loro proposta è stata rifiutata, adducendo scuse burocratiche.

Le gare per la gestione dei canili, in cui girano finanziamenti pubblici, sono ambite da molti e spesso viziate da irregolarità poiché, in alcuni casi, si applica la procedura di affidamento diretto quando la legge 163/2006, il c.d. Codice dei contratti, la vieta, prevedendo gare a rilevanza europea, cioè attuate con regole che garantiscono la partecipazione di più offerte, se l’importo dell’appalto supera i 200.000 euro.

Può anche succedere che i Comuni, invece di costruire canili, stipulino convenzioni con società private a cui l’animale interessa solo per la diaria giornaliera garantita:

i controlli sono inesistenti e i cani vengono tenuti in condizioni di sovraffollamento, malnutriti, trascurati e con patologie che non vengono curate.

C’è un’ulteriore conseguenza allo spostamento di animali: la diffusione della Leishmaniosi. È una malattia infettiva cronica che provoca al cane danni progressivi, trasmessa dalla puntura di piccoli insetti, i pappataci.

Le zone litoranee del centro e del Sud sono a rischio maggiore ma, negli ultimi dieci anni, si è avuto un aumento dell’area di diffusione anche al Nord, sicuramente dovuta alle variazioni climatiche ma anche alla movimentazione degli animali provenienti dal meridione.

L’Olanda ha dimostrato che il randagismo si può sconfiggere.

In Italia gli interessi e l’ignoranza impediscono l’applicazione delle ottime normative esistenti che prevedono il canile solo come presidio temporaneo e luogo di transito.

Spesso si discute e si polemizza mentre, sul campo, gli animali soffrono ogni giorno, aiutati solo da volontari “autentici” che spendono tempo e denaro per soccorrere quelli che riescono.

L’Olanda è riuscita a sconfiggere il randagismo applicando le leggi in maniera rigorosa ma con la collaborazione dei cittadini.

È molto facile concludere con una frase del Mahatma Gandhi: “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”.
Molto più difficile metterla in pratica.
Ma non impossibile.

Articoli su CaffèBook (caffebook .it) Come Olanda e Italia Gestiscono i Cani Randagi di Paola Iotti