Paola Bianchi: Romana di nascita, ma cittadina del mondo, Paola Bianchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne e insegna lingue e materie letterarie, oltre a lavorare come correttrice di bozze e traduttrice. Appassionata di tutto ciò che ruota intorno ai libri ha un proprio blog: librieemozioni.altervista.com

È recente la notizia riguardante i genitori giudicati “troppo vecchi” per crescere la propria figlia.
Stiamo parlando di Gabriella Carsano e Luigi Deambrosis, una coppia di coniugi di Mirabello Monferrato che stanno vivendo un vero e proprio incubo.

Nel duemiladieci, grazie a una fecondazione assistita, la signora Carsano rimase incinta e diede alla luce una bambina. Aveva cinquantasei anni e il marito sessantanove.
Accusati di aver lasciato da sola la bambina in automobile i due furono poi assolti, in quanto il padre si era allontanato per pochissimo tempo dalla bambina in macchina, ma nel vialetto di casa, solamente per entrare nella sua abitazione e scaldarle il latte. Tuttavia i problemi per loro erano appena iniziati. Furono infatti accusati di essere troppo vecchi per potersi occupare della figlia.

Una bibliotecaria e un impiegato, addirittura ex sindaco, che coronano il sogno di avere un figlio di cui prendersi cura, sottoponendosi addirittura all’incerto e stressante iter della fecondazione assistita, che si vedono strappare via la piccola amata, data addirittura in adozione.
Quello che mi chiedo è quanto sia morale e lecito quanto accaduto a questa famiglia. Perché di famiglia stiamo parlando: un padre, una madre e una figlia, non adottata, ma naturale, desiderata.

In un’Italia che si sta aprendo all’adozione da parte di coppie gay, è mai possibile che si possa sentenziare sulla differenza d’età tra genitori e figli e, soprattutto, portare via un bambino ai genitori naturali per darlo in adozione, qualora questa decisione non sia giustificata da gravi reati compiuti da parte dei suddetti?

Evidentemente alla fine questa è la domanda che si sono posti anche i giudici di Cassazione, che a giugno del duemilasedici hanno sottolineato come la legge non preveda limiti di età per generare un figlio, affermando il principio di diritto per cui «è revocabile per errore di fatto la sentenza di Cassazione che, nel confermare la declaratoria dello stato di adottabilità assunta dal giudici di merito, sia fondata su di una specifica circostanza supposta esistente (nella specie, l’avere i genitori lasciato un neonato da solo in automobile esponendolo a stato di pericolo) la cui verità era invece, limitatamente all’evento, positivamente esclusa».

Il giudizio di adottabilità emesso dalla Corte di Appello di Torino il 22 ottobre del 2012 fu quindi annullato.

Una brutta storia finita bene, o almeno così si pensava fino a oggi. In questi giorni infatti, la Corte d’Appello di Torino ha invece confermato lo stato di adottabilità della bambina, facendo ripiombare i Deambrosis nell’incubo.

Siamo nel duemiladiciassette, sono passati appunto sette lunghissimi anni, sette anni di confusione, di ansia, di lotte, sette anni in cui la piccola non è cresciuta in seno alla propria famiglia, affezionandosi ad altre persone, sette anni in cui una madre e un padre non hanno visto la propria figlia crescere, cambiare, affacciarsi alla vita che le hanno dato. La prima parola, il primo dentino caduto, il primo giorno di scuola… emozioni perse che nessuno potrà loro restituire.