Il pot in pot o zeer pot è un frigorifero davvero strano, inventato dal professor Abba, in pratica mantiene in fresco il cibo senza corrente elettrica e stando semplicemente al sole…

Però questa invenzione non è una semplice curiosità, ma è stata un’importante soluzione per il progresso sociale in alcune aree dell’Africa.

Nel 2000, il noto marchio di orologi Rolex consegnò uno dei premi di 75 000 dollari che venivano assegnati in riconoscimento ai progetti imprenditoriali creativi e alle invenzioni pionieristiche che promuovono cambiamenti significativi al professor Mohammed Bah Abba.

Lo zeer pot o pot in pot
Lo zeer pot o pot in pot, il frigorifero del deserto

Il suo lavoro nello sviluppo del frigorifero chiamato pot in pot, o anche zeer pot, è stato evidenziato, attraverso l’applicazione di una tecnologia apparentemente semplice, ma che, per gli abitanti di alcune città africane è stato fondamentale per il loro sviluppo.

Questi premi rappresentano un riconoscimento di attività lodevoli eseguite, nella maggior parte dei casi, con risorse materiali estremamente limitate.

Raramente questo prestigioso premio è stato così meritato.

L’acqua che fa funzionare lo Zeer Pot (o pot in pot)

La fisica e la chimica ci insegnano che l’acqua è una sostanza molto particolare, perché ha caratteristiche che la distinguono dalla maggior parte dei liquidi.

Basti dire che, come apprendiamo da piccoli, il ghiaccio (acqua solida) è uno dei pochi solidi meno denso del suo liquido corrispondente, per questo galleggia in esso.

Chi, anche se assorto dai propri pensieri, non ha fatto comunque caso che, nonostante stessimo spingendo in basso il cubetto di ghiaccio di un nostro drink questo tornava a galleggiare di nuovo?

La tensione superficiale (proprietà che conferisce alla superficie dei liquidi un comportamento simile a quello di una membrana) è così elevata nel caso di acqua che consente di muoversi sopra a certi insetti.

Va detto infine che essendo l’unico composto la cui formula è la più conosciuta, le sue proprietà non sono ancora del tutto perfettamente conosciute.

L’acqua e la temperatura

Un’altra proprietà peculiare dell’acqua è il suo elevato calore specifico, cioè energia necessaria per un grammo di sostanza per aumentare la sua temperatura di un grado centigrado.

Questo fa si che piccole quantità di acqua sono in grado di prendere o rilasciare una grande quantità di calore (ed energia), con piccole variazioni di temperatura.

Ma l’acqua ha anche un’altra proprietà termodinamica importante per l’invenzione del professor Abba:

possiede un alto calore di vaporizzazione (energia necessaria perché una sostanza passi da liquido a vapore).

L’evaporazione di piccole quantità di acqua causa un effetto importante di assorbimento di calore, producendo un apprezzabile raffreddamento nel liquido rimanente.

Facciamo alcuni esempi

Quando usciamo dalla piscina o dal mare dopo una nuotata proviamo una sensazione di freschezza:

è l’acqua che sta evaporando sulla nostra pelle.

D’altro canto il nostro corpo funziona proprio così! Le ghiandole sudoripare ci fanno espellere, come componente principale del sudore, proprio l’acqua.

Il pot in pot o zeer pot, il frigorifero del deserto: la storia

Partiamo con alcuni cenni storici.

Il pot in pot o zeer pot sfrutta la tecnica del raffreddamento tramite evaporazione conosciuta da 4500 – 5000 anni e usata già nell’Antico Regno in Egitto.

Sono state trovate, a testimonianza dell’uso, alcuni affreschi che rappresentavano degli schiavi mentre muovevano dei ventagli vicino a vasi pieni d’acqua.

L’evaporazione funziona meglio se c’è un ricircolo d’aria e questo l’avevano capito già gli antichi Egizi.

Anche fra dei reperti ritrovati nella valle dell’Indo datati approssimativamente al 3.000 a.C. sono strati trovati vasi di terracotta che potevano essere usati a tale scopo.

Il botijo: il “parente” spagnolo del pot in pot (o zeer pot)

Questa tecnica di mantenere fresco un alimento, particolarmente l’acqua, è applicata in Spagna in una giara particolare conosciuta come botijo.

Joaquín Sorolla, Il botijo
Joaquín Sorolla, Il botijo

È un oggetto tipico, tanto da essere stato rappresentato anche in quadri come quello di Joaquín Sorolla, usato soprattutto in Castiglia, Aragona, Estremadura, La Mancha, Levante e Andalusia.

Un botijo è un vaso di ceramica, poroso, con base rotonda e “pancia” gonfia per aumentargli superficie e capacità.

Di solito ha una maniglia e due fori nella parte superiore, uno per bere e l’altro per il riempimento. Serviva per raffreddare l’acqua e mantenerla fresca.

È costruito ancora oggi da artigiani e ecologisti e ambientalisti consigliano di usarlo.

In effetti l’acqua del botijo offre diversi vantaggi rispetto a quella del frigorifero.

Prima di tutto non esce fredda, ma fresca e questo riduce il contrasto con la temperatura corporea quando fa molto caldo.

Naturalmente c’è il risparmio per la refrigerazione dell’acqua nel frigorifero perchè il botijo è in grado di raffreddare l’acqua senza spendere energia.

E, un vantaggio meno intuitivo, il botijo non è ermetico e pertanto facilita l’evaporazione del cloro e la scomparsa di cattivi odori che possono essere presenti nell’acqua del rubinetto:

in pratica migliora le proprietà dell’acqua.

Coolgardie un frigorifero ad acqua in Australia

Intorno al 1890 i cercatori d’oro in Australia svilupparono il “Coolgardie safe”, basato sullo stesso principio.

La Coolgardie è un frigorifero per la conservazione alimentare che potremmo definire low tech, cioè a basso contenuto tecnologico, come il pot in pot.

Prende il nome dal luogo in cui è stata inventata: la piccola città mineraria di Coolgardie, nell’Australia occidentale, vicino a Kalgoorlie-Boulder.

Applica il principio base del trasferimento di calore che si verifica durante l’evaporazione dell’acqua.

La Coolgardie era fatta di rete metallica, tela di iuta, aveva una struttura di legno e un vassoio di ferro zincato a caldo sulla parte superiore.

Il vassoio di ferro zincato era pieno d’acqua. La borsa di tela era appesa sul lato con una delle estremità del vassoio per assorbire l’acqua.

A poco a poco la borsa di tela, che fungeva da stoppino, attirava l’acqua dal vassoio attraverso il processo di azione capillare.

Quando arrivava una brezza di vento questa passando attraverso la borsa bagnata faceva evaporava l’acqua.

L’evaporazione, abbiamo visto, raffredda l’aria all’interno della cassaforte e, a sua volta, raffredda il cibo immagazzinato nella cassaforte.

La Coolgardie era un oggetto domestico comune in Australia fino alla metà del XX secolo e di solito venivano posizionate sulla veranda.

Venivano acquistate già pronte o erano facilmente ricostruibili a casa, a volte erano molto decorate.

Il funzionamento del pot in pot o zeer pot: il frigorifero del deserto senza corrente elettrica

Il professor Mohamed Bah Abba (1964-2010), citato prima e sfortunatamente morto a soli 46 anni, ha inventato un frigorifero, fatto con ceramiche, che non necessita di elettricità, ma si avvale, appunto, di alcune proprietà dell’acqua che sono state indicate.

Il pot in pot in italiano suonerebbe come “vaso in vaso” e in arabo come “zeer“, o frigorifero del deserto, richiede la preparazione di due contenitori in ceramica porosa.

I due contenitori di diverse dimensioni sono disposti l’uno dentro l’altro e nello spazio fra essi viene introdotta della sabbia che sarà inumidita.

È essenziale per il suo corretto funzionamento che la sabbia sia costantemente bagnata.

Il cibo, posizionato all’interno del recipiente interno, deve restare coperto con un panno umido.

Il cibo così starà sempre a temperature più basse rispetto all’ambiente esterno, grazie all’evaporazione dell’acqua, secondo l’effetto termodinamico già citato.

Nel frigorifero in ceramica interno, si produce una caduta di temperatura fino a circa venti gradi centigradi.

I frigoriferi convenzionali che usiamo possono raggiungere temperature più basse e più controllabili, ma devono essere collegati alla rete elettrica per funzionare…

Oltre alle caratteristiche dell’acqua, anche la ceramica con cui è fabbricato il frigorifero svolge un ruolo importante.

È un materiale termoisolante (conduce male il calore) e quindi protegge l’interno con il cibo dal calore dell’ambiente.

Anche la sua porosità è un fattore rilevante perché consente all’acqua che accompagna la sabbia bagnata, situata tra i due contenitori, di evaporare.

Se la ceramica non fosse porosa, non ci sarebbe evaporazione dell’acqua e, quindi, non ci sarebbe raffreddamento e, inoltre, la porosità aumenta la capacità come isolante termico del materiale ceramico.

Perché il pot in pot (o zeer pot) funzioni il clima è importante, in un ambiente molto umido, l’acqua non avrebbe la tendenza ad evaporare e il processo non si attiverebbe.

Lo zeer o pot pot in pot disegno del funzionamento

Lo zeer pot pot in pot, funzionamento
Lo zeer pot pot in pot, funzionamento

L’importanza del pot in pot del professor Abba in Nigeria

Il calo di temperatura che si verifica nel recipiente interno dello zeer pot causa un rallentamento dei processi biochimici di degradazione del cibo immagazzinato, aumentandone la durata.

Questa è la base, a grandi linee, della refrigerazione degli alimenti per la loro conservazione più duratura:

più sono freddi, più durano, poiché il loro tasso di degradazione è inferiore.

La vita dei batteri che degradano il cibo si basa sulle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle cellule e, a bassa temperatura, diventano più lente.

Nel nord della Nigeria, dove viveva il professor Abba, c’è un clima semi-desertico e non c’è praticamente elettricità nelle aree rurali.

D’altra parte, l’arte della ceramica lì è ben conosciuta da secoli, quindi la preparazione di contenitori di questo tipo non è una tecnica sconosciuta agli abitanti.

L’economia dell’area dipendente quasi esclusivamente dalla vendita dei prodotti agricoli cosa cui molte ragazze del territorio dedicano la maggior parte del loro tempo.

Devono riuscire a vendere rapidamente quanto raccolgono perché in quel clima caldo durano solo pochi giorni.

Il professor Abba, sviluppando la sua idea fece varie prove pratiche per costatarne il funzionamento. che ha funzionato.

Così, ad esempio, osservò:

le melanzane che, con il clima di quella zona, durano al massimo tre giorni,

potevano essere conservate in condizioni idonee al consumo per quasi un mese nel suo frigorifero del deserto.

E poi i pomodori e i peperoni che durano in modo ottimale per più di tre settimane.

Un’altra coltura ad alto consumo nella zona, gli spinaci, che smettono di essere commestibili nella stagione calda in soli due giorni, nello zeer pot possono durare circa due settimane.

Il professor Abba e la diffusione del pot in pot

Una volta verificata la tecnologia, il professor Abba dovette svolgere un ulteriore lavoro, non meno complicato:

far conoscere i benefici della sua invenzione e convincere i suoi compatrioti.

Nel territorio c’è un elevato tasso di analfabetismo e quindi per diffonderlo fece un filmato che proiettava nei villaggi.

Sostenuto anche dall’aiuto dei parenti distribuì centinaia di vasi per dimostrarne l’utilità.

Abba non era un insegnante di scienze, né aveva una profonda conoscenza al riguardo.

Aveva studiato gestione e amministrazione presso l’Università Ahmadu Bello, nella città di Zaria.

Quando poi Mohamed Bah Abba divenne professore insegnò per un po’ di tempo al Politecnico pubblico di Jigawa a Dutse, sempre in Nigeria.

Però aveva creatività e un’intelligenza molto pratica.

Le sue preoccupazioni sociali lo portarono anche ad essere un consulente, nel tempo libero, dei programmi di sviluppo delle Nazioni Unite a Kiyawa, dove organizzò varie attività per la comunità.

Mohamed Bah Abba con il suo progetto contrastò la vasta disoccupazione locale assumendo molti operai per produrre i primi 5.000 pot in pot.

Il premio Rolex Award for Enterprise di $ 75.000 che ricevette nel 2000 gli permise di diffondere la sua invenzione in tutta la Nigeria.

Il professor Abba con il suo frigorifero del deserto, ormai noto in Nigeria come zeer pot, portò avanti una produzione sostenibile per il territorio e a portata delle famiglie che li potevano acquistare a 40 centesimi di dollaro al paio.

I benefici sociali del zeer pot (pot in pot) del professor Abba

Il professor Abba considerò sempre la sua invenzione un bene della comunità e i benefici sono stati molteplici.

Il più immediato è stato dal punto di vista economico: la produzione questi contenitori aumentò la richiesta di lavoro dell’industria della ceramica della zona.

Ma per il professor Abba ci fu anche un altro motivo che gli diede particolare soddisfazione e che espresse più volte.

Grazie alla sua invenzione, molte ragazze che passavano quasi tutto il giorno nella vendita ambulante di prodotti vegetali troppo rapidamente deperibili, poterono disporre di tempo per frequentare la scuola.

Lo zeer pot, pot in pot o frigorifero del deserto, (a seconda di come preferiamo chiamarlo) è una speranza per alcune aree africane.

Forse non è molto importante a livello globale (ed è per questo che probabilmente se ne è poco parlato nei media occidentali), ma a livello locale sembra che consenta di migliorare la vita di migliaia di persone, e questo non è poco.

Foto Wikipedia, Peter Rinker disegno Zeer pot, Flickr pot in pot di James Emery

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