Harry Kellar, trucchi, viaggi e magie del predecessore di Houdini

L’11 novembre 1915 uno spettacolo impressionante entusiasmò il pubblico che aveva riempito il teatro The Hippodrome Theatre di New York.

Allora il New York Hippodrome era il più grande del mondo con una capacità di cinquemila trecento spettatori.

I membri della The Society of American Magicians sollevarono una portantina e lasciarono il palco in mezzo a un forte applauso mentre l’orchestra suonava Auld Lang Syne, (conosciuta in Italia come Valzer delle candele, è una canzone che tradizionalmente nei paesi di lingua inglese viene cantata la notte di capodanno e in occasione di congedi).

L’occupante del palanchino che usciva fra gli applausi era Harry Kellar, il decano dei maghi d’America.

Harry Kellar con Harry HoudiniQuell’evento era stato organizzato dal celebre Harry Houdini, con l’obiettivo di raccogliere fondi per le vittime dell’affondamento di un transatlantico americano che la US Navy utilizzata come trasporto truppe ad opera di un sottomarino tedesco il mese precedente.

Kellar si era appena ritirato, ma Houdini lo convinse a partecipare a quella serata di gala riuscendo così a fargli attribuire un tributo a sorpresa.

Non si sa molto sulle origini di Kellar, tranne che in realtà si chiamava Heinrich Keller ed era il figlio di emigranti tedeschi stabilitisi a Erie, nello stato della Pennsylvania.

Nato nel 1849, fin dall’infanzia mostrò un particolare interesse per i giochi audaci come schivare i treni o mescolare prodotti chimici della farmacia dove lavorava come apprendista.

I risultati dei suoi esperimenti chimici provocarono un buco nel terreno con dell’acido, fatto che lo spinse a non affrontare la rabbia dei genitori, salendo sul primo treno che vide e lasciandosi in questo modo alle spalle la sua famiglia.

Così arrivò a New York all’età di dieci anni, dove fu stato adottato da un religioso che gli pagò gli studi pensando che si sarebbe anche dedicato alla predicazione della parola di Dio.

Ma lungo la strada incrociò la magia sotto l’esotico nome di Fakir of Ava, pseudonimo artistico di Isiaiah Harris Hughes, la cui esibizione destò una profonda impressione sul ragazzo, come egli stesso ammise in seguito parlando con Houdini.

Harry Kellar iniziò a consultare trattati sull’illusionismo e, avendo trovato la sua vera vocazione, decise di seguirla per tutta la vita.

Voltò pagina ancora una volta, salutò il suo benefattore e, mentre si guadagnava da vivere lavorando in una fattoria in attesa di un’opportunità, vide una pubblicità sulla stampa in cui Hughes chiedeva un assistente.

Kellar si presentò, gli raccontò come si erano incontrati e ottennero il lavoro.

Dopo un periodo di apprendimento, Kellar volle tentare di diventare indipendente e diede la sua prima performance da solista in una cittadina del Michigan, ma fu così disastrosa l’esperienza che dovette tornare dal suo insegnante.

Due anni dopo provò nuovamente e quella volta dimostrò di essere notevolmente migliorato.

A quel punto poteva essere una giovane promessa giovane, ma aveva a malapena le risorse per finanziare l’attrezzatura di cui aveva bisogno ogni mago professionista.

Harry Kellar la levitazioneLa sua attività divenne l’ideazione e la realizzazione di materiale per gli altri, qualcosa che lo avrebbe comunque aiutato anche in seguito.

Decise quindi di unirsi a The Davenport Brothers and Fay, una società guidata da due fratelli che, secondo la moda del tempo, erano specializzati nello spiritualismo.

Harry Kellar si unì al gruppo, nel quale oltre ai fratelli Davenport (Ira Erastatus e William Henry) apparteneva anche un altro mago di nome William Fay.

Rimase con loro dal 1869 al 1873, cinque anni di tour che li portarono da una città all’altra, inventando trucchi molto famosi che cercarono di spacciare per autentici poteri straordinari, qualcosa che li portò ad essere accusati di frode anche da altri colleghi professionisti.

Quell’ambiente situazione non piaceva a Kellar e Fay che decisero di lasciare la compagnia, formando un duetto e intraprendendo un tour in tutto il continente americano.

Ottennero un discreto successo, guadagnando una considerevole somma di denaro e a Rio giunsero ad esibirsi anche per l’imperatore del Brasile Pedro II.

Decisero di andare in Europa e cominciare dall’Inghilterra, ma le avversità gli avrebbero giocato un brutto scherzo.

Si imbarcarono sul Boyne, una nave che si potrebbe definire maledetta perché nel corso della sua storia fu coinvolta in numerosi incidenti navale, alcuni mortali.

Il Boyne fece naufragio nel Golfo di Biscaglia e i due maghi persero tutto il materiale che portano per i loro spettacoli, oltre al loro normale bagaglio.

Si salvarono, ma si ritrovarono in un altro paese senza denaro e Harry Kellar dovette vendere l’anello di diamanti che aveva acquistato nel suo trionfante viaggio precedente.

La situazione era grave e si separò dal suo collega, che tornò con i Davenport.

Harry kellar cartellone pubblicitarioQuell’amara esperienza portò Kellar a cercare di evitare la vita di mago ambulante e ad aspirare ad un teatro stabile.

L’occasione arrivò dopo una visita alla Egyptian Hall, una stanza londinese che deve il suo nome allo stile con cui era stata costruita nel 1812 e alle mostre che vi si facevano di archeologia faraonica, molto alla moda allora.

L’Egyptian Hall, nella zona di Piccadilly a Londra, sarebbe stata fra il 1812 e il 1904 utilizzata per conferenze e rappresentazioni spiritiche, (ancora più di moda rispetto alle mostre archeologiche) al punto che divenne nota come The England’s Home of Mystery.

Lì si esibivano i famosi John Nevil Maskelyne e George Alfred Cook, due maghi che Harry Kellar ammirava molto.

Così pure dava spettacoli il francese Bautier de Kolta, creatore di molti dei trucchi che ancora oggi vengono usati, tra cui quello noto come Vanishing Lady, in cui una donna seduta su una sedia è coperta da un mantello da dove scompare per riapparire in un baule.

Kellar fu affascinato da un altro trucco chiamato Vanishing Birdcage, una variante in cui al posto della donna era stata usata una gabbia per uccelli, e decise di comprarla.

Usò tutti i soldi che gli erano rimasti dalla vendita dell’anello, chiedendo anche un prestito dalla banca Morgan, si imbarcò per gli Stati Uniti. Riuscì anche a sfruttare i vantaggi di un’operazione finanziaria in Brasile e a raccogliere tremilacinquecento dollari con cui organizzò uno spettacolo apertamente ispirato a quello che aveva visto in Inghilterra; Lo battezzò persino come l’Egyptian Hall.

Cominciò a frequentare un’azienda di New York appena fondata la Martinka Magic Company.

L’azienda era stata fondata con il nome di Martinka & Company nel 1877 da due fratelli: Francis e Antonio Martinka e sarebbe diventato il più antico negozio di magia operante negli Stati Uniti.

Martinka Magic Company si dedicava già allora alla produzione di scenari speciali per l’illusionismo, con tutti i tipi di dispositivi e accessori ad hoc che i proprietari stessi progettavano.

Qualcosa che l’azienda avrebbe continuato a fare anche nel secolo successivo in una nuova forma, realizzando effetti speciali, così che nel 1939 alcuni sarebbero finiti nel film Il Mago di Oz.

Di fatto, in quel retrobottega, venne fondata, nel 1902, ha detto Society of American Magicians e di lì sarebbero passati tutti più illustri rappresentanti del mondo dell’illusionismo da Houdini a Kellar senza dimenticare Alexander Herrmann, Howard Thurston… e più recentemente David Copperfield e David Blaine.

Harry Kellar divenne un assiduo frequentatore del Martinka e con quella collaborazione costruì molti trucchi.

Quello che gli diede maggior notorietà fu quello conosciuto come Levitazione della principessa Karnac. Qualcuno disse che lo aveva acquistato da Maskelyne, altri che lo avesse rubato, di fatto riuscì a realizzare degli spettacoli ad effetto.

Rientrato dopo un tour deludente in Sud America si trovò di fronte ad un’altra accusa quella di aver utilizzato un nome d’arte simile a quello del famoso mago Robert Heller.

Harry KellarLa stampa lo accusò di aver plagiato il cognome, anche se, in questo caso, si deve riconoscere che Kellar aveva volutamente scambiato la sua “e” per una “a” proprio per evitare quella somiglianza. Tutto questo lo costrinse a partire per il Brasile.

Non furono tutte disgrazie e sfortune. Nel 1882, a Melbourne, mentre portava avanti un altro tour, un’ammiratrice si intrufolò nel suo camerino per incontrarlo.

Era Eva Lydia Medley, che non solo finì per diventare sua moglie nel 1887, ma anche la sua assistente sul palco, imparando un po’ di illusionismo e interpretando la musica di accompagnamento con una tromba.

Harry Kellar ebbe un trionfale ritorno alla fine del 1884, questa volta in un teatro in affitto a Filadelfia che, curiosamente, era stato in precedenza il quartier generale di una loggia massonica.

Un incendio lo distrusse ma a quel punto lo spettacolo si era trasferito nella Concert Hall, dove continuò con successo fino al 1892.

Al suo ritorno negli Stati Uniti dopo un tour scoprì che il pubblico aveva trovato un nuovo illusionista da applaudire: Alexander Herrmann.

Herrmann lo accusò anche di basare i suoi spettacoli su trucchi meccanici e di poco talento per la prestidigitazione.

Era vero, ma era anche un attacco abbastanza duro. Tuttavia Kellar, nonostante fosse irascibile, non ebbe modo di rifarsi perché Herrmann morì nel 1896.

Harry Kellar il mago continuò ad esibirsi, giunse anche davanti al presidente Theodore Roosevelt e alla sua famiglia, fino al 1908 anno in cui il testimone passò a Howard Thurston, con il quale aveva un buon rapporto.

Eva morì nel 1910 e, dopo il grande addio orchestrato da Houdini, Harry lo fece nel 1922.

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