Irene Marchi è nata nel 1970 a Firenze, autrice di poesie (ha esordito nel 2015 con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore). Pubblicazioni Irene Marchi: Fiori, mine e alcune domande Cos'è? Solo una raccolta di poesie. Un punto di vista su quello che è il nostro modo di vivere, oggi. La parola "fiori" potrebbe ingannare, ma non sono poesie che cantano la primavera. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia

Oggi (8 agosto 2016) è l’Earth Overshoot Day.  

Sembrerebbe il titolo di un film catastrofico, ma non è affatto un film.
Catastrofico lo è abbastanza, invece.

Questa data infatti segna il momento in cui l’umanità esaurisce il suo budget ecologico annuale (to overshoot letteralmente significa oltrepassare il limite, in questo caso è il limite di risorse naturali, in un anno):

ciò significa che da domani (fino alla fine del 2016) intaccheremo la riserva di risorse (accumulando invece  anidride carbonica nell’atmosfera), aumentando quindi un debito che difficilmente potrà essere sanato.

Quindi questa giornata “del superamento” ci ricorda che stiamo utilizzando le risorse naturali della Terra  più velocemente della sua capacità rigenerativa (biocapacità del pianeta) e stiamo immettendo biossido di carbonio nell’atmosfera più velocemente di quanto possa essere riassorbito:

se l’umanità fosse un’azienda il direttore generale ci informerebbe che i nostri costi sono superiori ai ricavi (con l’aggravante di una pericolosa sovraproduzione di scarti).

È il Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale no-profit impegnata nella promozione di stili di vita sostenibili, che ogni anno calcola a che punto siamo con i “pagamenti” verso il nostro pianeta,  e i dati raccolti fino ad oggi da ciascun modello scientifico utilizzato per calcolare l’Earth Overshoot Day (che è una stima, non una data certa, e che nel tempo ha utilizzato diverse metodologie di calcolo) mostrano un unico trend preoccupante:

il debito sta aumentando e prosciughiamo sempre prima il nostro budget annuale.

Infatti, se nel 1987 i calcoli stabilirono il 19 dicembre come data per l’Overshoot Day,

nel 1993  questo venne  calcolato per il 21 ottobre,

dieci anni dopo, nel 2003, tale data risultava anticipata di un mese (22 Settembre),

nel 2013 coincideva con il 20 agosto e

l’anno scorso con il 13 agosto (una settimana di anticipo in due anni).

Questo è quindi un dato di fatto (decisamente negativo): l’Earth Overshoot Day tende ad arrivare qualche giorno prima ogni anno.

Un altro dato certo è che l’umanità si trova nella condizione di sovraconsumo fin dagli anni ’70, cioè da quando siamo alla costante rincorsa di una crescita rapida e infinita dimenticandoci  di poter contare su risorse che invece sono limitate.

Per esempio, questo voler mantenere senza scrupoli uno stile di vita da consumatori, più che da abitanti del pianeta, ha fatto sì che nel 2015 l’anidride carbonica nell’atmosfera abbia toccato le 400 parti per milione: un livello di concentrazione mai raggiunto prima. 

Oppure si pensi al fatto che abbattiamo più alberi di quelli che riescono a ricrescere, o che peschiamo più pesce di quanto gli oceani riescano a riprodurre.

Sì, sono cose di cui si parla spesso, ma nonostante questo sembriamo tutti colpiti da una sorta di sindrome del Not in My Back Yard ovvero “che i sacrifici li facciano gli altri, quelli di altre parti del mondo, ché qui vogliamo continuare a consumare (e a produrre rifiuti di cui disfarci in fretta)“. 

Mi viene in mente Italo Calvino che nel libro Le città invisibili, nel 1972, descriveva così la città immaginaria di Leonia (ma oggi quella descrizione sarebbe perfetta anche per le nostre città visibili e reali): 

Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità.

Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli […] perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede […] l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto“.

Ma la Terra non è divisa in back yards, in cortili distinti e non comunicanti, e tapparci gli occhi allontanando il più possibile gli scarti del nostro continuo consumare peggiora solo la situazione: la Terra è come un unico corpo e ogni equilibrio rovinato, ogni sfruttamento dissennato di risorse (sia esso vicino o lontano da noi) si ripercuote o si ripercuoterà sul resto del pianeta. 

Quindi al di là dei pur necessari e importantissimi accordi sul clima tra le varie potenze mondiali, tutti noi (che vuol dire ogni-singola-persona) dovremmo riconoscere la nostra parte di responsabilità e cominciare a fare la differenza, senza delegare sempre agli altri, a quelli lontani.

Basterebbe ragionare e cominciare a limitare la nostra esagerata tendenza al consumo usa e getta, cercando magari di non correre subito e in continuazione all’acquisto di nuovi oggetti (oltre a comprare esistono anche i verbi riparare, riusare, riciclare…).

Provando a fare, tutti, quel minimo che è nelle nostre possibilità forse l’Overshoot Day, questo limite immaginario eppure così concreto e decisivo nella vita del nostro pianeta (e quindi anche nostra), potrebbe almeno non anticipare così tanto ogni anno: sarebbe un risultato importantissimo. E per tutti, appunto.

(foto dasudinfo.be)