Quarant'anni di incubi: Dylan Dog sbarca a teatro e l'Eliseo rinasce dalle sue ceneri
C'è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che il Teatro Eliseo, storico tempio della prosa romana chiuso da sei anni per debiti e polvere, riapra i battenti proprio con Dylan Dog. Non con un classico di Goldoni, non con un testo di Pirandello, ma con l'Indagatore dell'Incubo. Quarant'anni dopo il suo esordio in edicola — era il 26 settembre 1986, "L'alba dei morti viventi", Sclavi e Stano a firmare un patto col diavolo che dura ancora — l'ex paziente dell'ospedale psichiatrico di Londra diventa padrone di casa in via Nazionale. E onestamente? Non poteva andare diversamente.
Perché Dylan Dog, signori, non è solo un fumetto. È l'unica vera letteratura popolare che questo paese abbia saputo produrre negli ultimi decenni: capace di parlare di morte, follia, solitudine e mostri veri (quelli che non hanno zanne ma cravatte) a generazioni di lettori che in edicola cercavano brividi e trovavano verità. Tiziano Sclavi ha creato un'icona che ha fatto dell'orrore uno specchio, non una fuga. E Valter Malosti, regista che non teme il confine tra alto e basso, ha colto l'essenza: portare in scena non l'azione, ma lo sguardo. Quello stanco, ironico, compassionevole di chi l'incubo lo indaga per mestiere.
Stasera, 25 settembre, si comincia con la "Horror Night": ottanta tra librerie Ubik e fumetterie Funside trasformate in templi notturni, autori storici e nuovi a firmare copie e raccontare aneddoti, fan in fila per un volume celebrativo — "Prima che sia l'alba", inedito di Barbara Baraldi e Davide Furnò, otto tavole extra a svelare cosa c'era prima del numero 1. È la festa dei quarant'anni, sì. Ma il vero evento è il 28 ottobre.
Gabriele Graham Gasco indosserà il trench rosso. Loris Fabiani sarà un Groucho che dovrà far ridere senza la battuta pronta della vignetta. Marit Nissen, Ida Marinelli, Danilo Nigrelli, Antonino Iuorio, Dario Battaglia: un cast che non "interpreta" i personaggi, li evoca. E quel power trio — Paolo Spaccamonti, Luca Cavina, Jacopo Battaglia — a segnare il ritmo di un'orrore che non urla, sussurra. Il foyer dell'Eliseo diventerà esperienza immersiva: non scenografia, ma estensione narrativa.
Qualcuno storcerà il naso: "Teatro di genere", "operazione commerciale", "fumetto per bambini cresciuti". Lasciateli dire. Chi ha letto "Dopo mezzanotte" o "La zona del crepuscolo" sa che qui c'è più letteratura che in molta narrativa "seria" premiata dai salotti. Malosti lo sa. Sergio Bonelli Editore, che produce per la prima volta uno spettacolo teatrale, lo sa. E l'Eliseo, che rinasce sotto il segno di un personaggio che non ha mai smesso di interrogare il buio, fa la scelta più coraggiosa: non rinascere col passato, ma col futuro.
Quarant'anni. E non sentirli. Perché gli incubi, quelli veri, non invecchiano. Cambiano solo indirizzo. Da oggi, abitano in via Nazionale. E noi, pubblico, non possiamo che ringraziare.