Lettori di CaffèBook bentornati al nostro appuntamento con l’artista, oggi ci troviamo in uno studio televisivo siamo di fronte ad un pubblico composto da una vivace scolaresca fra gli otto e i dieci anni e abbiamo nostro ospite

l’artista Romano Giuseppe Capogrossi.

-Benvenuto fra di noi posso chiamarla professore?
-Certamente.
-Professore ci troviamo in un set televisivo e forse non potrò offrirle neanche un caffè ma le assicuro che i ragazzini qui presenti sono fornitissimi di leccornie che sicuramente nel corso della nostra intervista le offriranno con piacere.
-Oh, vi ringrazio qualcuno ha una Chupa Chups?

 
Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi
 

Giuseppe Capogrossi biografia e intervista

Nasce a Roma, 7 marzo 1900 ed è stato un importante pittore e artista italiano.
Dal 1923 al 1924 studiò pittura con Felice Carena e si recò per la prima volta a Parigi nel 1927 con Fausto Pirandello che allora era il centro culturale europeo. Vi tornerà molte altre volte negli anni successivi.
È dello stesso 1927 la prima mostra collettiva di Giuseppe Capogrossi alla Pensione Dinesen di Roma con Cavalli, e Di Coccocon i quali parteciperà nel 1933 alla mostra nella Galleria Bonjean di Parigi, presentata dal noto critico Waldemar George che per primo si riferì a questo gruppo con il termine Ecole de Rome (da cui quello di Scuola Romana).
Nel 1930 partecipò alla XXVII Biennale di Venezia.
Con il graduale abbandono della figurazione, dopo un breve periodo di esperienze a carattere neo cubista (1947-1949), approda a un rigoroso e personale astrattismo caratterizzato da una unica forma-segno che coniugandosi in infinite variazioni arriva a costruire lo spazio del quadro, rappresentazione simbolica di una interiore organizzazione spaziale.
Nel 1950 partecipò alla fondazione del Gruppo Origine, insieme a Mario Ballocco, Alberto Burri ed Ettore Colla.
Dal 1966 viene chiamato alla cattedra di “Decorazione” nella Accademia di Belle Arti di Napoli dove vi resterà fino al 1970.
Muore a Roma il 9 ottobre del 1972.

professore è accontentato.
-Ragazzi sapete che il marchio storico di questa lecca-lecca è stato ideato da un artista molto importanteSalvador Dalì? Quindi un buon esempio di come noi artisti possiamo anche rimanere un pò bambini proprio come voi ma di questo ve ne parlerò successivamente, forza di che parliamo?

-Professore lei ha studiato al liceo classico, si è laureato in giurisprudenza ed è divenuto un avvocato.

-È normale, i genitori avendo a cuore le sorti dei propri figli li spingono verso quelle materie che per il loro futuro saranno redditizie, qualificanti e di prestigio,nel mio caso come in quello di molti altri giovani è la curiosità e il mio istinto naturale che mi portarono a percorrere una nuova strada, ecco bambini non cessate mai di essere curiosi, ascoltate sempre quella vocetta dentro di voi che vi dice di appassionarvi a quel qualcosa per la quale vi sentite attratti e provate interesse.

-Come la cioccolata?

-Beh sì, però la cioccolata viene dopo, prima fiutate come un segugio quella cosa che guiderà il vostro destino e vi farà stare bene con voi stessi poi festeggerete con la cioccolata eh!

-Professore come è diventato artista?

-Come vi dicevo ero spinto dalla curiosità e dal fatto che ero un giovane e si sà i giovani sono per natura un pò ribelli, il giovane vede il passato come qualcosa di antico da lasciare dietro le proprie spalle, in molti caso è sbagliato ma può anche esserci un lato positivo per il quale il giovane attraverso la sua ricerca troverà la cosa a lui più congeniale e sarà una persona libera.

Lo trovai la mia essenza frequentando una scuola di disegno e divenne il mio linguaggio primario dandomi la possibilità di esprimermi attraverso l’arte.

Mi recai varie volte a Parigi che in quegli anni era una città in grande fermento artistico, partecipai a numerose mostre, la mia espressività era molto poetica volevo raffigurare il piacere di vivere con toni delicati dipingendo come sul ritmo di una melodia musicale o di una rima poetica.

Man mano che percorrevo il mio percorso, il mondo intorno a me cambiava, tanti altri artisti spinti da una grande energia creativa sperimentavano nuove forme nel presente diretto verso il futuro, purtroppo quel presente era fatto anche di drammi.

-Professore che faceva in quegli anni? Che stava succedendo intorno a lei?

-Divenni professore al liceo artistico, insegnare arte ai giovani significava coltivare l’esperienza per saper vedere le cose belle della nostra vita ma intorno a noi rullavano purtroppo tamburi di guerra e una tempesta irrazionale spazzò via sogni e realtà in ogni dove.

I giovani seduti nello studio hanno ascoltato Giuseppe Capogrossi con molta attenzione quando un biondino in seconda fila alzando la mano…

-Professore perchè succedono queste cose?

-Bravo bella domanda, voi studiando la storia a scuola vi sarete accorti che le guerre ci sono sempre state, sembra che gli esseri umani non possono farne a meno, però l’umanità attraverso le proprie virtù ha la capacità di fermare le assurdità e l’arte con tutte le sue espressività essendo un linguaggio universale ha il compito di illuminare le menti.

Giuseppe Capogrossi

-Professore lei ad un certo momento della sua esperienza artistica è passato con molto coraggio dal figurativo all’informale.

-Sai Walter gli anni della mia generazione erano densi di un grande impegno, un grande lavoro collettivo per affermare l’importanza dei vari movimenti artistici, io che andavo avanti con gli anni dopo aver visto un periodo storico drammatico mi resi conto che dovevo tornare indietro e ritornare come voi bambini, curiosi, spontanei, naturali, dovevo cercare di vivere le emozioni con gioia senza egoismi e così la mia sperimentazione mi portò ad essere essenziale scartando il superfluo, il mio segno diventò linguaggio, il colore ne era il corpo che con le proprie forme cercava di uscire dalla tela per abbracciare il mondo, la poesia era data da  semplici segni mossi da un dinamismo ritmico, la nostra vita che scorre su linee aperte sui suoni, sulla musica che batte il tempo della nostra esistenza è vero sono stato coraggioso ho preso in faccia molte porte sbattute, mi presero per pazzo, non riuscivano a capire la mia metamorfosi, i miei segni, le mie “Superfici” apparentemente sempre uguali eppure nella propria essenza sempre diverse cambiavano di continuo il proprio ritmo, il movimento vibrava verso più orizzonti nell’infinito.

Entrano delle ballerine e un brano musicale rompe il silenzio dello studio, la danza armonica, la bellezza dei movimenti ci concedono nuove emozioni, io e Giuseppe Capogrossi per un attimo mettiamo da parte l’arte dipinta e rimaniamo a goderci la fine della nostra intervista fra musica e danza, ma sembra esserci una sorpresa, le giovani ballerine hanno in mano una torta da compleanno, il nostro artista ha un attimo di stupore.

-Professore è il 7 Marzo Buon compleanno!!
-Ma bravi ve ne siete ricordati!!
-Professore la ringraziamo per essere stato con noi e le abbiamo fatto questa sorpresa, tantissimi auguri!Ragazzi venite qui a salutare e a festeggiare il nostro grande artista.
-Ma grazie a voi per avermi invitato e per avermi fatto questo onore… buona questa torta potrei averne ancora una fetta?

E così carissimi lettori di CaffèBook mentre insieme a Giuseppe Capogrossi festeggiamo il suo compleanno e i ragazzini della scolaresca sgranocchiamo dolcetti, patatine, caramelle e cioccolatini, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima intervista con l’artista.

 

(foto da wikipedia.org, perfectforroquefortcheese.org, undo.net, fondazionearchiviocapogrossi.it)