Ernest Shackleton e Endurance

Endurance… quando iniziò il suo viaggio, l’equipaggio non sospettava che il percorso sarebbe terminato in modo miracoloso.

L’8 agosto 1914 la nave Endurance salpò dal porto di Plymouth, nel sud-ovest dell’Inghilterra, diretta a Buenos Aires, in Argentina dove sarebbe salito a bordo il resto dell’equipaggio.

Ma la sua destinazione finale era l’Antartide.

E in quella direzione partì il 5 dicembre 1914, dopo aver fatto tappa nelle isole della Georgia del Sud, un territorio britannico a sud dell’Oceano Atlantico.

Ernest Shackleton
Ernest Shackleton

L’obiettivo del suo capitano, Ernest Shackleton, era di sbarcare sul continente e di essere il primo uomo ad attraversarlo da una costa all’altra.

Il mercante ed esploratore britannico di origine irlandese voleva arrivare alla baia di Vahsel, vicino al mare di Weddell, per raggiungere da lì il Polo Sud e quindi continuare fino all’isola di Ross nell’altra estremità dell’Antartico.

Nel gennaio 1915 raggiunsero il mare di Weddell e, dopo aver sopportato un vento inclemente per sei giorni, la nave rimase intrappolata nel ghiaccio, ma la storia stava appena iniziando.

L’Endurance intrappolato nei ghiacci dell’Antartico

Dopo alcuni disperati tentativi di sbloccare la nave, nel febbraio del 1915 Ernest Shackleton e i 27 marinai a bordo dell’Endurance si resero conto che il ghiaccio attorno alla nave non permetteva più nessun movimento.

Endurance 1
Endurance

Da quel momento, e per tutto il lungo l’inverno antartico, capirono che avrebbero trascorso quel periodo alla deriva.

I dieci mesi che seguirono furono in balia del vento inclemente del Polo Sud e delle correnti marine che spostarono l’enorme massa di ghiaccio in cui erano rimasti intrappolati.

Le terribile condizioni atmosferiche scagliavano sulla nave vento e gelo così che il fotografo australiano Frank Hurley a bordo dell’Endurance avrebbe scritto: “non abbiamo tetto e siamo alla deriva sul ghiaccio marino“.

Nell’ottobre del 1915, la pressione del ghiaccio fu tale che l’acqua cominciò ad entrare nella nave, così l’equipaggio fu costretto ad abbandonarla.

Non restò loro altra scelta che accamparsi sulla superficie ghiacciata che li circondava.

Questa fu un’esperienza terrificante e angosciante mentre dovevano stare attenti a che il ghiaccio sotto le loro tende non si rompesse, sentivano il rumore della loro nave rompersi: era come se piangesse o soffrisse un animale ferito.

Alla fine, il 21 novembre 1915, l’Endurance affondò.

Il ritorno di Ernest Shackleton e dell’equipaggio dell’Endurance

Trasportarono le loro poche cose sulle slitte e cominciarono il loro percorso sulla superficie ghiacciata del mare di Weddell diretti all’Isola di Paulet, a 554 chilometri di distanza.

A volte dovevano camminare e altre navigare a bordo delle tre barche di salvataggio che avevano salvato dall’affondamento dell’Endurance.

Per un buon tratto del percorso riuscirono ad approssimarsi al loro obiettivo, ma le correnti oceaniche impedirono loro di raggiungere l’isola.

Facendo uso delle sue leggendarie capacità di comando “Il Capo”, nome con cui i suoi uomini chiamavano Shackleton, cambiò rotta per dirigersi verso Elephant Island. I suoi uomini non esitarono nel seguirlo.

Elephant Island è una piccola isola montuosa sempre coperta di ghiaccio, a circa 240 km dalla costa dell’Antartide presso le isole Shetland Meridionali.

Gli furono necessari sette giorni per raggiungere la costa di questa piccola isola, ma miracolosamente, vi giunse l’intero equipaggio.

La raggiunsero verso la metà di aprile del 1916.

Poco dopo il loro arrivo, Shackleton con cinque membri dell’equipaggio decise che dovevano navigare verso Georgia del Sud per organizzare il salvataggio di tutto il resto dei marinai: era un altro viaggio di oltre 1.200 chilometri.

Shackleton e i cinque uomini modificò come meglio poterono una delle barche divenuta poi famosa: la “James Caird“.

A bordo della barca, che era lunga solo 6,7 metri, si lanciarono nelle pericolose acque del canale di Drake. Il suo obiettivo era l’isola di San Pedro, dove poi c’era una base di caccia alle balene.

Riuscirono a compiere la traversata e a tornare a Elephant Island nel mese di agosto 1916 per portare in salvo sulla terra ferma il resto della terra dell’equipaggio.

L’Endurance di Ernest Shackleton 100 anni dopo

Dopo più di 100 anni dopo, un gruppo di scienziati si appresta a recuperare l’Endurance.

L’obiettivo primario della spedizione è quello di studiare la vasta banchisa di ghiaccio nota come Larsen C, nel nord-ovest Antartide.

L’interesse degli studiosi è per il distacco di un gigantesco iceberg della superficie di 6.000 chilometri quadrati, (grande come la Liguria), avvenuta nel luglio 2017.

L’affondamento dell’Endurance avvenne nei pressi della zona in cui si recheranno e, sebbene siano interessati maggiormente a questa immensa massa di ghiaccio, gli scienziati vogliono sfruttare l’occasione anche per cercare la nave.

Useremo i veicoli sottomarini autonomi (…) che possono navigare sotto il ghiaccio per esaminare il fondo marino“, ha affermato Julian Dowdeswell, direttore del Polar Research Institute Scott, a Cambridge, UK, responsabile del coordinamento della missione.

Ma la missione non è facile, i banchi di ghiaccio che galleggiano nel mare di Weddell sono grandi ed insidiosi come ebbero modo di provare Shackleton e i suoi compagni.

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