L’anno che verrà è una canzone che Lucio Dalla amò molto.

La canzone faceva parte dell’album Lucio Dalla, pubblicato nel 1979, e che il musicista bolognese considerò il pezzo una parte importante di quel disco che comprendeva anche altre tracce indimenticabili come: L’ultima luna, Stella di mare o Anna e Marco.

Per Lucio Dalla, L’anno che verrà era una canzone coraggiosa.

Se ripensiamo al periodo non possiamo che collegarlo al terrorismo. Torna alla mente le Brigate Rosse che rapiscono Aldo Moro e uccidono i cinque uomini della sua scorta, ma anche l’approvazione delle leggi speciali che consentivano l’estensione del fermo di polizia e la possibilità di essere interrogati senza la presenza di un avvocato.

In queste circostanze una canzone poteva essere o di un rozzo e volgare pessimismo o di un ottimismo imbecille come disse Lucio Dalla all’epoca, ma in realtà si trattava di un “gioco” che voleva invitare ad una riscoperta dei propri mezzi e delle proprie capacità.

Sia la musica che riporta al fado portoghese, sia l’incipit caro amico ti scrivo parlano di un messaggio ad un amico molto lontano

Il sentimento è quindi una strana saudade per qualcosa che non c’è e non potrà mai esserci?

Direi che è una canzone che supera i tempi per la sua visione dei rapporti umani e se anche ora non mettiamo i sacchi di sabbia alla finestra (forse) ci sono comunque molte persone che vogliono costruire muri di confine “per la propria sicurezza”.

Ma non è solo in quello, perché la lettera scritta molto forte nella canzone ad un amico molto lontano parla anche di incomunicabilità o di potere dei massmedia.

E fra i tanti miracoli che la televisione promette, con incredibile lucidità, Lucio Dalla ne L’anno che verrà invita a credere che l’unico miracolo che possiamo fare è su di noi, e che per quello dobbiamo prepararci.

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