La lingua dei segni degli indiani delle pianure del Nord America ha la caratteristica molto particolare di essere stata osservata da molte persone senza che queste ne avessero piena consapevolezza.

L’abbiamo vista nei film sul vecchio West senza sapere che quei gesti che nella pellicola facevano i Pellerossa per comunicare con i Lunghi Coltelli non erano una mera trovata scenica.

Ebbene sì, le tribù dei nativi americani utilizzavano la Plains Indian Sign Language (PISL cioè Lingua dei segni degli indiani delle pianure).

la Plains Indian Sign Language (PISL Lingua dei segni degli indiani delle pianure)
la Plains Indian Sign Language (PISL Lingua dei segni degli indiani delle pianure)

In passato la usavano per comunicare durante la caccia, per commerciare con tribù che parlavano idiomi differenti e, perché no, come nei film per raccontare storie, rituali e leggende.
La cosa che più la distingue dagli altri linguaggi dei segni è che, probabilmente, nacque come efficace mezzo di scambio di informazione inter-etnica nelle pianure.

Le pianure in questione sono le cosiddette Pianure interne, una vasta regione che attraversa tutto il Nord America partendo da sud, dal Texas e Messico fino ai Grandi Laghi (con un’estensione del Canada per raggiungere anche l’Alaska.
Era un paesaggio ideale per queste tribù con vaste praterie in cui vivevano le enormi mandrie di bufali.

Tra gli Appalachi nell’est e le Montagne Rocciose a ovest si muovevano questi popoli nativi che spesso erano nomadi, vivendo principalmente di caccia, e altre erano semi-sedentari.
Tra i primi c’erano i Lakota, Cheyenne, i Piedi Neri, Comanches, per citare i più noti, mentre i Wichita, Arikara e Iowa erano più fra i secondi.

Era una varietà etnico-culturale molto amplia distribuita inoltre su un territorio molto esteso di oltre due milioni e mezzo di chilometri.
In questo contesto le lingue parlate erano molte e a volte anche con notevoli differenze, cosa che rendeva complicati gli scambi tra i vari gruppi.
Le tribù americane vivevano in una cultura che potremmo definire preistorica in quanto non conservavano documenti scritti e questo, naturalmente, rende anche difficile capire quando apparve la lingua dei segni degli indiani delle pianure o PISL.

Indiani delle pianure la Plains Indian Sign Language PISL Lingua dei segni
Indiani delle pianure la Plains Indian Sign Language PISL Lingua dei segni

Le testimonianze sulla lingua dei segni degli indiani delle pianure o PISL

Abbiamo comunque delle testimonianze lasciate dai primi europei che entrarono in contatto con queste tribù, inizialmente furono gli spagnoli come Alvar Nunez Cabeza de Vaca (Jerez de la Frontera, 1488-1490 circa – Siviglia, 1557-1558 circa), un naufrago che visse con loro per diversi anni.
Alvar Nunez Cabeza de Vaca convivendo a lungo con i nativi delle pianure americane ne divenne, a differenza di molti suoi connazionali, un difensore degli usi e dei costumi.

Cabeza de Vaca, soprannome che gli derivava da un suo antenato che aveva lottato contro i Mori, era giunto per sbaglio in queste terre come uomo di fiducia del re di Spagna al seguito di una spedizione in Florida.
Rimasto isolato dovette rientrare attraversando quel territorio sconosciuto fino a Città del Messico: un viaggio per il quale impiegò otto anni.
Tuttavia durante il percorso molti indigeni si unirono al suo esiguo gruppo anche per la sua fama di guaritore. Cabeza de Vaca stabilì un bel rapporto con i nativi tanto che in seguito fu esiliato e punito più volte per essersi opposto allo sfruttamento ed alla schiavitù che gli spagnoli imponevano in America.

In effetti i discendenti dei conquistadores, da Hernán Cortés in poi, preferirono considerare il nuovo mondo più un luogo ideale per il benessere della corona, con l’importazione di molti prodotti di grande valore come oro, cacao e il colore che si otteneva dal carminio di cocciniglia.

Nonostante lo scarso interesse per la conoscenza delle popolazioni con cui entravano in contatto le informazioni, soprattutto quelle dotate di una certa utilità pratica o strategica, venivano comunque ad accumularsi.

Per questo esistono anche altre testimonianze:

quella di Francisco Vasquez de Coronado (Salamanca, 1510 circa – Città del Messico, 22 settembre 1554), esploratore;

e quella di Garcia Lopez de Cardenas, primo europeo a giungere nel Grande Canyon del Colorado.

Erano i primi europei, nel corso della prima metà del XVI secolo e poterono stabilire rapporti con gli indiani con un linguaggio gestuale che si dimostrò tanto efficace da rendere poco importante la mancanza di un interprete.

È opinione diffusa che la PISL abbia iniziato a svilupparsi con il ritorno del cavallo nel Nord America.

Gli equidi si erano estinti in America circa undicimila anni prima, durante il Pleistocene, e i famosi mustang erano i cavalli sfuggiti agli spagnoli quando giunsero in America.
I cavalli tornati allo stato brado nell’America nord-occidentale devono infatti il proprio nome allo spagnolo mesteño, che significa indomabile.
Anche sul come i cavalli spagnoli finirono con il diventare parte della vita dei nativi americani non è del tutto chiaro, certamente furono i Comanche e i Sioux le tribù che meglio seppero utilizzare gli equini.

Probabilmente la grande disponibilità alimentare, la penuria di predatori e la loro capacità riproduttiva permise mustang di diffondersi molto rapidamente nelle pianure.
All’inizio del XVIII secolo esistevano già mandrie selvagge di cavalli con centinaia di esemplari, come testimoniato dall’esploratore francese Claude Charles du Tisne.
Gli indiani delle pianure parlavano quasi quaranta lingue differenti e ognuno di questi gruppi sviluppò un proprio PISL.
È probabile che all’inizio era un mezzo per cacciare o praticare imboscate in silenzio, ma successivamente si dimostrò utile anche per il commercio fra le tribù.

Non è chiaro dove la Plains Indian Sign Language (PISL, Lingua dei segni degli indiani delle pianure) abbia avuto origine.

La zona fra il nord del Messico e il sud del Texas è quella che, come che come maggior centro di scambio, ha maggiori probabilità di essere stata la culla di questo linguaggio.
Tuttavia ci sono anche alcuni autori che collegano l’origine di questo linguaggio gestuale all’arrivo degli spagnoli.

La PISL, pur essendo una lingua franca, cambiava in funzione delle caratteristiche dialettali dei popoli della regione.
Alcune di questi “dialetti nella lingua dei segni” sono quasi estinti e altri ormai conosciuti da pochi individui.
Però l’esistenza stessa di queste variazioni dimostrano la tendenza a cercare una qualche forma di comunicazione comune.
La nazione Sioux era composta da Dakota, Lakota, l’Assiniboine o Nakoda.
Questi gruppi erano diffusi nel Montana, Minnesota, Nebraska e molti altri Stati, ma in seguito, con l’arrivo del cavallo, si trasformarono nomadi muovendosi per tutte le pianure. Queste ampie distanze provocarono la nascita di numerose lingue e come conseguenza logica anche le lingue dei segni variò molto tanto che i ricercatori sono giunti a certificarne una quindicina.

Tutte le lingue dei segni degli indiani delle pianure (PISL) avevano in comune:

l’uso gestuale delle mani (posizionate davanti al viso, davanti al petto e altre), il modo di mettere le dita e come si poneva chi doveva comunicare.
Completavano l’uso dei gesti anche l’espressione facciale e l’intonazione della voce.

Si ritiene che la PISL fosse costituita in totale da un migliaio di segni di base.

Certo il recettore doveva capire dall’intonazione e dalla forma se ad esempio si trattasse di una domanda, ma la forza di questo linguaggio era la sua relativa intuitività che permetteva di comunicare anche fra persone le cui lingue erano molto differenti fra loro.

La PISL è un linguaggio a tutti gli effetti e sotto tutti i livelli linguistici: fonemico, morfologico, sintattico e semantico.

Un altro aspetto sorprendente è che la Plains Indian Sign Language sembra essere simile ad altre lingue dei segni del mondo anche sotto l’aspetto grammaticale.
Ci sono avverbi come: oggi, domani, ieri” e caratteristiche lessicali come la formazione di domande o di negazioni.

La Plains Indian Sign Language (PISL, Lingua dei segni degli indiani delle pianure) oggi è classificata come una lingua a rischio di estinzione e il numero di nativi che la utilizzano è sconosciuto.

I membri di alcune nazioni indiane come i Piedi Neri e i Sioux che ancora mantengono i tradizionali usi dei nativi americani usano la PISL per una vasta gamma di scopi che vanno dalla narrazione dei rituali, delle leggende ai giochi e alle conversazioni personali.

Fonte Google, Proel, Wikipedia, Oxfordhandbooks e Wikipedia.

Video con Plains Indian Sign Language (PISL, Lingua dei segni degli indiani delle pianure).

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