Sette capolavori della storia dell’arte sull’Adorazione dei Magi

L’arrivo e l’Adorazione dei tre Magi, Gasparre, Melchiorre e Baldassarre chiude il ciclo festivo del Natale.

Sono un tema molto ricorrente nella storia dell’arte, pari, forse, alla Natività stessa.

Nelle prime rappresentazioni cristiane troviamo alcuni personaggi che, secondo il Vangelo di San Matteo, arrivarono a Betlemme seguendo una stella per rendere omaggio al nuovo Re nato per cambiare la vita religiosa di milioni di persone.

San Matteo sarà colui che racconterà il fatto quando narra: … E quando Gesù nacque a Betlemme di Giudea nei giorni del re Erode, ecco alcuni maghi vennero da est a Gerusalemme. E quando entrarono in casa, videro il bambino con sua madre Maria e, cadendo, lo adorarono; e aprendo i loro tesori, gli offrirono regali: oro, incenso e mirra “(Mt 2: 1, 11)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” … Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto…”

Quindi dopo l’incontro con re Erode.

Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra…

Sebbene il numero esatto non sia descritto nel Vangelo, è stato presupposto che fossero tre per il numero dei doni consegnati, Matteo non descrive nomi, razze o provenienza.

È necessario esaminare i Vangeli apocrifi, in particolare il Vangelo armeno dell’infanzia per trovare le descrizioni più complete dei Magi e la loro origine: “Il primo era Melkon (Melchiorre), re dei Persiani; il secondo, Gaspar (Gasparre), re degli indiani; e il terzo, Balthasar (Baldassarre) re degli arabi. Erano personaggi importanti a capo di un esercito che li accompagnava di ben dodicimila uomini, quattromila di ciascun regno.

Diverse interpretazioni cambiarono nel tempo: comprendevano che i tre re erano la rappresentazione delle tre età dell’uomo e con ciò era simboleggiato che Cristo era venuto per salvare gli uomini di tutti i tempi.

Alla fine del Medioevo questa idea viene riaffermata trasformandole nella rappresentazione delle tre razze conosciute che corrispondevano ai tre continenti conosciuti: la più antica in Europa, la mezza età in Asia e la più giovane in Africa, che di solito era identificata con Balthasar.

Adorazione dei Magi Gentile da Fabriano

Adorazione dei Magi Gentile da FabrianoQuesta magnifica pala d’altare fu commissionata da Palla Strozzi, uno degli uomini più ricchi di Firenze del suo tempo, per la sua cappella di famiglia nella basilica di Santa Trinità. Il motivo principale della commissione che narra l’Adorazione dei Magi era, probabilmente, un pretesto per manifestare il potere della sua dinastia.

Gentile da Fabriano, il più importante rappresentante del gotico internazionale, lascia in questa pala la sua opera più famosa, un autentico capolavoro della fine del gotico, in cui si mescolano influenze senesi e lombarde.
La tavola è impreziosita dalla ricchezza delle vesti, dalle bardature dei cavalli realizzate in maniera molto minuta e dettagliata.

Riguardo all’iconografia, dobbiamo pensare che Gentile conoscesse il Vangelo armeno d’infanzia.
Lontano dall’umile scena che narrano le Scritture, abbiamo davanti a noi un’esposizione di materiali molto costosi che il pittore ricrea nei dettagli e, mostrando la ricchezza e sontuosità dei tessuti, veste i re ed i personaggi che li seguono come appartenenti all’alta società fiorentina. In effetti ci sono due ritratti degli Strozzi e alcuni dei suoi clienti.

Animali esotici, dromedari, scimmie, ghepardi, falchi compaiono sulla scena, che non hanno alcuna intenzione simbolica. Sono un’ulteriore dimostrazione del potere economico della famiglia dei donatori, che aveva questi tipi di animali nei loro giardini.

Adorazione dei Magi di Rogier van der Weyden

Adorazione dei MagiQuesto è il pannello centrale del Trittico dell’altare Chiesa di Santa Colomba di Colonia in cui appare l’Adorazione dei Magi.

La scena è incorniciata da uno sfondo architettonico, infuso da un viaggio di Van der Weyden che lo aveva portato in Italia, dove ebbe modo di vedere la pittura del Rinascimento Meridionale, soprattutto l’opera di Gentile da Fabriano.

Il pilastro centrale del portale di Betlemme è l’asse della composizione, e in esso vediamo un crocifisso, un dettaglio anacronistico, sotto il quale viene messa in scena l’offerta dei tre Magi che rappresentano le tre età dell’uomo poiché, come vediamo, non ancora appare un Baltasar nero.

Il vivido cromatismo della pittura di Van der Weyden, i tratti caratteriali e la meticolosità degli oggetti sono la prova che siamo di fronte a un’opera della scuola fiamminga che ha già l’influenza dell’Italia.

Il Trittico dell’Adorazione dei Magi di Hieronymus Bosch

 Il Trittico dell'Adorazione dei Magi di Hieronymus BoschUn capolavoro di Hieronymus Bosch. Rappresentazione più temperata e dolce di altre del maestro olandese, in cui appaiono personaggi non ligi alle usanze iconografiche di questo tipo di soggetto.

Bosch reinterpreta, infondendo, ad esempio, nei pastori che si arrampicano sull’albero laterale della capanna, e in quelli che ci sono sopra, un’espressione di curiosità pettegola, lontana dalla tenerezza e dall’ingenuità che i pastori in genere rappresentano.

Nel tema centrale una figura ambigua, forse un anticristo che appare spudoratamente dalla porta rotta della casa circondato da personaggi sinistri.

Hieronymus Bosch sposta san Giuseppe dal motivo centrale a uno delle tavole laterali (a sinistra) intento ad asciugare i vestiti del bambino al un fuoco.

Il tema di questo lavoro è l’arrivo della salvezza al mondo e Bosch mostra i Magi come rappresentanti delle razze del mondo allora conosciuto. Parla della Redenzione dei peccati mentre rappresenta un bordello che appare dietro a uno degli eserciti a cui è diretto un viaggiatore tirando un asino su cui appare una scimmia (simbolo della lussuria).

Ogni volta che si guarda attentamente un dipinto di Hieronymus Bosch vi si trova sempre qualcosa di nuovo e in questo gioiello c’è molto da leggere.

L’Adorazione dei Magi di Pieter Bruegel il Vecchio

 L'Adorazione dei Magi di Pieter Bruegel il VecchioCome Bosch, nella sua Adorazione dei Magi anche Brueghel il Vecchio riesce a dare una nuova interpretazione di questa scena archetipica.

Contro ogni tradizione, fantasioso e audace, salva solo Maria e il Bambino dalla bruttezza.

Le caratteristiche del resto dei personaggi sono comiche o grottesche: il re che offre l’incenso, i personaggi dietro la Vergine o il personaggio con gli occhiali, sono tutto tranne che attraenti.

E come altri artisti del Rinascimento italiano avevano spostato la scena nelle loro città e vestito i personaggi con le loro stesse mode, Brueghel veste le loro Maestà con abiti pieni di immaginazione e lontani da ogni sfarzo. Con Baltasar fa addirittura un cambiamento di continente e lo veste come gli indiani d’America in quest’opera datata 1564.

L’intera scena è pura innovazione, una variante burlesca del tema di questo grande maestro del sedicesimo secolo che, insieme a Jan Van Eyck, Bosch e Pieter Paul Rubens, è considerato una delle quattro grandi figure del storia della pittura fiamminga.

L’adorazione dei Magi Peter Paul Rubens

L'adorazione dei Magi Peter Paul RubensUn’altra versione della famosa visita dei Magi è questo capolavoro di Rubens opera realizzata in due in due momenti; il primo intorno al 1608-1609 e la seconda vent’anni dopo quando colse l’occasione per mettervi il proprio ritratto nell’uomo con la giacca viola dietro il cavallo sula destra.

Ci sono evidenti influenze di Michelangelo, Caravaggio (evidenti nei portatori dei principi) e di Tiziano nei resti di una colonna di architettura classica.

L’opera fu commissionata dalla città di Anversa intorno al 1608 per decorare la Sala degli Stati del Consiglio Comunale che doveva accogliere con sfarzo la firma di un trattato di pace tra la Spagna e le Province Unite, conosciuta come la Tregua dei dodici anni.

Adorazione dei Magi Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, semplicemente noto come Diego Velázquez

Adorazione dei Magi Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, semplicemente noto come Diego VelázquezVelázquez realizzò l’opera nel 1619 quando aveva venti anni e rappresenta l’Adorazione dei Magi, secondo la tradizione cristiana: in numero di tre i re Magi portano i doni, Baltasar nero (dal XIV secolo). I tre doni al bambino Gesù sono: oro come un re, incenso come un Dio e mirra come un uomo, dopo aver seguito la strada di Betlemme grazie alla stella dell’est.
Tutto è serenità in questa scena.

I modelli sembrano essere membri della famiglia Velázquez. Così il padre Francisco Pacheco sarebbe il Re Melchiorre, quello con la barba bianca, la Vergine sarebbe la moglie di Velázquez, Juana Pacheco, con il quale si era sposato un anno prima, il bambino Gesù, sarebbe stata la sua figlia maggiore, e lui dovrebbe essere Gasparre.

Tali identificazioni, tuttavia, a parere di Julián Gállego e di altri critici non sono provate e certamente è strano che il padre Pacheco non ne fece cenno nella sua opera Arte de la Pintura.

Il lavoro ha un senso profondamente devoto, che è accresciuto dalla sua apparente vita quotidiana. Sembra davvero una scena familiare in cui avviene una visita notturna, una fonte luminosa intensa strappa le ombre e raggiunge il Bambino al centro di ogni meditazione, dandogli forma e luce.

L'Adorazione dei Magi di Albrecht DürerQuesta rappresentazione dell’Adorazione dei Magi è stato dipinto da Dürer dopo un viaggio in Italia.

È evidente l’influenza del Rinascimento italiano in quest’opera di maturità del pittore tedesco commissionata da Federico il Saggio.

Il tavolo ha vivaci cromatismi e luce veneziana, nella figura della Vergine possiamo vedere le influenze di Giovanni Bellini e l’architettura degli sfondi ci porta al dipinto di Andrea Mantegna.

Il trattamento della prospettiva è molto interessante, poiché la direzione del punto di fuga è diagonale e c’è una grande precisione tra la prospettiva e le proporzioni.

La scena non ha bisogno di più delle quattro figure monumentali che circondano il bambino, una delle quali, Gaspar è un autoritratto del pittore.

Il paesaggio, che ricorda qualcosa di pittura fiamminga, così come il dettaglio degli insetti in primo piano.

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